Cellulare-tumore, dopo la sentenza d'Appello di Torino interrogazioni alla Camera (Cunial-Giannone) e al Sindaco Appendino (firma Curatella)

Il clamore della sentenza della Corte d’Appello di Torino sul nesso telefonino e tumore alla testa scuote la politica. Prima del secondo verdetto dei giudici la vittima, Roberto Romeo, aveva già raccontato in Senato il suo calvario. Dopo le frasi di circostanza del Ministro della Salute Roberto Speranza (“sono vincolanti i pareri di Organizzazione Mondiale della Sanità e Istituto Superiore di Sanità”), a Montecitorio arriva la prima interrogazione parlamentare. Dal Gruppo Misto, prima firmataria On. Sara Cunial insieme all’On. Veronica Giannone, destinatari proprio Speranza e Stefano Patuanelli, Ministro dello Sviluppo Economico. Un’interpellanza è finita pure sul tavolo di Chiara Appendino, Sindaco di Torino: la firma in calce è di Cataldo Curatella, appena sfiduciato dalla presidenza della Commissione Smart City per la sua posizione giudicata troppo precauzionista. Ecco i testi in versione integrale.

ATTO CAMERA

INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA 4/04527

Dati di presentazione dell’atto

Legislatura: 18
Seduta di annuncio: 292 del 21/01/2020

Firmatari

Primo firmatario: CUNIAL SARA
Gruppo: MISTO-ALTRE COMPONENTI DEL GRUPPO
Data firma: 21/01/2020

Nominativo co-firmatarioGruppoData firma
GIANNONE VERONICAMISTO-ALTRE COMPONENTI DEL GRUPPO21/01/2020
Destinatari

Ministero destinatario:

  • MINISTERO DELLA SALUTE
  • MINISTERO DELLO SVILUPPO ECONOMICO

Attuale delegato a rispondere: MINISTERO DELLA SALUTE delegato in data 21/01/2020

Stato iter: 

IN CORSO
Atto Camera

Interrogazione a risposta scritta di Martedì 21 gennaio 2020, seduta n. 292

  CUNIAL e GIANNONE. — Al Ministro della salute, al Ministro dello sviluppo economico. — Per sapere – premesso che:

la sentenza d’appello del 3 dicembre 2019, redatta dal giudice Mancuso a favore dell’ex dipendente Telecom Roberto Romeo ribadisce nuovamente (dopo la sentenza del 2017) l’esistenza di un nesso di causa tra esposizione a telefoni mobili e neurinoma acustico e afferma che gli studi scientifici indipendenti realizzati da studiosi esenti da conflitti d’interesse, hanno maggior valore di quelli finanziati, direttamente o indirettamente, da multinazionali interessate;

nelle motivazioni della sentenza si legge che: «Buona parte della letteratura scientifica che esclude la cancerogenicità dell’esposizione a radiofrequenze (…) versa in posizione di conflitto d’interessi, peraltro non sempre dichiarato». In quel caso, la sentenza specifica, «si ritiene che debba essere dato minor peso agli studi». Un’impostazione che viene condivisa dalla stessa corte d’appello, «essendo evidente che l’indagine, e le conclusioni, di autori indipendenti diano maggiori garanzie di attendibilità rispetto a quelle commissionate, gestite o finanziate almeno in parte, da soggetti interessati all’esito degli studi»;

i consulenti del tribunale criticano anche lo studio pubblicato nel mese di agosto 2019 dall’Istituto superiore di sanità (a firma Lagorio, Anglesio, d’Amore, Marino, Scarfì), per il quale l’uso prolungato dei cellulari «non è associato» all’incremento del rischio di tumori. A loro avviso, lo studio «usa in modo inappropriato i dati sull’andamento dell’incidenza dei tumori cerebrali» e «non tiene conto dei recenti studi sperimentali su animali» né «ha diramato raccomandazioni più stringenti sui limiti di esposizione a radiofrequenze, in particolare per bambini e adolescenti», nonostante si dichiari incerto sugli effetti associati in quell’età a un uso intenso. Studio su cui si è basata la controversa discussione in aula alla Camera della mozione che chiedeva la moratoria della diffusione del 5G sul territorio nazionale in virtù del principio di precauzione. Su tale studio si è basato anche il parere del Governo;

già nel 2012, trattando il caso di Innocente Marcolini, la Corte di cassazione, ha stabilito un legame di concausalità tra un forte uso del cellulare e un tumore;

recentemente la decisione del Tar Lazio ha richiamato i Ministeri competenti a realizzare campagne informative capillari (previste dalla legge n. 36 del 2001) sui possibili rischi di lavoratori, studenti, cittadini e soprattutto dei più piccoli e delle categorie più fragili, come gli elettrosensibili, all’esposizione prolungata e massiccia di radiofrequenze;

