ESCLUSIVO – Pescara, protesta al convegno negazionista sul 5G. Cittadini contestano l’ex presidente ICNIRP (ex ISS): “Legato all’industria”. Censurati, abbandonano la sala!

“Alla faccia della democrazia e del confronto civile tra le parti. Volevamo esprimere il nostro dissenso verso una tecnologia altamente pericolosa che non abbiamo scelto e che ci vogliono costringere a subire facendoci fare un salto nel buio. Stavamo leggendo un comunicato con richiami di sentenze di tribunale e test medico-scientifici validati, ci hanno censurato per silenziarci. Una vergogna. Per protesta ce ne siamo andati e la sala s’è svuotata, lasciando solo chi non ci rappresenta!”

Clamorosa contestazione a Pescara. Sette giorni dopo la Giornata Mondiale Stop 5G nella mobilitazione dei comitati abruzzesi, la deputata del MoVimento 5 Stelle Carmela Grippa ha organizzato una contro-conferenza sul 5G, “con lo scopo di garantire una corretta informazione e sensibilizzazione dell’opinione pubblica”. Almeno così aveva annunciato. Ma s’è rivelata una trappola, con inganno!

Smaccatamente sbilanciato in favore di tesi negazioniste, il tavolo dei relatori all’Auditorium Leonardo Petruzzi – Museo delle Genti d’Abruzzo è stato infatti monopolizzato da Marzia Minozzi, responsabile Regolamentazione e Normativa ASSTEL (la lobby delle compagnie telefoniche in quota Confindustria) e Paolo Vecchia, già presidente della c.d. Commissione Internazionale per la Protezione dalle Radiazioni non Ionizzanti (ICNIRP) e dirigente di ricerca dell’Istituto Superiore di Sanità (ISS), ovvero l’associazione privata e l’istituzione sanitaria pubblica finite nel mirino dei magistrati della Corte d’Appello di Torino nella recente sentenza in favore di un lavoratore Telecom danneggiato da tumore alla testa per irradiazione da telefono cellulare. E così dal pubblico è partita una sonora contestazione, nella rivendicazione del principio di precauzione come denuncia dell’inattendibilità dei teoremi ad effetto termico supportati da chi risulta conflitto da interessi con l’industria.

Proiettati i video degli interventi del Sen. Blumenthal (dagli USA ha smascherato il lato oscuro dell’Internet delle cose) e di alcuni tra i più attivi medici, ricercatori e scienziati italiani in lotta contro i pericoli sanitari del 5G (Di Ciaula, Belpoggi, Gentilini, Scanu, Manservisi, Difonte e Burgio nel remake messo in rete dall’Alleanza Italiana Stop 5G), dal centro della sala pescarese è intervenuta Tonia Di Giovacchino, biologa, attivista portavoce del comitato Stop 5G Abruzzo che raduna una decina di gruppi locali attivi in tutte le province abruzzesi, dove in 11 Comuni sono stati approvati atti per la precauzione e la sospensione della sperimentazione del pericoloso 5G (l’ultimo, pochi giorni fa, l’Ordinanza del Sindaco di Alba Adriatica nel teramano).

Magliette e bandiere Stop 5G hanno accompagnato il vibrante intervento, durato però solo pochi minuti. Di Giovacchino è stata platealmente fermata, censurata da Alessandra Farias, moderatrice dell’incontro. Così, tra i circa 50 presenti in sala, almeno la metà ha abbandonato l’evento come civile forma di contestazione verso un convegno ad esclusiva trazione negazionista, in cui è stato impedito ai cittadini di replicare isolate tesi in letteratura biomedica e dalla sempre più crescente conta dei malati.

In esclusiva su OASI SANA, ecco il testo integrale del messaggio parzialmente letto oggi a Pescara da Tonia Di Giovacchino davanti l’ex presidente dell’ICNIRP (ex dirigente ISS) Paolo Vecchia. Questo il contenuto del comunicato censurato dagli organizzatori.

M.M.

“Sono biologa e portavoce del comitato Stop 5G Abruzzo, aderente all’Alleanza Italiana Stop 5G inserita nell’Alleanza Europea Stop 5G. Proprio qui a Pescara, sabato scorso abbiamo tenuto un evento informativo sui pericoli del 5G, così come in altri 9 comuni abruzzesi per un totale di 42 città d’Italia, mobilitati spontaneamente migliaia di cittadini per la prima Giornata Mondiale Stop 5G promossa dal basso senza partiti né finanziatori in oltre 30 diverse nazioni del mondo per chiedere di fermare il 5G dalla terra e dallo spazio, raccolte circa 200 mila firme in 204 nazioni più altre 45.000 in Italia.

