Lettera aperta a Rai e sindacato giornalisti: Covid-19, è caccia alla streghe anche sul 5G. “Bollino fake è censura per dogma di Stato!”

di Annalisa Buccieri

Egregi Amministratore Delegato RAI Fabrizio Salini e Presidente F.N.S.I. Giuseppe Giulietti,

alcune considerazioni rispetto alle dichiarazioni da Voi rilasciate nell’annunciare la nascita dell’Osservatorio permanente sulle Fake News mi sembrano doverose, per amor di verità, libertà di informazione, trasparenza e chiarezza per tutti, anche per chi non è avvezzo ad approfondire e accoglie acriticamente i dogmi della Tv di Stato.

Nuovo dogma è: tutto quello che passa dai social equivale a fake news. Fermiamoci un attimo, meditare è d’obbligo. Indubbio che, frequentando la rete, sia necessario fare discernimento. La produzione di contenuti è aperta a tutti, ed è pertanto lapalissiano che circolino distorsioni, imprecisioni, falsità e quant’altro. Ben diverso, tuttavia, è etichettare come bufale, in virtù di una grossolana e ambigua transizione, tutte le informazioni e controinformazioni che arrivano dalla rete.

Non sono stati precisati nel servizio i contenuti valutati come fake, ma di sicuro rappresenta un’inaccettabile omissione di verità classificare come bufale – succede di continuo – produzioni scientifiche di assoluta e riconosciuta autorevolezza, posizioni espresse anche da premi Nobel (disponibile a fornire riferimenti e bibliografia), ipotesi avanzate da medici e istituti scientifici, che peraltro puntualmente trovano riscontri nella realtà.

Far passare il messaggio che il Covid-19 sia un problema a sé, una sfortunata contingenza slegata da gravissimi problemi quali l’inquinamento ambientale, il 5G e l’elettrosmog in genere, la deforestazione e abbattimento massivo di alberi per finalità malsanamente economiche (inclusa la diffusione del 5G, che pare irrinunciabile e addirittura salvifica, con ogni ipotesi di correlazione archiviata come fake invece che sottoposta a verifica); ecco, trasmetterla in questi termini l’emergenza Coronavirus è evidentemente ingannevole, al di là di ogni necessità di validazione scientifica. È stato citato l’art. 21 della nostra agonizzante Costituzione.

A parte l’autogoal per cui, se è vero che la stampa è libera e non sottoponibile a censura non si capisce perché non dovrebbe essere lo stesso per le testate online che propongono una visione alternativa, vorrei rispondere con l’art. 32, tutela della salute, diritto fondamentale dell’individuo e interesse della collettività: il principio di precauzione non vale solo per il Covid e non può diventare uno slogan di scarsa credibilità; e l’art. 41, che condiziona la libera iniziativa economica privata alla garanzia della sicurezza, libertà e dignità umana. Perché mai quanto veicolato dal servizio pubblico dovrebbe essere assunto quale verità assoluta? Pubblico equivale forse a infallibile? Mai e poi mai nella storia.

Non è forse la televisione uno strumento strettamente condizionato dai tempi, dalla necessità di selezionare e “tagliare” le informazioni (i valori-notizia li ritroviamo “santificati” in tutti i manuali di comunicazione giornalistica, ciò che è “notiziabile” e ciò che non lo è..)? Definire “spacciatori di falsità” tutti i produttori e divulgatori di informazione online è una scorrettezza certamente funzionale ma francamente non tollerabile.

RIPRODUZIONE CONSENTITA, CITANDO AUTORE E FONTE

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