Ma allora, Dio è Vegan? Considerazioni antispeciste tra sacro, spirituale e vegano

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di  Franco Libero Manco

Che cosa c’entra Dio con noi vegani/animalisti? A qualcuno può sembrare strano dissertare sull’idea di Dio e soprattutto a quale scopo? Pare che molti di coloro che amano gli animali si siano col tempo allontanati dalla religione, specialmente cattolica, ritenuta responsabile della visione antropocentrica che relega gli animali a mero oggetto ad uso e consumo dell’uomo.

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Ognuno ha una sua visione delle cose. C’è chi crede l’universo sia frutto del caso e c’è chi crede che sia Dio l’Entità creatrice, la Mente che regola le leggi dell’universo, l’Energia che porta tutte le cose verso la loro evoluzione, l’ispiratore dei grandi Maestri spirituali e di quei principi morali che spingono gli esseri umani verso la giusta ed armonica convivenza tra se stessi e il resto del creato. Se Dio è questo allora è parte fondamentale della nostra filosofia. E se noi siamo gli eredi di questi Personaggi siamo tra quelli che credono nell’esistenza di Dio, anche se il Dio a cui noi idealmente facciamo riferimento non appartiene ad una specifica religione. Non aderiamo a nessuna specifica corrente filosofica-morale-spirituale perché in realtà, la nostra visione universalista, è la sintesi della parte più edificante del pensiero dei Grandi che hanno contribuito a rendere migliore l’animo umano. E se qualche esponente della cultura vegan-animalista non si riconosce in questa componente è libero di farlo, di far riferimento ad una sua nuova visione delle cose, ma la sua visone è parziale, limitata, perchè mancante del riferimento al pensiero ispiratore.

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Parlare solo di scienza alimentare e di rispetto per gli animali è riduttivo per la nostra causa. Serve a noi parlare di Dio? E’ necessario considerare che la natura umana risulta composta da quattro fondamentali aspetti: fisico, mentale, emozionale e spirituale/energetico. Si può disconoscere l’esistenza stessa di Dio ma non la componente spirituale nella natura profonda dell’uomo. E a noi interessa l’uomo nella sua interezza, per questo trascurare la parte spirituale dell’individuo significa precludere all’uomo la sua realizzazione integrale. Questa è la vera, sostanziale innovazione del nostro pensiero che si differenzia da ogni altra filosofia di vita. L’errore è continuare a credere in soluzioni parziali. Nessun vero benessere personale, nessun mutamento sociale è possibile senza il simultaneo ed armonico sviluppo dei suddetti quattro aspetti della natura umana.
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I principi a cui fa riferimento la nostra filosofia di vita non sono un’invenzione degli ultimi tempi, delle ultime generazioni più aperte e sensibili alla condizione degli altri esseri viventi, ma traggono le loro origini dal pensiero dei grandi Iniziati e dei grandi Filosofi di ogni tempo e paese.

L’attuale cultura vegetariana animalista è figlia di questi grandi Personaggi che per primi nel mondo hanno esteso il concetto di amore e compassione dall’uomo ad ogni essere vivente. Krihsna diceva: “La carne degli animali è come la carne dei nostri figli”. Buddha: “Si diventa degni della salvezza quando non si uccide alcune essere vivente”. Zoroastro: “Chi rinuncia a cibarsi delle carni martoriate degli animali avrà lo spirito santo e la verità”. Pitagora: “Come potrete pretendere giustizia quando voi stessi sacrificate per crudele ghiottoneria o avidità degli esseri legati a noi da fraterna alleanza? Mai sacrificare animali agli Dei o ferire animali ma promuovere in tutti i livelli una cultura di rispetto e protezione nei loro riguardi”. Lao Tse:Siate buoni con gli uomini, con le piante e con gli animali. Non braccate né gli uomini, né gli animali, né fate loro del male”. Platone: “L’amore non risiede solo negli uomini attratti dalle belle creature, ma in tutti gli altri esseri viventi, negli animali”.Gesù: “Siate rispettosi e compassionevoli non solo verso i vostri simili ma verso tutte le creature poste sotto la vostra tutela”.
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Tutti questi, ed altri grandi Personaggi, ai quali si ispirano i principi fondamentali della morale e della spiritualità mondiale, indicano Dio come fonte ispiratrice e come componente fondamentale del loro insegnamento. Però la nostra filosofia non è fedele interprete del loro messaggio in “toto” ma trae da esso solo ciò che esprime la visione universalista, cioè quella parte che estende i codici del diritto all’esistenza, al rispetto e alla libertà dall’uomo agli altri esseri senzienti.

