(AUDIO) Paolo Vecchia (ex presidente ICNIRP – ISS) sul 5G: “Famo a fidasse!” Studi sulla salute? “Ci vorrebbero 10 anni”. Ma se il progresso non aspetta, siamo cavie! ESCLUSIVA OASI SANA

di Maurizio Martucci

Se lo dice l’ex presidente della Commissione Internazionale per la protezione dalle Radiazioni non Ionizzanti (ICNIRP) nonché ex dirigente di ricerca dipartimento tecnologie e salute dell’Istituto Superiore di Sanità (ISS), allora bisogna crederci. Anzi, c’è da fidarsi. O meglio, per dirla con le sue parole, “famo a fidasse! Perché in mancanza di studi preliminari sull’impatto socio-sanitario delle inesplorate radiofrequenze del 5G, una fiducia all’amatriciana (“vengo da Roma, non c’è evidenza scientifica che le onde non ionizzanti facciano male”) pare l’unica soluzione praticabile per disinnescare pericoli e allarmi lanciati da ampia parte della comunità internazionale sui rischi dello tsunami elettromagnetico dell’Internet delle cose. Famo a fidasse!

Studi di settore insufficienti, scarsi e praticamente zero. Farli comporterebbe l’arresto per un decennio di un progresso tecnologico che non può certo aspettare (ci mancherebbe!). Allora siamo delle vere e proprie cavie umane, se è vero che un mix senza precedenti nella storia dell’umanità di microonde centimetriche e millimetriche è pronto ad abbattersi contro tutto e tutti 24 ore al giorno, 365 giorni l’anno, compresi malati cronici, anziani, portatori di pacemaker, bambini e donne incinte, senza lasciare scampo a niente e nessuno, perché così vuole l’iperconnessione permanente di massa. Famo a fidasse per una sorta di principio di innovazione a discapito della precauzione e del Codice di Norimberga, una distorsione ideologica e normativa a cui nessuno ha mai acconsentito. Famo a fidasse.

“Lo studio epidemiologico? E come facciamo a farlo se non abbiamo le sorgenti? Se non montiamo il 5G, non lo avremmo mai.” Tradotto, prima si piazzano le nuove antenne e poi vediamo cosa succederà, parola di Paolo Vecchia, intervenuto sabato nel contestato convegno sul 5G organizzato a Pescara. Fisico addentrato, navigato, Vecchia è un decano del mestiere che per molti anni ha ricoperto posti chiave nelle poltrone politico-scientifiche (nel senso della scienza poi tradotta dalle istituzioni sanitarie in norme) in tema di telefonia mobile e affini da cui è dipesa (e ancora oggi dipende, invariati i capisaldi) la tutela della salute di tutti gli utilizzatori di Smartphone e cellulari (e non solo). Nei suoi responsi, Vecchia è un acerrimo teorico dei soli effetti termici (e non certo biologici) nella negazione dell’evidenza scientifica del danno, fatta propria dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) nonostante il controverso Studio Interphone nel 2011 abbia (comunque) classificato l’elettrosmog tra gli agenti possibili cancerogeni, ora in progress nell’annunciata rivalutazione dell’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro (IARC), si sussurra da riposizionare tra cancerogeni probabili o certi: “possiamo permetterci logicamente, economicamente, scientificamente – ha detto Vecchia –ha senso ogni volta che si pone una nuova tecnologia che differisce di un po’ dalla precedente di ricominciare tutto da capo, come se questa fosse un entità del tutto nuova e diversa dalle precedenti? Se questo non c’entra niente con i campi precedenti, è un’altra frequenza, allora azzeriamo tutto ed è quello che in fondo abbiamo anche sentito e apriamo un ulteriore parentesi qui: forse non si ha consapevolezza di che cosa vuol dire iniziare oggi uno studio del 5G, che poi quale sarebbe lo studio ideale?”

