Metafisica del sesso, l’eroticamente (s)corretto tra unione mistica e nozze alchemiche

sesso (3)

Il 24 Novembre 2018, in occasione del 60° della pubblicazione del libro del filosofo Julius Evola “Metafisica del sesso” per le edizioni Mediterranee, si sono svolti in simultanea a Roma e Milano due convegni per celebrare il pensiero eroticamente (s)corretto di uno tra i pensatori più singolari e controversi del XX secolo. Agli incontri hanno partecipato ricercatori e studiosi di diverse estrazioni, tra cui Romano Gasparotti (suo l’intervento “La potenza erotica del pensare. Etica ed estetica  dell’ultraidealismo magico”), Luca Siniscalco (“Eros-fania. Metafisica dell’erotismo, fra Eliade ed Evola”), Andrea Scarabelli, Vicesegretario della Fondazione Evola (“Sesso e fenomenologia del sacro. Sessant’anni dopo”), Roberto Cecchetti (“Evola e Jung: desiderio e libertà”) Guido Andrea Pautasso (“Il sesso di Dada. Evola, il dadaismo e l’incontro con la sessualità”) e Giancarlo Lacchin (“Eros cosmogonico e mondo delle immagini. Klages ed Evola”).

Fuori dall’impulso animalesco, lontano anni luce da castità, peccato originale e ossessività pornografica (due facce della stessa medaglia), l‘approccio magico dell’esoterista Evola con la magia sessuale confina più con le nozze alchemiche, l’unione mistica orientale, l’unicum tantrico come risveglio e dominio di forze archetipiche ed energie ancestrali. Ecco come descrive il libro la casa editrice Edizioni Mediterranee.

SOSTIENI OASI SANA

“Il testo riguarda la forza magica e potentissima dell’atto sessuale, indagata attraverso lo studio dei simboli; magia rilevata da numerose tradizioni antiche occidentali e orientali. Il saggio è ricco di citazioni tratte da testi sacri e filosofici. Il termine “metafisica” è considerato da Evola in un doppio senso. Anzitutto, in quello di una ricerca del significato ultimo che hanno l’eros e l’esperienza sessuale, significato che porta al di là di tutto quel che è fisiologia, istinto di riproduzione, semplice carnalità o pallida sentimentalità. In secondo luogo, una ricerca volta a scoprire non solamente nelle forme più intense della vita erotica, ma anche nell’amore comune, baleni di una “trascendenza”, rimozioni momentanee dei limiti della coscienza ordinaria dell’uomo e della donna e perfino apertura sul sovrasensibile.


Assai interessante l’interpretazione del mito platonico che Evola considera «fra quelli che alludono al passaggio dall’unità alla dualità, dall’essere alla privazione dell’essere e della vita assoluta. Il suo carattere distintivo e la sua importanza stanno tuttavia nel suo applicarsi, appunto, alla dualità dei sessi per indicare il significato segreto e l’oggetto intimo dell’eros. Come termine particolare di una nota sequenza relativa a ciò che veramente si cerca attraverso l’uno o l’altro scopo apparente e illusorio della vita ordinaria, già in una Upanishad si legge: “Non per la donna [in sé] la donna è desiderata dall’uomo, bensì per l’atma [pel principio “tutto luce, tutto immortalità]”. Il quadro, è lo stesso. Nel suo aspetto più profondo, l’eros incorpora un impulso a superare le conseguenze della caduta, ad uscire dal mondo finizzante della dualità, a ripristinare lo stato primordiale, a superare la condizione di una esistenzialità duale spezzata e condizionata da “altro”.

medciii (2)

Questo è il suo significato assoluto; questo è il mistero che si cela in ciò che spinge l’uomo verso la donna, elementarmente, ancor prima di tutte le condizionalità presentate dall’amore umano nelle sue infinite varietà relative ad esseri, che non sono nemmeno uomini assoluti e donne assolute, ma quasi sottoprodotti dell’uno e dell’altra. Qui è dunque data la chiave di tutta la metafisica del sesso: “Attraverso la diade, verso l’unità”. Nell’amore sessuale va riconosciuta la forma più universale nella quale gli uomini cercano oscuramente di distruggere momentaneamente la dualità, di superare esistenzialmente la frontiera fra Io e non-Io, fra Io e Tu, la carne e il sesso facendo da strumenti per un’approssimazione estatica all’unizione. L’etimologia della parola “amore” data da un “Fedele d’Amore” medievale, per essere fantasticata, non è meno significativa: “La particella a significa ‘senza’; mor (mors) significa morte; riunendo, si ha ‘senza morte’», cioè immortalità».

 

Riproduzione consentita, citando la fonte

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...