L’Europa conferma: “il 5G non è un obbligo di legge ma una scelta politica”

di Maurizio Martucci

La conferma ufficiale è arrivata da Thierry Breton, nel Parlamento di Bruxelles Commissario al Mercato Interno: il 5G si basa esclusivamente su “impegni politici a sostegno degli obiettivi, ad esempio rendendo disponibili le frequenze e garantendo l’interoperabilità, che in quanto tali non rappresentano un obbligo legale.” Il chiarimento è stato messo nero su bianco nei giorni scorsi in seguito all’interrogazione parlamentare presentata dall’eurodeputato croato Ivan Vilibor Sinčić, impegnato nella difesa della salute pubblica contro i pericoli del wireless. Queste le sue domande:

“1) Qual è la posizione ufficiale dell’UE sulla Dichiarazione ministeriale “Rendere il 5G un successo per l’Europa”, firmato il 18 luglio 2017 a Tallinn, che viene interpretato in Croazia come un obbligo per ogni Stato membro di fornire una copertura della rete 5G per almeno una città in quel paese? Tale obbligo può essere imposto alle città e alle unità di autogoverno locale senza il consenso delle autorità e dei cittadini locali?

2  Esiste una direttiva UE che prevede l’obbligo di introdurre la tecnologia 5G nel 2020, vale a dire la piena copertura di almeno una città in ciascuno Stato membro?

3  Qual è la posizione dell’UE sull’appello inviato da 252 scienziati provenienti da 43 paesi alle Nazioni Unite e all’OMS, che richiede standard più severi di radioprotezione e propone la sospensione dell’attuazione della tecnologia 5G fino a quando non saranno esaminati i possibili effetti sulla salute e sull’ambiente?

Agli interrogativi di Sinčić, la risposta del commissario Breton è stata illuminante, quantomeno nel passaggio chiave in cui – una volta per tutte – si chiarisce che il 5G non è affatto un obbligo di legge per gli stati membri d’Europa ma, adottarlo, rappresenta né più né meno che una mera decisione politica. Una scelta che poi gli elettori potranno valutare:

La Dichiarazione ministeriale “Rendere il 5G un successo per l’Europa” chiede di sostenere gli obiettivi per rendere il 5G un successo per l’Europa – ha affermato Breton- si tratta di impegni politici a sostegno degli obiettivi, ad esempio rendendo disponibili le frequenze e garantendo l’interoperabilità, che in quanto tali non rappresentano un obbligo legale.

Che il 5G non sia quindi un obbligo di legge ma semplicemente un’offerta commerciale, lo aveva detto già Franca Biglio, il presidente dell’asso-piccoli comuni d’Italia (ANPCI) che dall’Aula dei gruppi parlamentari della Camera dei Deputati aveva spiegato come un Sindaco può benissimo rifiutarsi di aderire all’offerta per scongiurare un’overdose di irradiazioni sui suoi concittadini. Della replica europea di Breton però non convince il passaggio in cui il commissario rinnova il legame dell’UE con la discussa associazione privata ICNIRP, in passato già al centro di clamorosi scandali per conflitti d’interessi con l’industria delle telecomunicazioni E non convince nemmeno quando viene palesemente sviato il fulcro dell’interrogazione di Sinčić, cioé la difesa della salute pubblica, allarme supportato da ampia parte della comunità medico-scientifica internazionale, sempre più preoccupata per gli effetti del 5G. Ma resta che per il 28 Aprile 2020 il Panel per il futuro della scienza e della tecnologia (STOA) del Parlamento europeo ha in calendario un’importante audizione proprio sui rischi socio-sanitari. L’emergenza Covid-19 ha fatto slittare il programma. E’ quindi un dato di fatto che anche Bruxelles continui ad interrogarsi sull’asserita e presunta non nocività dell’inesplorato Internet delle cose. Proprio come a questo punto è ufficiale che il 5G non sia per niente un obbligo di legge. Quindi, ogni Governo – come quello italiano si assume la responsabilità politica delle proprie azioni.

Ingrossando le file dei tecnoribelli, infine anche i comitati civici di Malta aderiscono all’Alleanza Europea Stop 5G che presto darà vita alla più grande raccolta firme nel continente nella rivendicazione del Diritto d’iniziativa dei cittadini europei. Obiettivo? una moratoria internazionale.

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Un commento

  1. Le scelte che sono state fatte in Italia, come sempre, hanno escluso la partecipazione e l’informazione dei cittadini. Ora, tutti i cittadini, dovrebbero chiedere conto ai sindaci delle città in cui sono stati installati 5G, di motivare la scelta fatta! È grave che i sindaci abbiano anche autorizzato tagli di alberi per accogliere i 5G.

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