Varese, appello al Sindaco: tutto è fermo, noi a casa, ma perché il 5G avanza? Non è una priorità

Riceviamo dal Comitato Drizza le Antenne di Varese, aderente all’Alleanza Italiana Stop 5G, e volentieri pubblichiamo ampi stralci della lettera girata al Sindaco di Varese Davide Galimberti

Oggetto: Invito a valutare azioni amministrative finalizzate al blocco della procedura di
avanzamento lavori del piano di localizzazione 2020, in ottemperanza alle disposizioni varate per il contenimento della pandemia, per impedire l’esposizione della popolazione del Comune di Varese a fonti addizionali di inquinamento elettromagnetico artificiale e per limitare i rischi per la salute, correlati alle nuove emissioni della tecnologia 5G, in linea con il principio di precauzione europeo e della tutela costituzionale della salute e dei rapporti Stato-regioni.


Gentile Sindaco,
con questa comunicazione, in tale delicato momento storico e sociale, desidero sincerarmi che
non le sia sfuggito un item problematico in tema elettrosmog, che, dallo scorso luglio, attende una sua risposta: la notifica sull’introduzione di una tecnologia, mai sperimentata e di cui stiamo divenendo inconsapevoli cavie urbane, le chiedeva interventi fattivi per limitare le emissioni di onde elettromagnetiche artificiali, prodotte dagli impianti di comunicazione elettronica e regolamentati nella città di Varese, innovativamente dal 2008.

Come ben saprà, dal 14 marzo al 12 aprile 2020 si possono presentare le osservazioni al piano di
localizzazione dei gestori degli impianti di radiotelecomunicazione elettronica, che l’hanno sottoposto all’Amministrazione di Varese nel novembre 2019 per l’anno 2020.
Con questa comunicazione non solo le segnalo nuovamente un’imbarazzante mancanza di
rispetto delle procedure, dettate dal REGOLAMENTO COMUNALE PER LE STRUTTURE DI COMUNICAZIONE ELETTRONICA (Appendice Regolamentare al Regolamento Edilizio approvato dal C..C.. del 15,09.2008), a cui fino al 2015 ci riferivamo: la buona pratica di partecipazione dovrebbe prevedere la convocazione regolare della consulta elettrosmog, da lei stesso identificata organismo collegiale indispensabile e portata al voto dell’aula consiliare in data 6 giugno 2018, a soli due anni dal suo insediamento).
Non solo le ricordo che il problema dell’inquinamento, determinato dall’emissione di onde
elettromagnetiche artificiali, riguarda primariamente la salute pubblica. Strettamente connessa
all’ambiente in cui viviamo e al suo relativo inquinamento, è normata da linee europee e nazionali, riassunte nel nostro caro principio di precauzione, la tutela del diritto soggettivo alla salute (nozione nell’art. 32 della Costituzione Italiana e in quella dell’OMS «Health is a state of complete physical, mental and social well-being and not merely the absence of desease or infirmity»).

Non solo denuncio che continui a mancare dal 2016 un reale tavolo di confronto tra operatori e
attori amministrativi, associazioni e comitati della società civile, nonché semplici cittadini, ormai eletti a cavie da chi ci amministra senza cura: dal giugno 2016 gli unici incontri pubblici in città li ho personalmente organizzati con il Comitato DRIZZA LE ANTENNE, l’Associazione Italiana Elettrosensibili e l’Alleanza STOP 5G, dopo aver più volte invitato i delegati alla tutela ambientale a promuovere conferenze informative pubbliche e segnalato che il regolamento richiede di investire gli introiti provenienti dai gestori esclusivamente nella prevenzione sanitaria e nell’informazione al cittadino, completamente assenti dal giugno 2016 ad oggi.
Con questa comunicazione desidero richiamare alla sua memoria che il piano è stato pubblicato
all’albo pretorio in data 13 febbraio 2020 per trenta giorni, in gran silenzio e già in piena emergenza pandemica: VareseInforma non l’ha neppure elencato tra le sue news, unico rogano virtuale di comunicazione al cittadino dell’Ente.
Il quotidiano locale La Prealpina ne ha dato notizia in data 7 marzo 2020 a firma Barbara Zanetti, che mi ha interpellato sul tema, quasi fossi l’unica a curarmene o a detenerne informazioni.
L’Assessore su quella pagina ci ha svelato in un’unica avara dichiarazione «si tratta di revisione di
potenza degli impianti». Quindi, chiedo lumi sull’ART 6 (e in particolare del punto 2) e sull’ART. 8.