Per noi Dio è il punto di convergenza di tutto ciò che di buono, bello, armonico, edificante c’è nell’essere umano e trova la sua realizzazione nell’idea di pace e di convivenza pacifica tra gli esseri umani e tra questi ed ogni altra creatura. Per questo non riconoscere la componente Dio nella nostra cultura sarebbe come rinnegare le nostre radici e gli insegnamenti dei grandi Maestri da cui trae origine la cultura vegana-animalista. Dio è per noi l’idea di un mondo migliore: l’idea in cui le nostre speranze trovano compimento, e se questo Dio vivesse solo nella nostra immaginazione non importa: conta l’ideale a cui noi facciamo riferimento.
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Ogni religione si sviluppa in un determinato luogo ed epoca storica a seconda delle esigenze sociali, morali e spirituali di un popolo, ma nessuna credo abbia il vero carattere di universalità in quanto riferita prevalentemente od esclusivamente alla specie umana. La nostra visione è diversa: noi parliamo di teologia cosmica, di sincretismo delle grandi religioni, di stadi evolutivi, di spiritualità universale. Nulla da eccepire verso una religione al servizio della Vita; verso una casta sacerdotale che ha lo scopo di tramandare gli insegnamenti dei grandi Maestri e favorire il cammino evolutivo dell’uomo come di ogni altra creatura; nulla de eccepire se la religione è dalla parte degli oppressi, degli innocenti, dei diversi, degli animali. E anche se spesso la religione è stata ed è motivo di sventure perpetrate in nome di Dio si sono commessi i più abominevoli delitti, non è sbagliata la componente Dio nella vita dell’uomo: è in errore chi se ne serve per i suoi sporchi scopi di potere.

Ognuno aderisce alla religione che spontaneamente sente più affine alla propria natura. Cristiani, ma specialmente cattolici, sembrano geneticamente predisposti al disprezzo del non umano. Ho più volte sperimentato che quanto più uno è vicino al cattolicesimo tanto più è marcata la sua ostilità alla rinuncia del pasto a base di carne e al rispetto dovuto agli animali.


Quando uno di noi crede nel bene, nell’amore, nel rispetto di ogni essere vivente in realtà sta mettendo in pratica il pensiero dei grandi Maestri e gli insegnamenti di quel Dio in cui noi facciamo riferimento. Anche se teoricamente rinunciassimo all’idea di Dio sarebbe comunque presente nei nostri principi e nella nostra attività, per il semplice fatto che noi cerchiamo il bene di tutte le cose.

Certo guardando la crudele legge naturale, in un approccio superficiale, dire che Dio ami gli animali può sembrare un eufemismo; a meno che Dio non sia riuscito a trovare niente altro che consentisse l’evoluzione dei viventi. La mia idea, a tal proposito, è che nulla di ciò che esiste torna a vantaggio del Creatore (altrimenti che Dio sarebbe). Le cose non sono state create per capriccio di Dio, ma esistono da sempre e sono quindi parte stessa di Dio, quella parte che ha bisogno di “perfezionare se stessa”, di evolvere e di manifestarsi in una particolare forma fisica a seconda del suo contenuto energetico e quindi del suo livello evolutivo: processo che parte dalla materia inerte e che di forma in forma attraversa lo scenario dei viventi fino alla sua totale realizzazione. Ma ogni essere non può raggiungere la sua integrale realizzazione nel breve tempo di una sola esistenza; da quì la necessità di proseguire il proprio cammino evolutivo nella successione di più esistenze. Senza il dolore e la morte che incombe su ogni vivente nulla potrebbe evolversi. Nella necessità di fuggire la sofferenza e di procacciarsi il cibo gli esseri sviluppano intelligenza, astuzia, consapevolezza ed in fine sensibilità verso la condizione degli altri.

Già l’idea di un Dio geloso, vendicativo e antropocentrico si è rivelata devastante per gran parte del genere umano e per la creazione tutta. E a meno che Dio non sia un essere sadico e crudele non può che volere l’evoluzione delle sue stesse creature, altrimenti che senso avrebbe il Tutto, ammesso che il Tutto abbia un senso. E se Dio vuole il bene, l’evoluzione e la conservazione della sua opera allora possiamo affermare che la nostra visione di Dio è sicuramente la più giusta nel tempo e nella storia perché la sola che supera l’arcaica e antropocentrica visione delle cose per espandere il suo interesse e il suo amore non solo ad una parte della creazione ma a tutto ciò che vive.

Il fideismo è lontano dalla nostra visione delle cose. Non trova la nostra adesione l’idea di un Dio buono e premuroso solo verso la condizione degli uomini (infinitesima parte dei viventi) ed è indifferente verso la condizione del resto delle altre sue stesse innocenti creature. Il nostro Dio è padre equanime di tutti i viventi.
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Il concetto Dio cambia con l’evolversi dei tempi. Il Dio d’Israele è diverso dal Dio dei cristiani e questo dal Dio dei musulmani, e questo diverso dal Dio di Zoroastro, di Confucio, di Pitagora, di Platone, di Plotino o di ogni altro movimento, setta ortodossa o protestante. Ognuna delle 19 grandi religioni presenti nel mondo, come ognuna delle 10.000 piccole religioni, ha un idea diversa di Dio. Quale è quella giusta? Sarebbe facile dire nessuna, tutte o solo una di queste. Difficile è concepire ognuna di queste come le tessere di un solo grande mosaico che insieme concorrono a formare l’immagine d’insieme e della Vita.
Probabilmente tra mille anni gli esseri umani avranno un’idea di Dio diversa dall’attuale. Come ognuno ha una sua idea di giustizia, di patria, di amore. Dio può essere l’idea attraverso la quale l’essere umano realizza le sue speranze ma può essere un’entità reale anche se incomprensibile alle capacità umane. A mio avviso è molto meglio essere atei e prodigarsi per il bene di tutti i viventi che credere in un Dio che limita il suo amore alla ristretta cerchia degli umani. Ma l’ateismo che cerca il bene e l’evoluzione delle cose coincide con la volontà stessa di Dio.

 

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