In Abruzzo, Vecchia ha parlato per circa 45 minuti (parte dell’audio è in esclusiva assoluta su OASI SANA): “incomprensione profonda” e “mancanza di adeguata informazione” sarebbero le cause delle apprensioni manifestate nell’ultimo anno da ampia parte della popolazione, dagli attivisti delle 42 città mobilitate da Bolzano a Catanzaro nella Giornata Mondiale Stop 5G e dai 142 Comuni d’Italia che hanno ufficialmente approvato atti amministrativi per la moratoria locale o la prevenzione di effetti indesiderati.

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Monocorda, compassato al punto da girare continuamente intorno al problema senza fornire circostanziate risposte (nel merito), Vecchia l’ha presa molto da lontano, cioè ha tenuto abilmente alla larga il tema del wireless di quinta generazione, rivendicando su politica, attivisti e giornalisti l’egemonia della scienza (quale? se non c’è unanimità di giudizio!), guardandosi bene dall’intrufolarsi nel novero della contesa, sorvolando di giustezza persino i contenuti della recente sentenza di condanna emessa contro l’INAIL dalla Corte d’Appello di Torino (confusa chissà perché per ben due volte con l’assise di Firenze!) che sbugiarda per conflitti d’interessi e posizioni negazioniste sia ICNIRP che ISS, cioè proprio l’associazione privata internazionale e l’istituto pubblico sanitario italiano di cui Vecchia è stato per lungo tempo vertice (sia mai che qualcuno pensasse di perdere reputazione e credibilità per legarsi ai poteri economici, il succo della difesa di Vecchia). Mostrando alcune slides al pubblico, prima della clamorosa contestazione con abbandono della sala da parte dei comitati Stop 5G Abruzzo, Vecchia ha poi definito di valore arbitrarioil limite dei 6 V/m che l’industria vorrebbe far schizzare a 61 V/m, senza però accennare al fatto che arbitraria è proprio la simulazione in laboratorio condotta dall’ICNIRP sui manichini riempiti di gel (i cosiddetti fantasmini) per calcolare il surriscaldamento termico del corpo umano. Come se ognuno di noi fosse un manichino!

Supportati dalla crescente conta dei malati, dalle sentenze dei tribunali di mezzo mondo che affermano tumori ed elettrosensibilità e da una schiacciante letteratura biomedica su pericoli e danni biologici da elettrosmog (comprese numerose meta-analisi), oltre che dagli inquietanti precedenti fatti di scandali per legami all’industria che negli anni passati hanno investito proprio i vertici di ICNIRP (l’ex presidente Michael Repacholi fu costretto alle dimissioni proprio come lo svedese Ahlborn), a quanti attendevano il suo intervento per capire il motivo per cui il 5G è senza studi, (l’Unione Europea non ha voluto investire nemmeno un euro in ricerca a differenza dei 700 milioni messi sul piatto per la nuova infrastruttura tecnologica), Paolo Vecchia ha detto: “in genere  ci riferiamo  ai farmaci non sapendo che un farmaco può pure permettersi di stare in laboratorio 10 anni. Vogliamo oggi noi fermare in Italia il 5G? Fermiamolo e facciamo una serie di esperimenti. Come si fa un esperimento? Bisogna studiare prima la letteratura, pensare alle esperimento da fare, progettarlo, fare quello che si chiama il disegno, sottoporlo alle autorità scientifiche, ottenere il finanziamento, collateralmente in parallelo ottenere l’autorizzazione. A quel punto comprare gli strumenti, mettere su l’impianto sperimentale, condurre l’esperimento, analizzare i dati, scrivere il lavoro, inviarlo per la pubblicazione che non è detto che leggano, aspettare la relazione che pure c’è, ricevere le correzioni, poi modificare il lavoro, ripubblicare, alla fine diventa una cosa del genere che partendo da zero impegna specificatamente 10 anni quindi non soltanto un elemento di conoscenza!” Serve altro?

Non resta che ascoltare l’audio dell’intervento di Paolo Vecchia per capire meglio. Tutto risulterà ancora più chiaro. Molto più chiaro. Famo a fidasse!

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