Digiuno mentale, la disintossicazione della psiche per riprenderci la (nostra) vita!

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di Massimo Claudio Volpicelli

Stimolazioni permanenti, notizie inutili, bombardamento mediatico continuo, collegamenti digitali ubiquitari. L’iper-sollecitazione a cui siamo, inevitabilmente, sottoposti non ha precedenti nella storia dell’umanità. E la subiamo passivamente. La nostra pische è messa duramente alla prova dalla società del progresso. Con quali conseguenze su persona e salute? “L’epidemia dei nostri tempi non è una guerra al terrorismo o una guerra tra nazioni e religioni, né è un conflitto tra opposti che possiamo concepire. È una guerra così sottile da non essere nemmeno coscienti della battaglia che sta avendo luogo. È una guerra psicologica, una guerra contro la nostra mente, una guerra alla coscienza. Ma questa guerra non ci arriva dal mondo esterno o almeno non del tutto. La verità è che abbiamo intrapreso una guerra contro noi stessi”. Quindi il problema, è allora un altro: siamo noi stessi ad aver abdicato, contro noi stessi!

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La guerra psicologica che stiamo vivendo la descrive bene Jason Gregory (insegnante, esperto di filosofie orientali e metafisica) nel libro “Digiuno per mente. Esercizi spirituali per un detox della psiche” (Edizioni Il Punto d’Incontro), una lettura veloce e snella col pregio di centrare direttamente il cuore della questione, trovando soluzione di facile impiego attingendo da saggezza e serbatoio spirituale (inesauribile) nel solco di tradizioni millenarie. Quella è la via d’uscita! La disintossicazione della psiche passa attraverso il digiuno mentale, come insegnato dagli antichi i in India (sistema Yoga) e Cina (filosofia Tao): “Quindi il vero problema si ha quando iniziamo a identificarci con i nostri pensieri, i sentimenti e le emozioni come se fossero permanenti, come se fossero qualcosa cui aggrapparci. Di conseguenza, soffriamo.

 

Ansia, stress, scarso riposo notturno, l’eccessiva dipendenza dalla mente razionale nel ‘morbo’ del sistema nervoso simpatico, perennemente prigioniero del sistema fagocitante. La chiave di volta sta nel cogliere l’impermanenza grossolana della vita, cercando di uscire dal vortice del richiamo dei sensi e della ruota di del ‘Samsara’, il ciclo continuo di morte e rinascita: “Potremmo non rendercene conto – scrive Gregory – ma le esperienze da noi vissute e che non si accordano con le nostre rigide credenze rischiano effettivamente di portare a una rottura del nostro condizionamento. Per ignoranza definiamo queste esperienze dolorose. Il dolore qui però è in realtà uno shock psicologico per il nostro ego che facilita un’evoluzione nella coscienza, un’ammaccatura necessaria nell’armatura dell’ego che ci fa capire, momentaneamente, che non abbiamo il controllo sulla nostra vita”.

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Nel libro si trovano tecniche di meditazione come il Vipassana, facili da svolgere nella vita quotidiana, che possono notevolmente aiutarci nel creare un sano isolamento da tutti gli stimoli (superflui) del mondo moderno, attingendo alla radice di interiore di serenità e equilibrio. “Il digiuno mentale esercita un impatto diretto sulla causa principale di tutte le nostre sofferenze. Far digiunare la mente aiuta a eliminare tutto il contenuto che stimola la nostra mente e ad astenersi dall’abitudine di provare a stimolarlo per paura della noia. La noia esiste solo perché siamo tanto abituati a distrarre la mente stimolandola.” Provare, anche solo per pochi giorni, provare e vedere la differenza. Per scoprire, digiunanti della mente, davvero chi siamo.

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