Chi siamo? Siamo mamme e padri liberi, uomini e donne senza partiti né finanziatori, siamo cittadini consapevoli del pericolo di questa nuova tecnologia wireless senza precedenti nella storia dell’umanità, messa in atto senza il nostro consenso informato nonostante si ponga come obiettivo di entrare prepotentemente nelle nostre vite, connettendo in maniera simultanea e ubiquitaria 1 milione di oggetti per chilometro quadrato sul 98% del territorio nazionale, servendosi di nuove radiofrequenze onde non ionizzanti poco studiate e dal 2011 possibili agenti cancerogeni per l’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro afferente l’Organizzazione Mondiale della Sanità, servendosi poi di nuova infrastruttura tecnologica quantificata in circa 1 milione di nuove antenne che andranno ad aggiungersi alle circa 70 mila Stazioni Radio base attuali, prevedendole ogni pochi metri sui lampioni della luce, nei tombini sotto i marciapiedi con le microonde millimetriche, e poi nelle nostre case oltre ai droni in cielo e all’irradiazione dei satelliti in orbita, autorizzati in 12.000 dalla Commissione Federale americana, previsti in circa 50.000 e già 240 nello spazio, senza contare i protocolli sottoscritti con l’Agenzia Spaziale Europea anche dalla Regione Abruzzo e senza poi contare la pressante richiesta da parte delle Telco verso Governo e Parlamento di innalzare i limiti soglia di legge previsti oggi nella media delle 24 ore nei centri abitati sui 6 V/m che si vorrebbero far schizzare fino a ben 61 V/m, con la scusa che lo fanno in Europa.

Tutto e tutti saremo quindi irradiati, 7 giorni su 7, 365 giorni l’anno, h 24, senza risparmiare più niente e nessuno, nemmeno le categorie più esposte e deboli, malati cronici, donne incinte, anziani, bambini, portatori di pacemaker. Tutti irraggiati da radiofrequenze di diverse bande che andranno a sommarsi, 2G, 3G, 4G, 5G, Wi-Fi, Wi-Max e Smart Meter per un brodo elettromagnetico frutto di una sommatoria che persino le Arpa dichiarano di non poter registrare. Con quali conseguenze sull’umanità e sull’ecosistema? Con quali garanzie socio sanitarie? Con quali certezze negli studi preliminari? Non lo sappiamo. E’ questo il punto, anche se sappiamo bene cosa hanno comportato i precedenti standard, dove il cancro è solo la punta dell’iceberg di tante altre malattie collegate all’elettrosmog richiamate in migliaia di studi in peer review e meta-analisi disponibili in letteratura biomedica.   

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Bene, abbiamo appena visto due video: l’ultimo accorpa alcuni pareri di autorevoli medici e scienziati italiani indipendenti che si battono in difesa della salute pubblica, il primo video invece ha fatto vedere come un senatore americano abbia smascherato il lato oscuro del 5G con delle semplici domande poste ai lobbisti, 5G venduto dalle aziende senza nemmeno uno straccio di test preliminare e nemmeno un euro o un dollaro di investimento per capire quello che potrà accadere sulla popolazione civile altrimenti irradiata come in un bombardamento invisibile. Quest’intervento del Senatore americano Blumenthal, e mi rivolgo all’On. Grippa, è la cartina di tornasole di quanto colpevolmente non è stato fatto in Italia, vendute all’asta nel 2018 le frequenze del 5G contravvenendo persino ad una legge del 1978 che invece prevede una valutazione sanitaria e ambientale preventiva. Così in commissione Trasporti, Poste e Telecomunicazioni, di cui lei fa parte On. Grippa, avete audito le aziende oggi qui rappresentate da Asstel senza chiedere risposte nero su bianco su quello che potrà succedere con il 5G a pieno regime. Sempre lei, On. Crippa, il 7 Ottobre scorso ha votato contro la mozione per la moratoria nazionale da co-firmataria di quella invece approvata dal Parlamento in cui si chiarisce come “nell’ambito dell’indagine conoscitiva avviata dalla IX Commissione della Camera dei deputati per quanto riguarda i dati disponibili e le preoccupazioni emerse in alcuni segmenti della società rispetto a possibili danni per la salute della popolazione connessi alla introduzione del 5G, è stato lo stesso Istituto superiore di sanità a smentirle”. E questo è un altro punto dell’intera vicenda.

