Premio Letterario AlberoAndronico: Roberta Borghese finalista con un racconto su Sensibilità Chimica, Elettrosensibilità e la minaccia del 5G

Roberta Borghese del Comitato Oltre la MCS e della segretaria nazionale dell’Alleanza Italiana Stop 5G è stata premiata ieri nella Sala della Protomoteca in Campidoglio come finalista dell’ultima edizione del Concorso letterario AlberoAndronico: i favori della giuria sono caduti sul suo racconto centrato sulle malattie ambientali, Sensibilità Chimica Multipla (MCS) ed Elettrosensibilità (EHS), con tanto di denuncia per la deriva elettromagnetica del 5G e sui pericoli della società digitale. Ecco alcuni passaggi del testo premiato a Roma tra i migliori per narrativa e poesia.

Sono le 5 e 30 del mattino. Esco dal portone e già sento uno dei miei nemici, lo sento nell’aria, un odore pungente che dalle narici scende fino in gola irritandola. Tossisco, sento che la gola si chiude, prendo dalla borsa l’inalatore, spruzzo e indosso la mascherina. Passo davanti al distributore di benzina perché la mia macchina è proprio parcheggiata lì e infatti il mio odorato non mi ha ingannato: l’autobotte sta riversando il combustibile nei depositi. Mi è sempre piaciuto l’odore della benzina, lo respiravo a pieni polmoni come una cosa buona senza sapere che mi avrebbe intossicato.

Apro la portiera della macchina, salgo e accendo il motore. I finestrini sono tutti appannati, aziono i tergicristalli per vedere la strada. Mi avvio piano al mio solito appuntamento mattutino: la camminata nel parco per ossigenare i miei polmoni ormai compromessi da bronchite e asma cronica. A quest’ora non c’è nessuno e tolta la mascherina, respiro l’aria che mi depura. Mentre cammino i miei pensieri vagano e penso alla vita che sto conducendo. Non posso più lavorare: le mie condizioni non me lo permettono; mio marito mi ha lasciata, ma non lo biasimo perché è difficile stare vicino ad una malata come me, anche se in Chiesa il giorno del matrimonio il parroco ha detto: “…in salute e nella malattia…”; non ho più una vita sociale perché mi sono precluse uscite al cinema, al teatro, e nei posti chiusi in genere. Ogni tanto prendo parte a qualche manifestazione all’aperto, ma non sempre tutto va per il verso giusto. Sono una mina vagante pronta a scoppiare in qualsiasi momento. Sono una Sentinella dell’Ambiente, reagisco in modo eccessivo alle sollecitazioni tossiche del mondo esterno. E’come se fossi sempre in allerta, pronta a scappare al pericolo dall’apparenza inesistente e questo provoca stress e lo stress non lo tollero. E questo stress invecchia il mio organismo e mi provoca sintomi a volte difficili da sopportare. Così come me tante persone al mondo. Si chiama MCS, dall’acronimo Multiple Chemical Sensitivity, Sensibilità Chimica Multipla. Prima considerata malattia rara, ora non più. La crescita è esponenziale e colpisce tutti i ceti sociali e in prevalenza le donne e quello che mi addolora è che sempre più giovani e bambini ne soffrono. Forse perché ora la diagnosi avviene in tempi brevi grazie anche all’aggiornamento dei medici e ai vari convegni che le associazioni di settore periodicamente svolgono in tutto il territorio italiano ed estero. Così come la mia, tante vite spezzate. Si va avanti con difficoltà e qualcuno purtroppo preferisce la morte piuttosto che la sofferenza della solitudine. Si scappa, si scappa dalla città inquinata, si cercano luoghi incontaminati, ma ormai non ci sono più se come dicono gli scienziati anche al polo nord ci sono
tracce di inquinamento (…..)

Anche noi malati MCS, con i nostri Comitati e con le nostre Associazioni, lo diciamo alle istituzioni che la nostra è una malattia ambientale, che colpisce più organi, che è invalidante, che rischiamo ictus, tumori, ischemie, artralgie, fibromialgia ecc.., purtroppo i sintomi sono tanti perché i tipi di intossicazione sono tanti. C’è chi si è intossicato perché lavorava in tipografia, chi facendo le pulizie, chi lavorando in ospedale o dal parrucchiere oppure a causa del mercurio contenuto nelle amalgame dentarie o semplicemente perché sono nati in luoghi inquinati dalle industrie vicine. (…)

