“La via del guerriero e dello sciamano”. L’intervista (impossibile) a Carlos Castaneda

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Non ha bisogno di presentazioni, il peruviano (naturalizzato statunitense) Carlos Castaneda non è un semplice scrittore, né un antropologo comune. Col suo gruppo di lavoro e le sue opere tradotte e lette in tutto il mondo, ha creato un ponte solido tra la cultura mesoamericana dei popoli nativi e l’Occidente. La sapienza ancestrale degli enteogeni (le piante maestro dell’Amazzonia) e le lezioni di Don Juan Matus hanno reso accessibile a chiunque (voglia conoscerlo) l’Universo spirituale di sciamani e curanderos. Lo incontriamo idealmente per raccogliere le sue impressioni, a quasi 20 anni dalla scomparsa. Una breve intervista (impossibile), raccolta tra gli aforismi di un grande ricercatore spirituale….

 

 

Senta Castaneda, quale pensa sia il senso della vita, delle nostre scelte…. Insomma, quale orientamento adottare in quest’esistenza?

Scegliamo una sola volta. Scegliamo o di essere guerrieri oppure di essere uomini comuni. Una seconda scelta non esiste. Non su questa terra.

 

Comunque possiamo sempre avere la possibilità di correggere karmicamente il tiro, o no?

Quando non si ha nulla da perdere, si diventa coraggiosi. Noi siamo timidi quando ci aggrappiamo ancora a qualcosa….

 

E allora?

Per essere uno stregone un uomo deve essere appassionato. Un uomo appassionato ha passioni terrene e cose a lui care e, se non altro, semplicemente il sentiero dove cammina.

 

Nei suoi libri racconta come sia importante lo spirito di un uomo…
Lo spirito di un guerriero non tende all’indulgenza o alla lamentela, non tende alla vittoria né alla sconfitta. Tende unicamente alla lotta, e ogni lotta è la sua ultima battaglia sulla terra. Ecco perché i risultati sono di scarsa importanza per lui.

 

Quindi solo la via del guerriero è quella maestra?
Non c’è alcun vuoto nella vita di un guerriero. Tutto è pieno fino all’orlo. Tutto è pieno fino all’orlo, e tutto è uguale.

 

Mi aiuti a capire meglio….

Quando un uomo intraprende la via del guerriero diventa gradatamente consapevole di essersi lasciato per sempre alle spalle la vita ordinaria. Ciò significa che la realtà ordinaria non può più proteggerlo e che per sopravvivere dovrà adottare un nuovo modo di vita.

 

Tutti possono essere dei guerrieri?
Un guerriero non ha bisogno di una storia personale. Un giorno scopre che non è più necessaria, e la abbandona. Un guerriero non ha né onore né dignità, non ha famiglia né nome né patria, ma solo vita da vivere, e per questo il suo legame con gli altri uomini è la sua follia controllata.

 

Cioè?
Un guerriero, poiché nulla è più importante di tutto il resto, decide le sue azioni, e le compie come se per lui avessero importanza. La follia controllata lo spinge a dire che ciò che fa importa, e ad agire come se così fosse, pur sapendo che così non è. Per questo, dopo aver agito, si ritira in pace, e che le sue azioni siano buone o cattive, più o meno efficaci, non è cosa che lo riguardi. Un guerriero può scegliere di restare completamente impassibile e non agire mai, e di comportarsi come se tale impassibilità sia davvero importante per lui; anche in questo caso sarebbe del tutto fedele a se stesso, perché anche questa sarebbe la sua follia controllata. Un guerriero si assume la responsabilità delle proprie azioni, anche delle più banali. Un guerriero sceglie una strada, qualunque strada, con il cuore, e la segue; e poi si rallegra e ride. Sa, perché vede che la sua vita finirà anche troppo presto. Vede che non c’ è nulla che sia più importante di tutto il resto.

 

Nel mondo contemporaneo delle moderne occidentali, la popolazione percepisce di vivere in libertà: è davvero così?
…la libertà non può essere un investimento. La libertà è un’avventura senza fine, in cui rischiamo la nostra vita e molto più per pochi istanti di qualcosa al di là delle parole, al di là dei pensieri o dei sentimenti.

 

Libertà per lei equivale alla consapevolezza?

Adesso so che gli esseri umani sono creature di consapevolezza, coinvolte in un viaggio evolutivo di consapevolezza, esseri sconosciuti a sé stessi, pieni fino all’orlo di risorse incredibili che non vengono mai usate. Ciò che abbiamo bisogno di fare per permettere alla magia di sostenerci è cacciare i dubbi dalla mente. Una volta che i dubbi sono stati cacciati, ogni cosa è possibile.

 

Nei suoi libri racconta gli insegnamenti di Don Juan Matus, cosa può dirci degli sciamani che ha incontrato nell’arco della sua vita?
Gli stregoni intendono la disciplina come la capacità di fronteggiare con serenità circostanze non incluse nelle nostre aspettative. Per loro, la disciplina è un’arte: l’arte di fronteggiare l’infinito senza tirarsi indietro, non perché siamo forti e duri, ma perché sono pieni di rispettoso timore. L’arte degli stregoni in realtà non è quella di scegliere, ma di essere abbastanza acuti per accettare.

 

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