Perché l’istituzione sanitaria richiamata, pochi gironi fa è stata clamorosamente sbugiardata dalla sentenza della Corte d’Appello di Torino che ha riconosciuto il nesso cancerogeno da telefonino cellulare ad un lavoratore Telecom a cui è stato asportato un tumore alla testa causato dall’elettrosmog. La Corte di Torino, rispetto all’Istituto Superiore di Sanità, ha infatti affermato come questo “continua, nonostante le evidenze scientifiche, a negare qualunque effetto cancerogeno e biologico delle radiofrequenze, utilizzando in modo inappropriato i dati esistenti e selezionandoli in maniera strumentale. Questi studi, tra gli altri, sono stati presi in considerazione durante la revisione delle linee guida sull’esposizione alla radiofrequenza di Icnirp. Tuttavia, entrambi gli studi hanno incongruenze e limitazioni”. I consulenti del tribunale di Torino criticano poi anche lo studio pubblicato nel mese di agosto 2019 dall’Istituto superiore di sanità a firma Lagorio, Anglesio, d’Amore, Marino, Scarfì, per il quale l’uso prolungato dei cellulari «non è associato» all’incremento del rischio di tumori. Secondo i giudici, lo studio «usa in modo inappropriato i dati sull’andamento dell’incidenza dei tumori cerebrali» e «non tiene conto dei recenti studi sperimentali su animali» né «ha diramato raccomandazioni più stringenti sui limiti di esposizione a radiofrequenze, in particolare per bambini e adolescenti», nonostante si dichiari incerto sugli effetti associati in quell’età a un uso intenso. E voi, On.le Grippa, in queste mani state mettendo la vita di 60 milioni di italiani, se ne rende conto?

Quanto all’ICNIRP, qui rappresentata dall’ex presidente dott. Paolo Vecchia, ruolo storicamente per altro macchiato dalle dimissioni di un altro ex presidente come Michael Repacholi costretto al lasciare per uno scandalo sui conflitti d’interessi, quanto all’ICNIRP dicevo dipendono i limiti mondiali adottati dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, cioè da cui dipende la vita di miliardi di persone al mondo, ebbene…. 25 tra autorevoli medici e scienziati di fama mondiale capitanati dal noto oncologo svedese Lennart Hardell hanno appena scritto al presidente della Confederazione svizzera e al Consiglio federale svizzero, che stanno seriamente valutando la possibilità di una moratoria, diffidando gli elvetici dal servirsi del parere arbitrario e isolato dalla comunità medico-scientifica indipendente internazionale, prodotto da un’associazione privata con sede in Germania a Monaco di Baviera, affermando che “è indispensabile che il presidente e altri esperti valutino le prove scientifiche e la valutazione dei rischi per la salute derivanti dalle radiazioni radiofrequenze” secondo criteri che “non hanno chiari conflitti di interessi o distorsioni come Martin Röösli ha. Perché essere membro dell’ICNIRP e finanziato direttamente dall’industria o attraverso una fondazione finanziata dall’industria, costituisce un chiaro conflitto di interessi. Inoltre si raccomanda di interpretare i risultati di studi sugli effetti sulla salute di le radiazioni a radiofrequenza dovrebbero tenere conto delle sponsorizzazioni dell’industria delle telecomunicazioni”.

Non ci stupiamo quindi che in quest’incontro di oggi siano presenti relatori presenti al recente 5G Italy, convention promossa non per indagare sul lato oscuro ambientale e sanitario del 5G e per proteggere la popolazione ma per incensare i prodigi tecnologici del progetto wireless di quinta generazione, così come non ci stupiamo che al tavolo dei relatori sia stato chiamato il dott. Paolo Vecchia, già Presidente ICNIRP ed ex funzionario dell’Istituto Superiore della Sanità, acerrimo negazionista dell’eziopatogenesi immuno-neuro-tossica dell’elettrosensibilità, che, richiamate le inchieste televisive su Report e de Il Fatto Quotidiano, “dei 13 membri dell’ICNIRP, 6 partecipano ad altre organizzazioni e nell’OMS la percentuale sale all’86%, 6 su 7. Quattro di questi esperti sono presenti in almeno due organismi da autoregolamentazione”, cioè sempre gli stessi personaggi nei diversi posti chiave come in uno schema a porte girevoli, dove gli stessi membri si ostinano a riconoscere solo effetti termici, e non biologici, simulando il surriscaldamento del corpo umano addirittura su un manichino riempito di gel. Ma noi, grazie a madre natura, non siamo manichini!

