Colao ordina, Conte esegue: 5G, il Decreto Semplificazioni ci obbliga al rischio sanitario

di Maurizio Martucci

Ci sono le prove: pistola fumante, mandante ed esecutore. Un Governo che toglie poteri ai Sindaci per assecondare le aziende, fa l’interesse della lobby e non certo dei cittadini. Ma, in fondo, cos’altro potevamo aspettarci da una task force in smart working londinese pensata (apparentemente) per gestire l’emergenza pubblica del Covid 19, finita invece per appagare i target del business privato delle multinazionali. Fino a notte fonda, quattro ore di Consiglio dei Ministri sono serviti ieri per incassare un via libera vincolato ad intese. Il Decreto Legge cosiddetto Semplificazioni presentato da Giuseppe Conte è praticamente pronto, includerebbe 40 delle 50 grandi opere previste nella prima bozza, in tutto 50 articoli in oltre 100 pagine. Tra queste, come ordinato dal top manager del wireless Vittorio Colao nel dossier contestato da 20.000 cittadini scesi in piazza in 50 città nella giornata di mobilitazione indetta dall’Alleanza Italiana Stop 5G, un’accelerazione sul 5G nella mannaia censoria per tappare la bocca ai Sindaci dei quasi 600 Comuni d’Italia per la precauzione, il divieto d’installazione nuove antenne e la moratoria. Perché il problema di Colao-Conte sono diventati i sindaci che difendono la salute pubblica contro i pericoli dell’irradiazione di quinta generazione.

Al Titolo IV, Semplificazioni in materia di attività di impresa, ambiente e green economy, al comma 3 la bozza del Decreto prevede infatti una sorta di deregolamentazione per l’installazione di nuove Stazioni Radio Base, minando i Comuni nella possibilità di adottare regolamenti, riformulando la legge quadro del 2001 sulla protezione dalle esposizioni ai campi elettromagnetici. Ma soprattutto ostacolando i Sindaci, a quali si vuol impedire di emanare ordinanze Stop 5G.

Si legge nel testo: “(…) Tale aspetto assume ancora più rilievo nell’ottica di assicurare il completo dispiegamento del Piano strategico nazionale della banda ultra-larga, la piena diffusione della tecnologia 5G e tutte le connesse opportunità di crescita e sviluppo del nostro Paese, come reso ancora più evidente nel periodo del lockdown. La normativa attualmente vigente individua termini massimi per il rilascio dei permessi in ambito paesaggistico da parte delle amministrazioni preposte che pregiudicano l’esigenza di rapida realizzazione sul territorio degli impianti necessari per sviluppare le reti di nuova generazione, sia fisse che mobili. L’implementazione di tali reti può essere agevolata dalla riduzione di tali termini massimi di durata del procedimento di rilascio delle autorizzazioni paesaggistiche e di specifici atti endoprocedimentali e, contestualmente, dalla certezza della durata e della conclusione dei procedimenti medesimi. L’emendamento proposto intende, pertanto, superare le criticità attuali attraverso la semplificazione (riduzione dei termini, unitamente alla loro certezza) dei procedimenti per l’ottenimento delle autorizzazioni paesaggistiche (…) “I comuni possono adottare un regolamento per assicurare il corretto insediamento urbanistico e territoriale degli impianti e minimizzare l’esposizione della popolazione ai campi elettromagnetici con riferimento a siti sensibili individuati in modo specifico, con esclusione della possibilità di introdurre limitazioni alla localizzazione in aree generalizzate del territorio di stazioni radio base per reti di comunicazioni elettroniche di qualsiasi tipologia e, in ogni caso, di incidere, anche in via indiretta o mediante provvedimenti contingibili e urgenti, sui limiti di esposizione a campi elettrici, magnetici ed elettromagnetici, sui valori di attenzione e sugli obiettivi di qualità, riservati allo Stato”

Duro il commento di Agostino Di Ciaula, medico, presidente del comitato scientifico di ISDE Italia, medici per l’ambiente: si tratta di un”obbligo per legge di esposizione a rischio. Numerosi Sindaci sono consapevoli dei rischi legati al 5G e stanno utilizzando i pochi strumenti che la legge mette loro a disposizione per tutelare al meglio la salute pubblica. Stanno dimostrando di essere gli unici a sentire la responsabilità del ruolo istituzionale che rivestono e questo atteggiamento è un chiaro fastidio per la lobby della radiotelefonia. Alcuni giorni fa commentavo il “piano Colao” come una proposta iperliberista e pericolosa per la democrazia e per i diritti costituzionali. Oggi leggo che il governo, sulla scorta di quel piano, intende amputare traumaticamente le già scarse possibilità di intervento dei Sindaci. Sembra che nella relazione illustrativa della bozza del decreto “semplificazioni” si dica esplicitamente che “Viene … modificata l’attuale disciplina che prevede che i comuni possano … minimizzare l’esposizione della popolazione ai campi elettromagnetici”. Sono pronto a scommettere che il passo successivo sarà l’imposizione dell’aumento degli attuali limiti di legge. Uno schiaffo per chi crede ancora che le scelte politiche debbano essere prese guardando all’interesse pubblico, ponendo in cima alla lista delle priorità la tutela della democrazia e della salute. Una dimostrazione di arroganza del potere che dovrebbe suscitare indignazione nella maggior parte degli Italiani.

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