Smart City in rivolta. Prato: “Cittadini ignari del pericolo!” L’Aquila: “Già stiamo male!” Il Senatore Quarto: “Arduo fermare il 5G!” Intanto diffide ai sindaci…

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di Maurizio Martucci

Scrivere in Parlamento. Email di precauzione per fermare il pericoloso 5G. L’iniziativa di partecipazione dal basso di investire deputati e senatori sta avendo successo. Se non altro nel metterli difronte, insieme al Governo, all’evidenza di allarmanti prove scientifiche e responsabilità sanitaria che qualcuno, prima o poi, deve assumersi. E così, dopo l’interrogazione alla Camera della battagliera Sara Cunial e la presa di posizione di Beppe Grillo, dal MoVimento 5 Stelle arriva un’altra apertura sulle richieste di effettuare valutazioni preliminari sull’incombente rischio. Ad un’aderente della campagna nazionale Stop 5G (c’è tempo fino al 15 Dicembre per sostenere il crowdfunding), il senatore barlettano Ruggiero Quarto (ricercatore di geofisica applicata all’Università di Bari) ha così risposto: “Mi interesserò del problema. Fermare il 5G penso sia molto arduo, ma approfondire eventuali rischi e conseguentemente meglio regolamentare e cautelare forse si potrebbe”.

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Che si possa e debba fare qualcosa prima della fine dell’anno lo si capisce dai rumors della gente. Soprattutto nelle Smart City, tra le città pilota della fase sperimentale del 5G, in molti cominciano a storcere il naso. “La maggior parte dei cittadini di Prato con cui abbiamo interagito neppure sapeva cosa fosse il 5G o l’elettrosmog” – afferma Claudio Solito, rappresentate del Comitato No Wi-Fi Toscana e promotore della recente conferenza a Prato su elettrosmog e problemi sanitari da 5G organizzata con l’Associazione Italiana Elettrosensibili – “quei pochi che conoscevano l’argomento 5G hanno creduto alle parole di elogio promosse dalla amministrazione comunale di Prato sulle ottime opportunità per i cittadini di migliorare comunicazione e business.”

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Una manciata di giorni fa, Solito s’è presentato all’incontro “Sviluppo tecnologico e sperimentazione 5G una opportunità per il settore Tessile Pratese”, promosso dal comparto aziendale e amministrazione toscana. “Ho sentito parlare a sproposito di Economia circolare, sostenibilità, innovazione tecnologica, allargamento dei mercati, competitività. Mi sembrava di assistere alla mistificazione della realtà! Appena avuta la parola ho fatto presente che un ambiente di lavoro contaminato da onde elettromagnetiche era adatta ai robot e alle macchine ma non ai lavoratori i quali avrebbero cagionato problemi di salute”. Tenace nell’esposizione, Solito tiene poi a precisare come “rivolgendomi al Sindaco Matteo Biffoni e all’assessore all’Innovazione tecnologica Benedetta Squittieri ho chiesto se avessero verificato gli effetti dannosi che già molti studiosi di fama internazionali avevano ravvisato sul 5G, ricordandogli che la responsabilità della salute pubblica dei cittadini incombeva sul sindaco della città. Non ho ricevuto alcuna risposta in quanto, a loro dire, quelli non erano medici”.

A sondare le condizioni de L’Aquila ci invece ha pensato Il Fatto Quotidiano, raccolta la rabbia dei cittadini di Pagliare di Sassa in un articolo con foto-notizia. Striscione anti-5G sui balconi delle case: “Sono venuti a Ferragosto, eravamo in vacanza. In tre giorni hanno costruito un’antenna di 35 metri che ci sta rovinando la vita. Abbiamo mal di testa quando siamo a casa, la vista è calata di colpo, gli elettrodomestici vanno in tilt, non funzionano o si accendono senza ragione”. E se proprio a L’Aquila dai giorni della sperimentazione 5G è un susseguirsi di inusuali (misteriosi?) episodi che trovano vittime negli animali (stormi di uccelli morti trovati nella zona tra Paganica e Bazzano mentre un’azienda agricola sempre di Paganica lamenta un’anomala moria tra il bestiame), alcuni cittadini si stanno organizzando, reclamando ascolto anche in sedi istituzionali. Intervenuti ad un convegno con l’ingegnere Fabio Graziosi (docente universitario responsabile della sperimentazione 5G sull’asse Prato-L’Aquila), una rappresentanza di strenui oppositori al wireless di quinta generazione ha “posto la questione salute. Ci hanno risposto che è tecnologia simile al 4G e che quindi non farà più danni di quella. Era con noi un giornalista di AbruzzoWeb che a settembre aveva intervistato il ricercatore Andrea Vornoli dell’Istituto Ramazzini: abbiamo risposto in maniera adeguata alle affermazioni sulla presunta innocuità del 5G dicendo che ci sono scienziati, più esperti di noi, che dicono esattamente il contrario”.

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Intanto numerosi sindaci delle città italiane in questi giorni si stanno vedendo recapitare un atto di significazione e diffida. Considerati i “potenziali pericoli per la salute umana e l’ambiente saranno stati completamente studiati da scienziati indipendenti che non accettano finanziamenti dall’industria. La tecnologia 5G aumenterà notevolmente l’esposizione ai campi elettromagnetici a radiofrequenza (RF-EMF) rispetto alla 2G, 3G, 4G, Wi-Fi ecc. già esistenti”, i sottoscrittori diffidano i rispettivi primi cittadini “nella veste di autorità sanitaria locale, in ossequio all’art. 32 della Costituzione ed al principio di precauzione sancito dal diritto comunitario e dall’art. 3‐ter del D. L.vo n. 152/2006, al fine di fronteggiare la minaccia di danni gravi ed irreversibile per i cittadini, ad imporre a tutte le attività da cui possano originare emissioni inquinanti l’adozione delle migliori tecnologie disponibili, nonché ad assumere ogni misura e cautela volte a ridurre significativamente e, ove possibile, eliminare l’inquinamento elettromagnetico e le emissioni prodotte ed i rischi per la salute della popolazione; nonché ad astenersi per il futuro dall’autorizzare, asseverare e dare esecuzione a progetti relativi a nuove attività che possano condurre ad un aggravamento delle lamentate condizioni di insalubrità ambientale”.

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