Dopo Colao c’è Alessio Butti, il Meloni Sottosegretario amico delle Telco: “5G? rischi salute ipotetici e immaginari, si elettrosmog 61 V/m, fibra, Intelligenza artificiale e blockchain”

di Maurizio Martucci

Dopo il tecno-Draghistan il diluvio sotto Giorgia Meloni, dopo Vittorio Colao adesso Alessio Butti, accolto con un + 5% Telecom sul listino di Piazza Affari. Per lui non il ministero per l’innovazione tecnologica e la transizione digitale, ma un posto da Sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri con delega all’innovazione, cioè una poltrona a Palazzo Chigi con cui gestire oltre 40 miliardi di euro in digitale nel Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza per proseguire nel solco Draghi-Colao l’Agenda 2030, assecondando i target di lobby e compagnie telefoniche: Si all’Intelligenza artificiale. Si alla tecnologia blockchain. Si alla digitalizzazione dell’Italia. Si alla sovranità digitale e alla regolamentazione europea delle Big Tech. Si ad un unico operatore pubblico italiano di rete in fibra. Si al 5G. Si all’innalzamento dei limiti soglia d’inquinamento elettromagnetico perché i rischi per la salute umana sono “del tutto immaginari e del tutto ipotetici: questo, in soldoni, è il Butti da Como pensiero, diploma di istituto tecnico industriale, ex consulente di marketing assolto per abuso d’ufficio e ‘giorgiano’ di Fratelli d’Italia, fedelissimo sin dai tempi del Movimento Sociale Italiano e Alleanza Nazionale, che dagli scranni dell’opposizione nell’ultima legislatura ha imbastito relazioni strette coi poteri forti delle telecomunicazioni, tanto da finire – a pochi giorni dall’ultimo voto – in un simbolico passaggio di consegne col top manager Vittorio Colao davanti ai vertici di TIM, Vodafone, Windtre, Fastweb e Iliad. La tecno-investitura, da Camelot a Novedrate (Como).

Ci sono delle circostanze e una congiuntura astrale favorevole allo sviluppo delle tecnologie e del digitale”, dall’Università e-Campus afferma Alessio Butti, già responsabile Dipartimento Media e Telecomunicazioni di Fratelli d’Italia che, nel 2019, incalzando sull’elettrosmog l’esecutivo Conte ripeteva impettito: “Nessuno vuole esporre i propri figli ad effetto nefasto ancor che da dimostrare, ma vogliamo consentire loro di vivere il progresso in modo sicuro e sereno. Non vogliamo allarmismi”, perché “nessuno degli studi scientifici ha evidenziato effetti sulla salute associati ad esposizione ai campi elettromagnetici ad alta frequenza (…) usate dal 5G”, tanto che i rischi sanitari e ambientali sono “del tutto immaginari e del tutto ipotetici”.

Ospite abitudinario a Roma nel forum 5G Italy e nei seminari della Fondazione Ugo Bordoni di stretta osservanza negazionista del danno biologico da wireless, per la più classica delle ammucchiate alla così fan tutti, secondo Butti non ci sarebbero pericoli sanitari d’elettrosmog fino a 300 Ghz, equiparati gli effetti del 5G a quelli delle radiofrequenze TV ma pure agli apparecchi elettromedicali, line elettriche di alta tensione, forno a microonde e inquinamento elettromagnetico casalingo da elettrodomestici, del tipo un frigorifero acceso vale come una maxi-antenna irradiante sul tetto di casa. Di tutta l’erba un fascio.Anche qui dentro siamo bersagliati di inquinamento elettromagnetico di centinaia di cellulari che non smettono un secondo di trasmettere come centinaia di computer”, riferendosi ai parlamentari in Aula tuonò il neo-Sottosegretario della Meloni sostenendo che oggi rispetto a ieri “c’è molto meno inquinamento elettromagnetico (gulp!) e molta meno dispersione energia (gulp!)”, per poi però tradirsi – in nome di chissà quale Europa se non dell’élite neoliberiste e globaliste – nel dirsi propenso ad aumentare di 110 volte i limiti soglia d’inquinamento elettromagnetico fino alla media di 61 V/m.La scienza lo ha spiegato nel dettaglio, possibile che il Governo non rispetti la scienza?, nell’iter della riforma mancata tre anni fa per agevolare le amiche Telco ripeteva Butti facendo intendere come l’asta miliardaria del 2018 pel 5G più che il dazio contrattuale di Stato servirebbe da ammorbidente pel Governo per impedire ulteriori esborsi privati nella reingegnerizzazione di infrastruttura tecnologica, cioè una spesa di 4 miliardi di euro evitabile per le aziende coi 61 V/m, impallinando di nuove antenne come un albero di natale pali e tralicci già esistenti. Il tutto a favore anche dell’Intelligenza artificiale (“sono un tifoso dell’Intelligenza artificiale, ma non intendo aprire una questione filosofica nella competizione con l’intelligenza umana”) e del blockhain, il registro digitale.

Trasposta Como a Damasco per una folgorazione lariana in riva al lago, all’inizio dell’emergenza Covid-19 quando Vittorio Colao da Londra era a capo della task force voluta da Conte (e McKinsey&Company), secondo Butti il bocconiano sentenziava “tante banalità, parecchie ovvietà”, per poi elogiarlo sotto Draghi appena nove mesi più tardi: “Ho espresso al ministro Colao solidarietà per i ritardi, il disastro e la confusione che, in materia di digitalizzazione del paese, ha ereditato. L’accelerazione digitale aumenta l’occupazione e soprattutto il PIL del paese. Concetto chiave ripreso al convegno del Comitato Regionale per le Comunicazioni della Lombardia accanto al presidente dell’Agcom Giacomo Lasorella e alla tecno-ottimista pentastellata Mirella Liuzzi, quando Alessio Butti diceva: “la questione delle Reti è delicata, vediamo di lavorarci tutti quanti insieme e di fare in modo che non sia espressione dell’interesse di una ristretta oligarchia, perché – come è stato dimostrato anche prima – abbiamo bisogno di digitalizzazione, competizione e celerità.” Per questo sponsorizza il progetto Minerva, la scalata di Cassa depositi e prestiti su Tim per aggregare anche la rete di Open Fiber. In sintesi, fare meglio e di più di Vittorio Colao pure senza un ministero, il Sottosegretario con deleghe dallo spazio all’innovazione tecnologica pare morbosamente bramarlo senza farne affatto mistero. Per questo, dopo anni di lobbing e infittite trame, in quel posto ce l’hanno messo senza indugiare: gaudenti e speranzosi, incrociano le dita Giorgia Meloni, Vittorio Colao, Asstel di Confindustria e Aspen Institute. Eia, Eia, Alalà!

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