Bio-Vegan in assoluta Consapevolezza (e non per moda)

vegan[1]

di Maurizio Martucci

 

Riconquista o mantenimento del benessere, etica antispecista, stile di vita salutista, atto politico di consumo critico, naturale e consapevole: sempre più italiani nella community vegetariana, stimata a oltre il 6% della popolazione. Stanati inganni (e danni) del marketing del carrello onnivoro, continuare a dire che le proteine sono un’esclusiva della carne è sempre più anacronistico, oltre che un falso nutrizionale, se persino negli scaffali della grande distribuzione si posizionano senza imbarazzo prodotti BioVeg, un tempo nicchia per negozi biologici. I vegani sono una voluminosa variante vegetariana (oltre carne e pesce, dalla dieta escludono ogni derivato animale, come latte, uova, miele), mentre i crudisti fanno del ‘non cotto’ l’esaltazione dei valori nutrizionali e proprietà di frutta e verdura, principio di una tavola sana.

 

 

Già Norman Walker, pioniere del crudismo e del movimento vegetariano , agli inizi del ‘900 aveva teorizzato i rimedi naturali per vivere più a lungo (campò 99 anni!), risolvendo disturbi e malattie con l’alimentazione: “Oggi chiunque non conosca il valore terapeutico di succhi di verdura e frutta fresche è deplorevolmente disinformato”, sosteneva ricordando che amminoacidi essenziali, minerali, Sali, enzimi e vitamine necessarie al corpo sono nei vegetali. Fu un’idea di Walker il primordiale spremifrutta, il Norwalk: una macina per macinare lentamente il crudo e una pressa per estrarne il succo (adesso ci sono estrattori di succo – non centrifughe – per ogni tipo di prestazione e tasca!).

 
Ma c’è pure chi del potere delle fibre (tolte dai succhi) non vuol farne a meno e opziona per i frullati. E’ il caso di una chef crudista, insegnate di Nutrizione all’Università dell’Oregon, Victoria Boutenko, cresciuta nelle ristrettezze dell’Urss comunista prima di emigrare negli Usa. Sulle orme di Ann Wigmore, antesignana nella scoperta degli effetti curativi di Green Smoorthies, la Boutenko punta sui vantaggi del bere frullati di verdure: le foglie verdi forniscono proteine vegetali sotto forma di amminoacidi individuali e sono più sane, più utilizzabili dall’organismo con una sintesi lenta e costante rispetto alle proteine complesse animali. E, se bio, sono ecosostenibili: “Sono convinta che siamo ancora in grado di salvare la nostra relazione con la natura. Il ritorno all’alimentazione delle origini è un passo necessario per raggiungere quest’obiettivo”.

 

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