Ebbene Angelo Gino Levis (ex cattedratico di mutagenesi ambientale) censiti 803 articoli scientifici pubblicati su riviste referees conclude che il 39% sono finanziati da organismi e soggetti privati e tra questi il 95% nega gli effetti biologici, mentre tra il restante 61% degli studi indipendenti (cioè pagati da enti pubblici) il 95% evidenzia rischi non termici ovvero danni per la salute umana. Ecco un altro punto!

Nel 2012 quando la Corte Suprema di Cassazione confermò il verdetto della Corte d’Appello di Brescia riconosciuto il nesso causale tra uso intenso e prolungato nel tempo di telefono cellulare e cordless e tumore al nervo cranico del trigemino, il fisico dott. Vecchia criticò la sentenza. Ma agli atti della consulenza di parte redatta proprio dal Prof. Levis in un altro processo culminato nel Tribunale di Monza con l’ennesimo riconoscimento tumore-telefono cellulare, si legge che “Vecchia tramite le Fondazioni Bordoni e Marconi e il Consorzio Elettra 2000 ha avuto rapporti con le Compagnie di telefonia cellulare”, così come lo Studio Interphone gravato da errori metodologici e bias che ne condizionano i risultati, studio di cui il dott. Vecchia ha fatto parte, è stato co-finanziato dalle principali Associazioni che rappresentano le Compagnie di telefonia mobile attive a livello mondiale, ovvero il Mobile Manufacturers Forum che assembla le 12 più importanti Compagnie di telefonia mobile: Alcatel, Ericsson, Mitsubishi Electric, Motorola, Nokia, Panasonic, Philips, Sagem, Samsung, Siemens, Sony Ericsson, e TCL  Alcatel Mobile Phones.

Arrivo alla conclusione: poiché lo scorso anno da Lione l’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro (IARC), sulla scorta degli studi indipendenti cioè non conflitti da interessi con l’industria e paganti da enti pubblici come quello svolto dall’americano National Toxicology Program e dall’italiano Istituto Ramazzini, ha ufficializzato la rivalutazione della classificazione delle radiofrequenze nella lista degli agenti cancerogeni per l’umanità, attesa da anni dopo le polemiche scoppiate nel 2011 sui conflitti d’interessi emersi all’indomani della pubblicazione proprio del discusso Studio Interphone, riclassificazione che dovrebbe portare le radiofrequenze onde non ionizzanti in Classe 2B, probabili cancerogeni, se non addirittura in Classe 1, agenti cancerogeni al 100%,  noi come cittadini liberi e indipendenti oggi chiediamo alla politica italiana di applicare il principio di precauzione sancito dall’Unione Europea e di non servirsi di studi, esperti e tecnici conflitti da interessi con l’industria, che per gioco forza ha tutto l’interesse di fare business e non certo quello di proteggere la salute pubblica. Stiamo parlando di diritti divergenti e conflittuali, tra l’art. 32 della Costituzione sulla tutela della salute e l’art. 41 sul diritto d’impresa, che già da una sentenza del 1992 del TAR Lazio si evince come non possa esistere impresa se si mette a repentaglio la salute.

Non è quindi un caso che con noi oggi ci siano 38 sindaci che dalla Valle d’Aosta alla Sicilia che hanno emanato ordinanze urgenti e contingibili per la moratoria fermando la sperimentazione del 5G in attesa di valutazioni non conflitte da interessi con la lobby. Così come non è un caso che sabato scorso qui a Pescara come nel resto del mondo è andata in scena la Giornata Mondiale Stop 5G.

Infine, proprio due giorni fa il noto sito Affari Italiani ha poi rilanciato la questione 5G nella spaccatura interna al MoVimento 5 Stelle, forza di Governo su cui ricadono MISE e Ministero innovazione tecnologica e digitalizzazione, oltre la vendita all’asta delle inesplorate radiofrequenze del 5G nel 2018. Che il 5G divida i pentastellati è un acclarato dato di fatto, emerso ormai da tempo: “5G – titolava il sito il M5s teme rischi sanitari. L’eurodeputato Pedicini scrive alla Commissione Ue. Ma sempre il M5s li riteneva una fake news”.

