FAKE NEWS, (ovvero notizie bufala): ma chi l’ha detto che Italia ci sono meno Vegani (vegetariani/crudisti/fruttariani)? Ecco (i veri) dati

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di Sauro Martella

(fondatore di VeganOK Network)

In questi giorni sta girando su quotidiani e blog una notizia che contiene informazioni oggettivamente poco credibili per chi opera quotidianamente nel settore dei consumi e delle tendenze in ambito vegan. Tale notizia indica come fonte addirittura Eurispes (Istituto di Studi Politici, Economici e Sociali), uno dei più autorevoli istituti di ricerca italiani.

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Riferendosi all’ultimo rapporto Eurispes 2018, alcuni giornalisti (?) stanno diffondendo la notizia di una consistente diminuzione dei vegani in Italia, quasi sottointendendo un aumento del consumo di carne. In realtà la situazione è esattamente opposta. È il rapporto stesso a indicare le scelte vegetariane e vegane come “fenomeni in crescita non trascurabili”
Viene da chiedersi se questi giornalisti hanno davvero letto il rapporto in questione. Non sarà che si sono limitati a pubblicare titoli acchiappa click senza approfondire il senso, né leggere il reale contenuto? Noi l’abbiamo fatto e pur nel pieno rispetto per la professionalità di Eurispes, ci sentiamo in dovere di esprimere le nostra perplessità.
Rispetto ai numeri dello scorso anno, rileviamo sfasamenti oggettivamente non credibili per tendenze che hanno motivazioni con radici così profonde come quella vegan. Ricordiamo che non stiamo parlando di mode passeggere, ma di precise scelte etiche radicate nella coscienza di chi le percorre.

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Il rapporto Eurispes presenta alcune gravi lacune relative alla scelta dei termini utilizzati, rendendolo non sufficientemente credibile a chi opera professionalmente in ambito vegan. Il primo vizio di forma si riscontra nel definire quella vegan una “dieta”, quando si tratta invece di una “scelta di vita” che non riguarda solo il regime alimentare, finalizzata a riconoscere il diritto alla vita ed alla libertà degli altri esseri viventi e come tale, coinvolge l’aspetto della propria alimentazione solo secondariamente.

 

È vero che tecnicamente la parola “dieta” in greco vuol dire “modo di vivere” (fonte Istituto Treccani), quindi il rapporto utilizza una definizione tecnicamente corretta, ma nell’accezione comune viene da tutti interpretata come un riferimento solo a ciò che si mangia (dieta alimentare). A parer nostro, quando si scrive, la finalità principale è preoccuparsi di trasmettere il giusto intendimento e qui ne siamo indubbiamente fuori.
Fatta questa doverosa premessa, visioniamo ora i contenuti del rapporto Eurispes dedicati alla tendenza vegan in Italia in cui il proprio benessere risulta essere la motivazione principale. Questo elemento appare perlomeno strano e poco attinente ai dati statistici di cui già disponiamo.


Analizzando difatti il rapporto dell’ OSSERVATORIO VEGANOK ITALIA 2017, sondaggio a cui hanno partecipato 15.000 persone maggiorenni che si dichiarano vegane, risulta che la motivazione legata al rispetto degli animali è pari al 73%, seguita a ruota dalla motivazione salutistica per il 18%.
Nel rapporto Eurispes 2018 (realizzato su un campione rappresentativo di 1.101individui maggiorenni), la motivazione principale diventa quella salutistica per il 38,5% e il rispetto degli animali per il 20,5%. Da cosa deriva tutto ciò? Probabilmente dall’aver unito i dati di vegani (0,9%) e vegetariani (6,2%) insieme per valutare le motivazioni di due scelte completamente diverse tra loro.