nel convegno «5G: rischi ed evidenze scientifiche sul wireless di quinta generazione» svoltosi alla Camera dei deputati il 5 novembre 2019, di cui il Ministero ha avuto ampia documentazione, sono stati ribaditi i seri rischi per la popolazione e in particolar modo per i bambini;

quanto indicato dalla Corte di appello, oltre a creare un precedente giudiziario, ad avviso degli interroganti, conferma in maniera insindacabile il fatto che gli studi richiamati nel rapporto dell’Istituto superiore di sanità e finanziati dall’industria non dovrebbero fondare, influenzandolo, né il ragionamento dei consulenti dei tribunali nelle cause che riguardano la telefonia mobile, né – tantomeno – chi è chiamato a legiferare in merito;

la tecnologia 5G non è stata sottoposta ad alcuna valutazione di impatto sanitario. Visto il precedente offerto dalla sentenza, potrebbe prefigurarsi, secondo gli interroganti, un danno erariale di non poco conto –:

se e quali iniziative di competenza il Governo, in vista dell’implementazione sul territorio nazionale del 5G e degli accordi già in essere con le aziende di telefonia, accordi peraltro sempre più osteggiati dai cittadini e da oltre 120 comuni e relativi amministratori, intenda adottare in considerazione di quanto ritenuto dalla corte d’appello di Torino al fine di tutelare la salute pubblica, approvando la moratoria della sperimentazione sul territorio nazionale, in linea con il principio di precauzione e di prevenzione.
(4-04527)

OGGETTO: TORINO A OCCHI E ORECCHIE CHIUSE A CAVALLO DELLE ONDE
ELETTROMAGNETICHE. DELLA SALUTE CHE NE SARA’? IL TRIBUNALE CE LO DIRA’!

PREMESSO CHE

● La normativa italiana sulla protezione dall’esposizione dalle onde elettromagnetiche
è regolata dalla L. 36/2001 che all’art. 8 c. 6 prevede la possibilità per i comuni di
pianificare il posizionamento delle antenne allo scopo di minimizzare l’esposizione
della popolazione e all’art. 10 indica che tre Ministeri (Sanità, Istruzione e Ambiente)
avevano l’obbligo di avviare una campagna informativa e di educazione ambientale
per sensibilizzare la cittadinanza sull’uso consapevole della tecnologia;
● Da maggio 2011 la IARC (Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro),
l’organismo internazionale che coordina la ricerca sulle cause del cancro e parte
dell’Organizzazione Mondiale della Sanità delle Nazioni Unite, ha introdotto gli effetti
sulla salute dovuti all’esposizione alle onde elettromagnetiche in classe 2B, ovvero
nell’elenco delle sostanze considerate come possibili cancerogeni per gli esseri
umani;
● A gennaio 2019, con sentenza del TAR Lazio n. 500 i Ministeri Sanità, Istruzione e
Ambiente sono stati condannati per non aver mai realizzato nessuna campagna
informativa e di educazione ambientale in relazione all’utilizzo della tecnologia per
minimizzare i rischi di esposizione ai campi elettromagnetici;
● La Città di Torino sta fortemente spingendo per la diffusione su tutto il territorio
cittadino della nuova tecnologia 5G, con una densità di installazione antenne
decisamente superiore in numero rispetto alle precedenti tecnologie e di dimensioni
tali da rendere, spesso, invisibili al cittadino la loro posizione;

Lungo Corso Garibaldi, all’interno dei cosiddetti MUPI sono già attualmente installate
delle antenne 4.5G che risultano operative ma manca ogni informazione in relazione
alla loro presenza e alle distanze minime da tenersi da parte delle persone che vi si
trovano a sostare o passare nelle vicinanze per minimizzare l’esposizione;
● Nella zona del Colle della Maddalena risultano installate diverse antenne emittenti
per le quali, con la Città Metropolitana, è stato definito un piano di risanamento per la
riduzione dell’esposizione alle onde elettromagnetiche; piano di risanamento mai
attuato e che ha portato, ad esempio il 25 aprile 2019, alla chiusura di una parte del
parco sottostante a seguito di una richiesta ricevuta da Arpa Piemonte e ASL TO 1
per effetto dell’eccessivo superamento dei limiti espositivi di legge;

VISTO CHE

● Il Sindaco, e per estensione la giunta nella sua interezza, è il primo responsabile
dello stato di salute dei cittadini amministrati e ha il compito di dare priorità alle azioni
di tutela in relazione ai potenziali rischi a cui la popolazione può essere esposta nel
territorio amministrato;

