L’onda che cambia: il Tribunale di Firenze spegne il Wi-Fi a scuola! NOTIZIA ESCLUSIVA OASI SANA

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di Maurizio Martucci

Il giro dell’onda sta cambiando, qualcosa si muove. E’ accaduto tutto in pochi giorni. Prima i giudici del Tar del Lazio condannano il Ministero dell’Istruzione a promuovere (entro sei mesi) una campagna d’informazione (anche sui giovani) per denunciare i rischi dell’uso di telefoni cellulari. E adesso il Tribunale di Firenze dispone l’immediato spegnimento del pericoloso Wi-Fi per proteggere la salute di un minore: le aule dei tribunali sfornano pareri precauzionali in piena corsa al 5G, l’insidioso wireless di quinta generazione privo di studi preliminari sugli effetti per ecosistema e salute umana, per il quale l’Avv. Stefano Bertone al Corriere della Sera (edizione Torino) ha ventilato l’ipotesi di un ricorso d’urgenza ex art. 700 del codice di procedura civile per “bloccare tutto in presenza di un periculum in mora”, il pregiudizio nel danno causato dall’irresponsabile ritardo nell’adozione di politiche cautelative.

oggiprato (3)La notizia di oggi, un’esclusiva OASI SANA, è invece la disposizione appena emessa dal giudice di secondo collegio della seconda sezione civile del Tribunale di Firenze Susanna Zanda che, occupandosi di malasanità, già in passato era salita alle cronache per un maxi risarcimento (complessivi 700 mila euro) disposto in favore di un’anziana 85enne a cui nel 2011 l’Ospedale fiorentino San Pietro Igneo di Fucecchio per errore aveva amputato una gamba! “Si “dispone inaudita altera parte – si legge nell’ordinanza da poco notificata al Dirigente scolastico fiorentinoche l’Istituto Comprensivo Botticelli rimuova immediatamente gli impianti Wi-Fi presenti nell’istituto”. Nel 2017 sempre il Tribunale di Firenze (sezione lavoro) aveva riconosciuto il nesso telefonino=cancro condannato l’INAIL al riconoscimento della malattia professionale verso un lavoratore colpito da neurinoma ipsilatertale del nervo acustico.

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Il dispositivo d’urgenza, come sottolinea l’Avv. Agata Tandoi difensore della famiglia di Mario (privacy, nome di fantasia del minore), non è una sentenza ma un atto preliminare frutto della presunzione dell’esistenza di sufficienti barriere ambientali per il piccolo alunno, poiché il giudice ha disposto lo smantellamento di router e hot spot ben prima del verdetto finale e senza aver ancora instaurato il contraddittorio tra le parti, fronteggiando così – come giurisprudenza vuole – una situazione altamente pericolosa in cui il trascorrere di ulteriore tempo avrebbe potuto cagionare un grave danno al diritto costituzionale per la tutela della salute del bambino, sciaguratamente costretto ogni giorno ad immergersi nel brodo elettromagnetico della scuola. Tradotto: a Marzo è stata fissata l’udienza per discutere dello spegnimento definitivo del Wi-Fi, ma intanto la scuola smantella immediatamente il wireless per non aggravare le condizioni di Mario.

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Il ragionamento prudenziale del giudice Zanda, inedito ma straordinariamente innovativo in materia d’elettrosmog, muove dalla constatazione del fatto che la scuola vicina all’Arno è attualmente irradiata dalle onde non ionizzanti, campi elettromagnetici emessi dal Wi-Fi, pericolosi per la salute umana “visti gli approdi della comunità scientifica sull’esposizione prodotte dai dispositivi senza fili”, tanto più rischiosi per Mario, affetto da una grave patologia per la quale i medici di strutture sanitarie – come documentazione prodotta in tribunale dai genitori – hanno già comprovato “la sensibilità a campi elettromagnetici”. Ma non è tutto. Significativo è anche il passaggio in cui il magistrato afferma come nella scuola “il servizio Internet può ben essere garantito dall’istituto anche mediante impianti che non producono elettrosmog, senza il ricorso al Wi-Fi senza fili”, puntando evidentemente sulla lungimiranza del Decreto 11 Gennaio 2017 emanato dall’ex ministro all’Ambiente Galletti che, in tema di inquinamento indoor per gli uffici della pubblica amministrazione, dispose la sostituzione dell’inquinante Wi-Fi col più sicuro cablaggio, cioè la connessione via cavo in dotazione già diverse scuole virtuose d’Italia (2013 mozione del Consiglio regionale del Piemonte, 2015 mozione della Provincia Autonoma di Bolzano, mentre il Comune di Brescia ha poi cablato quelle nella sua municipalità così come, tra le polemiche di quanti sviarono il cuore del problema, in via prudenziale il Sindaco di Borgo Franco d’Ivrea ha reso electrosmog free le sue aule).

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Infatti, dal progetto Scuol@ del tandem Brunetta-Gelmini alla Buona Scuola di Renzi, nessuna legge italiana obbliga le scuole a dotarsi del Wi-Fi, tanto più che per l’uso di registri elettronici (anche questi sotto accusa!) e aule informatiche si può sempre optare per il più sicuro cavo (arbitrio? la consapevolezza di presidi e assessori comunali all’istruzione, s’intende!) per il quale, però, scarseggiano finanziamenti pubblici di Governo e Unione Europea, che anzi continuano a dirottare miliardi su Wi-Fi e 5G.

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E se la battaglia per proteggere i propri figli, i minori esposti all’insidia invisibile di Stato tra le mura scolastiche, rimanda all’assurda tragedia della 15enne inglese Jenny Fry (incompresa come tutti gli elettrosensibili, nel 2015 preferì suicidarsi piuttosto che continuare a soffrire il Wi-Fi in classe), da ieri sempre in Toscana fa discutere la maxi affissione a Prato promossa dall’alleanza italiana Stop 5G. A chiedere un’inversione di marcia al Sindaco della città sperimentale che “non ci sta a fare da cavia” (come da tempo ripetono i cittadini mobilitati), è anche il battagliero Comitato No Wi-Fi Toscana che, in una recente lettera aperta sulla cronaca di Prato del quotidiano La Nazione, ha chiesto al primo cittadino di valutare il 5G non solo per gli introiti industriali e il preannunciato impatto sull’economia locale, ma anche (e soprattutto) per le possibili ricadute sulla salute pubblica.

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