A tal proposito mi sento in dovere di informarLa che l’installazione e l’esercizio di impianti di
comunicazione elettronica mettono a rischio la salute pubblica. Quelli riconducibili all’innovativa
tecnologia 5G, inoltre, non sono mai stati testati su alcuno, neppure sulle mitiche SPRAGUE-DAWLEY, che si son sacrificate per noi nell’ultimo decennio alimentando le ricerche a conferma che le onde elettromagnetiche artificiali e i device destinatari, presenti nelle tasche e nelle case degli Italiani, sono nocivi per l’uomo e dannosissimi per i bambini (vedi Istituto Ramazzini, OMS e sua letteratura).
Anche la Legge di Riforma Sanitaria n. 833 del 1978 in materia di immissione di forme di energia
nell’ambiente, invita il Governo a richiedere il parere sanitario a due enti, l’Istituto Superiore di Sanità e l’ISPELS (le cui funzioni oggi sono state assunte dall’INAIL), come è stato fatto prima della
commercializzazione delle frequenze della telefonia mobile nel 1997.
Anche perché qualsiasi prodotto commerciale può essere immesso sul mercato solo dopo aver
testato, e legalmente dichiarato, il suo impatto sull’utenza, i fruitori involontari e l’ambiente.
Con questa comunicazione sono a chiederle, come rappresentante del
comitato DRIZZA LE ANTENNE, e ancor più come cittadina sensibile, di disporre
l’immediato blocco del piano di localizzazione 2020 e suo rinvio, in ottemperanza
alle disposizioni varate dal 21 febbraio sino all’ultimo dpcm 1 aprile 2020, che
proroga le misure contenitive fino al 13 aprile.
Risulta evidente sia impossibile a qualsiasi cittadino, associazione e
portatore di interesse della città di Varese produrre le osservazioni al piano di
localizzazione entro il 12 aprile 2020, senza un lavoro comune e in movimento
libero.
Tale richiesta viene formulata ufficialmente non solo in relazione al divieto
di aggregazione, lo stesso che ci impedisce di condurre la nostra vita
“abitualmente” libera, ma sostenuta dalla considerazione che gli operatori
richiedenti Telecom, Vodafone, Wind Tre, linkem e iliad (quest’ultima con ben 26
impianti attivi!) sono già presenti e ampiamente impattanti sul territorio comunale.
Pare proprio imperativo ed imprenscindibile conoscere la natura del piano di
localizzazione, prima di qualsiasi osservazione.

Converrà con me, gentile Sindaco, che non sia una priorità in questa pandemia quella di lasciar
agire indisturbati per il quarto anno di seguito gli operatori di comunicazione elettronica, soprattutto se tale piano si dimostra esclusivamente commerciale: alcuni gestori si sono fusi tra loro, quindi dispongono di più SRB di quelle elencate; altri affittano i propri impianti a terzi (vedi Tim con iliad); altri ancora operano indisturbati senza neppure chiedere il permesso e nella totale ignoranza di amministrazione e
cittadini (vedi le 24 microcelle di cui l’Assessorato non ha mai fatto parola al cittadino). Quindi, o non ne
è a conoscenza o non ne ha messo a conoscenza né cittadini, né comitati, come DRIZZA LE ANTENNE,
che si spendono gratuitamente, sostituendosi ormai di fatto a chi dispone di deleghe e risorse.
Il piano pubblicato all’albo presenta anche una precisazione inconsueta,
che potrebbe farne decadere addirittura la regolarità: sotto il titolo
PUBBLICAZIONE PROPOSTE PIANI DI LOCALIZZAZIONE 2020 DEI GESTORI DEGLI
IMPIANTI DI RADIOTELECOMUNICAZIONE ELETTRONICA tra parentesi specifica
“telefonia mobile”.

