Reiki, ‘energia di guarigione universale’. Parola del Maestro Tarozzi. INTERVISTA ESCLUSIVA OASI SANA

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di Maurizio Martucci

Ha lavorato con Sharma Yogi, depositario della tradizione tantrica indiana e custode dei templi di Khajuraho (India). Dagli anni ’70 è impegnato in seminari internazionali. Ha poi girato mezzo mondo alla ricerca della quadra: “La sintesi? Che non si è mai arrivati. Non c’è bisogno di arroccarsi nei propri castelli, chiese o chiesupole. Bisogna ricollegare il più possibile quella parte dell’infinità per ricomporre le migliori e più utili ai fini della guarigione. E il Reiki rientra in queste”. Esperto di sciamanesimo (presiede l’Associazione Pachamama) dal 1990 Giancarlo Tarozzi è un Maestro di Reiki (iniziato nel Monastero di Hemis in Ladakh), ovvero della terapia olistica che sfrutta l’energia cosmica per la guarigione energetico-fisica, “era così in voga fino a qualche anno fa, poi è stata abbandonata dal grande business perché s’è capito che col Reiki non ci si arricchisce”. Membro dell’associazione internazionale Reiki Alliance, comunità internazionale di Maestri di Reiki per il Sistema Usui di Guarigione Naturale (“è utile per mantenere una linea pulita tra gli speculatori”), Tarozzi è anche autore di un paio di interessanti libri (editi dalla Tea) sulla metodologia energetica perfezionata in Giappone nel secolo scorso dal monaco Mikao Usui (era rettore dell’Università Doshisha a Kyoto): eliminazione dei blocchi interiori e compensazione di carenze energetici.

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Reiki, Prana, Ki, Orgone, Tachionica… Tarozzi, ma stiamo parlando sempre della stessa cosa?

Ma certo, l’energia è una e una soltanto. Ci sono però varie tecniche che la utilizzano. Ad esempio il pranoterapeuta più che fare da canale è lui stesso a trasmettere la sua energia al paziente, mentre il Reiki utilizza esclusivamente l’energia universale, non quella del terapeuta. Qui sta la differenza.”

 

Ma se il terapeuta ha un suo blocco energetico, cioè se lui stesso è portatore di una criticità sottile, non c’è il rischio che possa trasmetterla a chi riceve una sessione di Reiki?

Assolutamente no, qui sta la sicurezza del Reiki. Non c’è niente di personale, è tutto disponibile al di fuori dell’individuo, il Reiki è semplice ma al tempo stesso efficace proprio perché va al di là di qualsiasi criticità soggettiva e personale ….”

 

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In questo modo l’operatore di Reiki è un canale?

Esatto, un medium che fa da ponte energetico tra lui, l’energia universale e il ricevente”.

 

E come è possibile tutto questo? Cioè come può un operatore trasformarsi in ponte energetico?

Attraverso la riattivazione, cioè il risveglio dei suoi canali energetici e delle capacità insite in ogni essere umano. Non c’è uno che può diventare più bravo dell’altro, perché nel Reiki non c’è l’ego, la parte egoico-individuale. Il lavoro è energetico, di sblocco. Le faccio un esempio per spiegarmi meglio ….”

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Quale?

Ha presente la doccia? Bene, dal miscelatore dove esce l’acqua il calcare ha ostruito tutti i forellini. C’è bisogno dell’anti-calcare per rimuoverli e far rifluire correttamente l’acqua. Nel Reiki la riattivazione energetica funziona allo stesso modo. In un seminario di due giorni con quattro fasi diverse di pratica, ognuno può sperimentare e comprendere dov’è la forza del Reiki!”

 

Lei nel libro scrive che il Reiki guarisce sia a livello sottile-energetico che a livello fisico: quindi, secondo il suo ragionamento, basterebbe una sola seduta di trattamento Reiki per trovare il proprio benessere?

L’approccio è di quattro giorni consecutivi di trattamento Reiki, anche perché non sappiamo mai se una persona soffre di un trauma recente oppure se i suoi squilibri sono stati accumulati addirittura negli anni. Un’ora, un’ora e mezza di trattamento Reiki al giorno sono utili, ma dobbiamo considerare almeno due fattori ….”

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Quali?

Per prima cosa se c’è un attaccamento del paziente ai suoi sintomi, cioè la persona che inconsciamente non ha per niente voglia di guarire e preferisce continuare a vivere da persona malata. E poi capire quanto è vecchio, cioè quanto è cristallizzato il problema”.

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Se fosse come dice lei, allora perché non si somministrano trattamenti Reiki a tutte le persone malate?

Principalmente per una questione culturale, dove ancora si fa fatica in Occidente a parlare di medicine energetico-sottili puntando tutto esclusivamente sul piano fisico-chimico. E poi per una questione di casta: il Reiki non da profitti, in 15-20 giorni le persone tornano a stare bene e quindi non ci si arricchisce facendo Reiki. Comunque non credo che la questione sia in termini di contraddizione, il Reiki è assolutamente complementare alla medicina allopatica occidentale”.

Riproduzione consentita, previa citazione fonte e autore

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