Attenzione, nessun regalo alle telco: elettrosmog impazza per legge? Serve un’accisa 5G sul danno alla salute

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di Maurizio Martucci

Una delle due. Ce la pongono come un out-out, con la scusa dell’allineamento agli standard europei, ma l’alternativa (creata ad arte) è falsa. Ci viene detto: per il 5G serviranno più antenne oppure ci sarà più irradiazione elettromagnetica. Come se per scongiurare l’opzione ultima, fosse meglio rifugiarsi nella prima. In realtà, saranno vere entrambe, perché l’enigma dell’Internet delle cose è un et-et, nel senso che il Governo del cambiamento si spingerà lì dove nessun altro esecutivo (tecnico né berlusconico-imprenditoriale) era mai finito prima: sforbiciando il catasto nell’iter burocratico dei permessi d’infrastruttura tecnologica (milioni di nuove mini-antenne, oltre che sui lampioni della luce, ci attendono pure nei tombini dei marciapiedi), Conte (Di Maio-Grillo-Costa) alzeranno per legge anche i limiti soglia d’elettrosmog. “C’è consenso diffuso tra i parlamentari sull’opportunità di rivedere i limiti attuali”: forse da 6 V/m li porteranno la ragguardevole soglia a 61 V/m (ovvero ben 110 volte più elettrosmog di oggi), oppure fino a 14,5 V/m (come lasciato intendere).

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L’annuncio di Mirella Liuzzi (deputato, portavoce M5S) al summit “5G: L’Italia sarà leader?” secondo cui si sta lavorando in continuità col Governo precedente (finalmente una verità: infatti l’ex ministro Galletti ha lasciato in eredità una bozza di decreto da 61 V/m!) ha fatto il paio con gli avvisi pubblici per la manifestazione di interesse pubblicati dal dimaiano dicastero dello Sviluppo Economico “per formare un gruppo di esperti di alto livello per l’elaborazione della strategia nazionale sulle tecnologie ritenute più promettenti”.

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Per costruire più velocemente mini-antenne 5G (ovunque, nel 98% del territorio nazionale, nessuno sarà risparmiato), col catasto delle infrastrutture passive sarà necessaria una velocizzazione anche dei tempi d’attesa per il rilascio delle autorizzazione per gli scavi (nuovi tralicci sono al varco!), tanto che proprio Liuzzi ha precisato come la Commissione trasporti e telecomunicazioni (la stessa che finora ignora la richiesta di incontro/audizione inoltrata dall’alleanza Stop 5G a cui hanno aderito anche la scienziata Fiorella Belpoggi e il fisico Livio Giuliani) “sta affrontando i temi più a cuore per le aziende delle telecomunicazioni, come frequenze, elettrosmog, copertura”. In quella stessa commissione, infatti, qualche giorno fa sono stati sentiti i vertici di Wind Tre che, con la scusa dell’et-et machiavellicamente mascherato in out-out (“servono regole adeguate a sostenere gli investimenti e a evitare il proliferare di antenne”) senza troppi fronzoli né giri di parole hanno affermato che “se in Italia vogliamo sviluppare al meglio i servizi 5G – parole di Benoit Hanssen, Chief Technology Officer di Wind Tre – dovremmo adeguare i limiti delle emissioni a quelli europei che sono più elevati. Con i limiti odierni dovremmo aumentare in modo significativo le antenne e questo avrebbe un impatto sulle comunità”.

OGGI, ULTIMO GIORNO STOP 5G

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Che, sulla pelle degli italiani (ignari dell’incombente pericolo elettromagnetico) si stia letteralmente giocando a nascondino, coprendo l’asso nella manica da 6,55 miliardi di euro donati in asta, lo si capisce da una rilettura bonaria sul lancio del 5G, secondo cui “contrariamente a quanto si potrebbe pensare, non comporterà un aumento di emissioni elettromagnetiche, anzi al contrario, una proliferazione di impianti vorrà dire un’emissione più bassa da parte di ciascuna antenna per coprire la medesima area, portando ad una distribuzione dell’energia più uniforme e senza picchi di emissione nelle zone in prossimità delle antenne tipico delle architetture macrocellulari tradizionali”.

 

La camaleontica mimetizzazione del rischio non è però passata inosservata all’attento Comitato di Tutela e Salvaguardia dell’ Ambiente di Monte Porzio Catone (loro la petizione on-line ispirata al principio di precauzione, superate 6.000 firme) che afferma come “i portatori di Interesse si fanno sentire… ma farebbero più bella figura a tacere!” Ecco il ragionamento degli attenti attivisti Stop 5G dei catelli romani: ora, visto che questi signori ignorano i danni da esposizione, il Ministero della Salute dovrebbe rispondere con una clausola di un chiaro impegno economico “in alternativa alla costituzione dello Stato italiano parte civile” per il risarcimento dei danneggiati da esposizione ai campi elettromagnetici. Ovvero: io ti metto in condizione di usare la nuova tecnologia, ma se io Stato poi verifico un incremento di incidenza tumorale (le ultime proiezioni degli studi epidemiologici parlano di un aumento tumorale del 2%) le società di telefonia/telecomunicazioni dovranno partecipare alla spesa medica del sistema sanitario nazionale per curare i nuovi malati”.

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L’idea, per quanto agghiacciante, non è poi tanto bislacca, se è vero che la polizza della nota compagnia svizzera di assicurazioni Swiss Re non copre più danni, malattie e infortuni associabili a tecnologia wireless, visto che “i ricercatori hanno già trovato troppe evidenze scientifiche e quindi non si possono ignorare i rischi (incalcolabilmente grandi) per la salute legati all’esposizione a Radiofrequenze/Microonde”. Però Conte, Di Maio, Grillo e Costa se ne infischiano e (con Liuzzi) continuano a giocare a nascondino, pensando a non ostacolare il roll out del 5G per non compromettere la roadmap italiana. La salute? Un optional. Chissenefrega!
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