CONSIDERATO CHE

● In data 8 luglio 2019 il Consiglio Comunale ha approvato la mozione di indirizzo
mecc. n. 2019-02080 avente ad oggetto “Elettrosmog: dalla zonizzazione al centro di
ricerca scientifica sugli effetti dovuti all’esposizione ai campi elettromagnetici per la

salvaguardia della salute e dell’ambiente” contenente diverse misure attuabili a livello
comunale: ad es. piano localizzazione antenne, attività informative e di
sensibilizzazione in scuole e circoscrizioni sull’utilizzo consapevole delle tecnologie,
apposizione di targhette informative nei punti di installazione antenne, richiesta al
Governo di avviare uno studio indipendente sui reali rischi di esposizione, ecc.
● Alla data odierna, a oltre 6 mesi dall’approvazione di tale atto di indirizzo del
Consiglio Comunale, non risulta essere stata avviata nessuna azione concreta
a
tutela della salute per la minimizzazione del rischio di esposizione della popolazione;
ARPA Piemonte autorizza gli impianti nelle more della L. 36/2001 così come
modificata dall’art. 14 c. 8 D.L. 179/2012,
ovvero solo sulla base di valutazioni
teoriche di emissione e non esiste sul territorio una rete di monitoraggio in continuo
analoga a quella utilizzata per il monitoraggio della qualità dell’aria;

TENUTO CONTO CHE

● In data 14 gennaio 2020, la Corte d’Appello di Torino ha emesso una sentenza di
condanna verso INAIL, confermando la sentenza di primo grado del Tribunale di
Ivrea del 2017, in relazione all’insorgenza di un tumore per effetto dell’esposizione ai
campi elettromagnetici;
● Nella sentenza, la prima a livello mondiale, si riporta che “I dati epidemiologici, i
risultati delle sperimentazioni sugli animali (non contraddetti, allo stato, da altre
sperimentazioni dello stesso tipo), la durata e l’intensità dell’esposizione … che
assumono particolare rilievo considerata l’accertata – a livello scientifico – relazione
dose-risposta tra esposizione a radiofrequenze da telefono cellulare e rischio di
neurinoma dell’acustico, unitamente alla mancanza di un altro fattore che possa
avere cagionato la patologia”, ovvero si considera accertato il nesso causale tra
esposizione a campi elettromagnetici e insorgenza di tumori in linea con la
classificazione della IARC
;
● Inoltre, in relazione all’ultima relazione divulgata dall’Istituto Superiore Sanità su cui
le azioni di governo locale e nazionale si sono basate sino ad oggi, nella sentenza si
riporta che “Usa in modo inappropriato i dati sull’andamento dell’incidenza dei tumori
cerebrali, non tiene conto dei recenti studi sperimentali su animali e, pur
dichiarandosi incerto sugli effetti associati ad un uso intenso e prolungato di cellulari,
non ha diramato raccomandazioni più stringenti sui limiti di esposizione a RF, in
particolare per i bambini e gli adolescenti”, ovvero non considera affidabile tale
relazione, in linea con quanto già denunciato in precedenza da ISDE, e riporta come
si continui a non informare e sensibilizzare sul corretto utilizzo della tecnologia per
minimizzare i rischi espositivi;

INTERPELLA
La Sindaca e l’Assessore competente per conoscere:

  1. Come si intenda agire per tutelare la salute della popolazione, anche alla luce della
    recente sentenza della Corte d’Appello di Torino
    ;
  2. Quale sia il cronoprogramma per la predisposizione di un piano di localizzazione
    antenne nella Città di Torino allo scopo di governarne la pianificazione in ottica
    minimizzazione esposizione della popolazione;
  3. Quali azioni concrete siano state avviate in collaborazione con ARPA Piemonte allo
    scopo di autorizzare solo nuovi impianti o potenziamento impianti esistenti per i quali
    esistono delle misure reali eseguite in continuo e non solo dati teorici o misure
    singole;
  4. Alla luce della recente sentenza, come si intenda modificare l’azione amministrativa
    in relazione alla sponsorizzazione della nuova rete 5G per introdurre le tutele
    necessarie a protezione della popolazione;
  5. Quale sia lo stato dell’arte e il cronoprogramma aggiornato per la realizzazione
    definitiva, in collaborazione con la Città Metropolitana di Torino, del piano di
    risanamento previsto per le antenne del Colle della Maddalena;
  6. Quali interlocuzioni siano state avviate con la Regione Piemonte e i Ministeri Sanità,
    Istruzione e Ambiente
    allo scopo di avviare in tempi rapidi una campagna informativa
    sull’utilizzo consapevole delle nuove tecnologie allo scopo di minimizzarne gli effetti
    sulla salute.

Firmato
Curatella Cataldo

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