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Non è infatti realistico supporre che il numero dei soggetti motivati dal rispetto degli animali abbia subito in un solo anno un calo di oltre il 60%: le motivazioni della scelta vegan sono fisiologicamente radicate nella vita di chi la compie e mentre accade sempre più spesso che la scelta vegan venga attuata in modo immediato a causa di una presa di coscienza, appare invece meno credibile che un ritorno sui propri passi, subisca dinamiche altrettanto repentine.
In sostanza, i dati forniti dall’ Osservatorio VEGANOK e da Eurispes, che l’anno scorso erano sostanzialmente allineati, appaiono tra loro decisamente poco conciliabili e forse sarebbe il caso di analizzarne le cause, da ricercare probabilmente nella differente tipologia di quesiti e nel divario numerico degli intervistati.

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Molto pragmaticamente, facendo due calcoli elementari, se il sondaggio di Eurispes basato su 1.101 intervistati produce solo 9,9 persone (lo 0,9%) che si dichiarano vegane e se i risultati di questo sondaggio producono risultati che attribuiscono a questi vegani caratteristiche poco attinenti alla realtà disegnata dai dati già esistenti e dai trend sempre in crescita, viene ragionevolmente da pensare che forse un campione così esiguo di solo 9,9 persone vegan, nonostante sia tecnicamente corretto (non stiamo in nessun modo mettendo in discussione la metodologia adottata da Eurispes), almeno in questo caso, potrebbe aver prodotto risultanze non allineate alla realtà dei fatti.
Ovviamente si tratta solo di una nostra ipotesi che vale quel che vale, in quanto non conosciamo le caratteristiche del campione rappresentativo utilizzato, né le caratteristiche dei quesiti posti, ma a fronte di questi risultati, appare doveroso porsi delle domande. Altri risultati lasciano interdetti in questo rapporto: si afferma che tra i vegani/vegetariani (ancora indicati erroneamente insieme) percentuali importanti prediligono regimi alimentari “più restrittivi”, ad esempio il 32,1% dichiara di seguire “anche” un’alimentazione crudista. Se non si è completamente crudisti (e certamente non lo è il 32,1%), forse si mangia ogni tanto frutta e verdura crudi? Ma non fa parte delle buone regole di alimentazione valide per tutti? Perché definire questa buona pratica come “restrittiva”?

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Poi ancora il sondaggio Eurispes afferma che il 23,1% (sempre di vegani e vegetariani insieme) segue un alimentazione “prevalentemente” fruttariana ma se non si è completamente fruttariani (e anche in questo caso, certamente non lo è il 23,1% degli intervistati) forse si vuole fare riferimento a chi mangia “anche” frutta? Ma non è comunque una buona regola per tutti, vegani, vegetariani, onnivori? E quindi ha un senso statistico indicare tale percentuale?

Si arriva poi alla ciliegina sulla torta (torta vegan ovviamente) con un risultato del 12,8% di vegetariani e vegani (sempre considerati erroneamente insieme) che incredibilmente, secondo Eurispes, dichiarano di aderire alla paleo-dieta che (citando Eurispes) “prescrive un ritorno alle origini in tema di alimentazione”.
Ora ci domandiamo, ma Eurispes sa che quella che viene definita “paleo-dieta”, pur essendo una definizione priva di reali riferimenti scientifici, è comunemente riconosciuta come un’alimentazione basata innanzitutto su selvaggina (specialmente midollo, cervella, frattaglie, sangue di mammiferi)?

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Quindi il rapporto Eurispes fornisce dei dati dove ben il 12,8% di vegani e vegetariani dichiarano di mangiare carne di selvaggina? E che vegetariani e vegani sono? Non si tratterà per caso di un errore di trascrizione o di disorientamento del trascrittore? Sta di fatto che indagini su argomenti così specifici, andrebbero svolte con cognizione di causa, invece tutto sembra suggerire che, chi ha tracciato e gestito la sezione vegan del rapporto Eurispes, sia mancante dei necessari strumenti e conoscenze per condurre al meglio tale sondaggio.
Molte altre sarebbero le precisazioni da fare in merito a questa indagine, magari ci torneremo in una prossima occasione. Nel frattempo auspichiamo che gli autori del rapporto Eurispes possano correggere quelli che appaiono come macroscopici errori e che tali dati non vengano utilizzati da siti e giornali per fabbricare ulteriori fake news.

Riproduzione consentita, citando fonte e autore

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