Converrà con me, che, se così fosse, parleremmo di tecnologie già in uso, mentre gli impianti
vengono richiesti soprattutto per potenziare il traffico dati e voce. Ma siamo ampiamente serviti in città da ben 105 impianti e da una rete wi-fi cittadina, sconosciuta.
La domanda è d’obbligo: l’Area VIII definisce il traffico ondivago e multimediale, a cui siamo sottoposti ancor più in questi giorni, nella vetusta categoria merceologica “telefonia mobile”?
A tal riguardo, la invito anche a regolamentare comportamenti comunitari di civiltà spiccia come
l’impiego di wi-fi in case e uffici: sarebbe molto carino che ci distinguessimo perché il Sindaco invita a accendere il wi-fi come l’interruttore elettrico: quando se ne ha bisogno. In questa guerra commerciale di giga e mascherine, ritengo saldo punto di riferimento il mio Sindaco, l’autorità preposta a indicare una regola, magari anche oraria, per il rumore che producono gli elettrodomestici, tra cui anche il router di connessione con le reti wi-fi, invadendo invisibilmente, ma sensibilmente, anche le case altrui, dove dimorano bambini.
Perché se le strade cittadine sono state impropriamente trasformate in autostrade informatiche, nelle proprie case, di diritto, si sceglie silenzio, tranquillità e basso inquinamento ambientale, luminoso ed elettromagnetico.
Inoltre, Varese ha subito anche un pegioramento in quello luminoso ed elettrico con l’introduzione
della nuova illuminazione a torrette, domicilio naturale di microcelle, ma deturpante ogni panorama dal monte,
Anche in relazione a tale rutilante piano illuminotecnico, gentil Sindaco, le segnalo lche dal 2016
l’Amministrazione non comunica più con il cittadino, ma impone scelte decise all’interno del Palazzo, senza renderne partecipe la popolazione. Il piano “Varese cambia luce”, avviato alla fine di novembre del 2018, ad esempio, è stato presentato in oratorio a Casbeno, senza invitare i cittadini: risiedo in tale castellanza, ma non ho neppur ricevuto l’invito a parteciparvi, che, per senso civico, avrei onorato e non solo in rappresentanza del comitato DRIZZA LE ANTENNE.

Gentile Sindaco, lei rappresenta anche me, suo malgrado, in quanto cittadina di Varese
primariamente. Sarebbe cortese comunicasse anche con me e non contasse sulla mia cocciutaggine da un’inguaribile curiosa che spulcia informazioni in ogni dove. Penso costantemente ai miei lettori e soprattutto a coloro che non mi comprendono quando cerco di mutuare concetti complessi in utili informazioni per il mio prossimo, magari meno dotato di strumenti di codifica.
Il Sindaco è il responsabile della condizione di salute della popolazione del suo territorio. Il
consiglio comunale condivide questa responsabilità. Allo stato attuale, per una modifica di legge non sono più i sindaci a gestire il servizio sanitario anche se a essi sono affidati poteri di programmazione, di controllo e di giudizio sull’operato del direttore generale delle aziende sanitarie locali. I compiti del Sindaco sono, quindi, comunque ampi.

Soprattutto il Sindaco deve conoscere lo stato di salute della popolazione, deve prendere
provvedimenti se le condizioni ambientali sono invivibili, se esistono pericoli incombenti e, per la direttiva Seveso, deve informare la popolazione dei rischi rilevanti cui è sottoposta.
L’Amministrazione locale è profondamente carente nell’informazione alla cittadinanza,
disattendendo nuovamente il regolamento per le comunicazioni elettroniche, che impone l’impiego di danaro introitato dagli affitti dei gestori, esclusivamente per l’informazione e la prevenzione dei rischi per la salute pubblica,
Sicura di poter contare sulla sua fattiva e autorevole collaborazione nel suo ruolo di responsabile
della salute pubblica dei cittadini, resto in attesa di risposta positiva alla sospensione del piano e di ricevere documentazione e supporto nell’interesse degli esseri umani e per la salvaguardia della flora e della fauna del territorio da Lei amministrato.

Distinti saluti

Ombretta Diaferia

Comitato Drizza le Antenne – Varese

RIPRODUZIONE CONSENTITA, CITANDO LA FONTE

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