Fumavo si, ma avevo smesso anni prima di sapere della MCS, consapevole che il fumo fa male. La sento lo stesso la puzza del tabacco che viene trasportata dal vento e arriva fino alle mie narici. Ancora peggio è il fumo cosiddetto freddo delle sigarette elettroniche: non si sa mai cosa c’è dentro. Dicono sia solo vapore acqueo e io rispondo che il vapore acqueo non puzza e invece il fumo delle sigarette elettroniche si che puzza. Ma trasportato dal vento sento anche il profumo dell’ammorbidente dei panni stesi al sole, l’odore dei gas di scarico, del gas metano delle automobili: insomma uscire di casa a volte non mi è permesso. E’ per questo che esco di mattina presto o in orari insoliti per gli altri. Ma che vita è se non posso avere contatti sociali, se non posso fermarmi ad un bar a bere un caffè con un’amica, se non posso avvicinarmi ad un uomo per l’odore del suo dopobarba? (…)

Non mi arrabbio più per le stupidaggini, altre sono le cose importanti!! E non fa niente se casa non è proprio in ordine: ho altro da fare insieme ad alcune compagne di vita, come ad esempio creare un gruppo facebook di auto aiuto, Gruppo Oltre la MCS, per aiutare, consigliare chi è malato. Per non far sentire nessuno completamente solo. Ci chiamiamo Oltre la MCS, perché siamo oltre gli stereotipi, oltre le consuetudini, oltre gli stessi modi di pensare, oltre i luoghi comuni. Collaboriamo con altre associazioni, organizziamo convegni, parliamo con le istituzioni per il riconoscimento della patologia a livello Nazionale. Ci battiamo per l’ambiente e cerchiamo di informare anche per le conseguenze dell’avvento del 5G perché molti di noi sono ipersensibili ai campi elettromagnetici. L’ acronimo 5G si riferisce alle tecnologie e agli standard di quinta generazione per la telefonia mobile che permetterà la connessione di milioni di dispositivi per chilometro quadrato attraverso l’installazione di wi-fi dallo spazio e l’installazione di milioni di mini – antenne sui lampioni della luce e nei tombini dei marciapiedi, che copriranno il 98% del territorio nazionale. Si parla del cosiddetto Internet delle Cose che prevede entro il 2020, la connessione alla rete internet di circa 50 miliardi di oggetti smart, dotati di sensori e utilizzati per operazioni di monitoraggio e controllo a distanza a casa, in ufficio, negli ospedali ecc. Purtroppo, c’è il rovescio della medaglia perché il 5G è privo di valutazioni preliminari del rischio su salute pubblica ed ecosistema. (…)

E allora io mi chiedo che fine ha fatto il contatto umano. Dov’è finito il guardarsi negli occhi comunicandoci le proprie emozioni senza parlare? Dove sono i sorrisi delle madri ai propri bambini mentre li allattano, se adesso la loro attenzione è rivolta all’ultimo whatsApp, o all’ultimo post di Facebook? Che fine farà la razza umana se sempre più giovani sono rinchiusi tutto il giorno nelle loro case davanti ad un computer? Hikikomori li chiamano, dal termine giapponese che significa letteralmente “stare in disparte”. Si parla di 500,000 casi nel solo Giappone ed è un disagio sociale senza precedenti dovuto anche ad una dipendenza da internet. Si dice che gli hikikomori hanno una visione molto negativa della società e soffrono particolarmente le pressioni di realizzazione sociale alle quali cercano in tutti i modi di fuggire. E allora io mi chiedo come ha fatto la nostra società a diventare così? Abbiamo creato solo competizione senza lasciare spazio ai cosiddetti “perdenti”, senza lasciare spazio a coloro che non rispondono ai nostri canoni emarginando i “diversi”. In una parola ci stiamo dimenticando delle nostre emozioni, ci stiamo dimenticando dell’amore verso l’altro, dell’amore verso la nostra madre terra. Ed è questo che mi addolora sempre più. Dobbiamo ritrovare noi stessi. Possiamo cominciare dal perdono verso noi stessi. Perdono per non aver vissuto consapevolmente e magari aver causato dolore a noi o agli altri. Possiamo cominciare nel vedere la bellezza in ogni cosa come un tramonto oppure nella sofferenza altrui come fece Madre Teresa di Calcutta che vedeva la bellezza nei visi e nei corpi malati dei poveri dell’India. Possiamo cominciare dal ringraziare ogni giorno per l’opportunità di vivere il miracolo della vita. Insomma, cominciamo, cominciamo dall’AMORE

Roberta Borghese

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