Già, altro che bufale un tanto al chilo, perché come Pedicini ci sono tanti parlamentari, sia di Camera che Senato, interni al M5S seriamente preoccupati dal 5G. Nell’ultima conferenza stampa tenuta alla Camera all’Alleanza Italiana Stop5G, e resa possibile proprio grazie all’appoggio di alcuni coraggiosi parlamentari 5 stelle, un portavoce romano dei 5 Stelle annunciò un appello alla precauzione sottoscritto da 45 eletti 5 Stelle a vario titolo (molti consiglieri di Consiglio Comunale) girato poi all’attuale viceministro alla Salute Pierpaolo Sileri, medico 5 Stelle che la prossima settimana sarà in un convegno sui rischi del 5G organizzato alla Camera dal Sen. Sergio Romagnoli, anche lui 5 Stelle. Anche qui tra noi oggi, sono certa, ci sono eletti 5 Stelle nei consigli comunali, in Regione o attivisti 5 Stelle capaci di capire il grave e serio pericolo a cui ci stanno esponendo tutti quanti le scellerate scelte di un Governo autodefinitosi del cambiamento ma che invece non ascolta più la base rendendo semplicemente conto alle aziende o a tecnici in conflitto d’interessi con l’industria.

Ser il 5G fosse un farmaco non avrebbe superato nemmeno la fase preclincaafferma il dott. Agostino Di Ciaula, medico di ISDE promotore di una petizione da quasi 9.000 firme lanciata con Benedetto Terracini, già Professore di Epidemiologia dei Tumori, Università di Torino, appello che chiede esplicitamente il ritiro dell’ultimo rapporto dell’Istituto Superiore di Sanita per evidenti vizi e omissioni. Che vuol dire? Semplice. Che qui c’è qualcuno che inganna, che qui ci stanno prendendo in giro, servendosi di una parte di medicina e scienza controllata e con le mani legate all’industria. Inaccettabile! Imperdonabile!   

Membri Icnirp o ex Icnirp sono infatti tuttora presenti nelle file delle istituzioni italiane preposte alla tutela della salute come l’Istituto Superiore di Sanità. Istituzioni che continuano, nonostante le evidenze scientifiche, a negare qualunque effetto cancerogeno e biologico dell’elettrosmog, utilizzando in modo inappropriato i dati esistenti e selezionandoli in maniera strumentale. Sono assolutamente colpevoli di lasciare il pubblico nell’ incertezza senza informarlo, come sarebbe loro dovere, sui possibili rischi dell’esposizione prolungata e massiccia di lavoratori, studenti, cittadini e soprattutto dei più piccoli e delle categorie più fragili, come gli elettrosensibili. E questo nonostante la sentenza del TAR Lazio abbia lo scorso anno richiamato i Ministeri competenti a realizzare quelle campagne informative capillari previste dalla legge 36/2001. Ci chiediamo cosa accadrà con l’arrivo del 5G, peraltro osteggiato ormai da 146 Comuni in tutta Italia: irradiazione obbligatoria e ubiquitaria dalla terra e dallo spazio addosso a tutti. Uno schiaffo alla democrazia, un insulto alla nostra libertà!

Oggi, in questo dibattito, oltre agli autorevoli relatori in sala sarebbe stato opportuno e corretto avere anche medici, ricercatori, tecnici e scienziati indipendenti. E invece così non è stato. Ed è questo il motivo per cui noi, dal basso, come semplici cittadini, per autotutelarci siamo stati costretti a documentarci, ad attivarci, a leggere e studiare, intrecciando dati, siamo stati costretti a lasciare a casa i nostri figli per unirci qui, e chiedere di trasmettere due video e di leggere questo nostro appello. Il motivo di questa presa d’atto è nell’iniqua e sbilanciata scaletta di relatori e nella sua machiavellica trama calcolata in maniera subdola sulla nostra pelle, ragione per cui pensiamo sia doveroso adesso abbandonare la sala e proseguire, da persone libere e consapevoli, le nostre rivendicazioni qui fuori, verso chiunque – anche all’interno del Movimento 5 Stelle o qualsiasi altra sigla partitica – che vorrà comprendere il disperato grido d’allarme lanciato a cuore aperto da chi ha capito il grande inganno. Altro che progresso, altro che futuro intelligente: state usando tecnologie non sicure per il pianeta terra coprendovi dietro il parere arbitrario di esperti e studi negazionisti niente affatto trasparenti.

Che si fermi subito questa pericolosa sperimentazione, prima che sia troppo tardi. NOI NON SIAMO E NON SAREMO MAI CAVIE UMANE”.

Tonia Di Giovacchino, referente Stop 5G Abruzzo dell’Alleanza Italiana Stop 5G

RIPRODUZIONE CONSENTITA, CITANDO LA FONTE

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