Stop 5G, il Comune di Baceno (Verbania-Cusio-Ossola) stanzia fondi per la ricerca indipendente: “verificare possibili effetti biologici” – ESCLUSIVA OASI SANA

di Maurizio Martucci

Dopo Trento, Baceno, provincia di Verbania-Cusio-Ossola: il 29 Ottobre 2019 la giunta comunale presieduta dal Sindaco Andrea Vicini ha approvato una delibera per “cofinanziare uno studio scientifico sperimentale realizzato da una istituzione scientifica indipendente da identificare ai fini di verificare possibili effetti biologici dei campi elettromagnetici a radiofrequenza (onde millimetriche) alle frequenze proposte dal 5G“.

Stanziati nel bilancio 2020 € 227,46 (€ 0,255 per abitante in un centro con meno di 1.000 residenti), l’iniziativa del piccolo comune piemontese si inserisce nell’ambito del co-finanziamento pubblico per la ricerca sul 5G già approvato dal Comune di Trento (stanziati nel prossimo biennio € 30.000) su proposta del Presidente della Commissione Ambiente Ing. Andrea Maschio, promotore di un appello a tutte le amministrazioni italiane, intervenuto sul tema nel recente convegno internazionale Stop 5G promosso dall’Alleanza Italiana Stop 5G alla Camera dei Deputati.

Lo stanziamento approvato a Baceno (si tratta del 79° Comune d’Italia ad aver ufficialmente approvato atti per la precauzione e la moratoria) è un significativo segnale politico girato indirettamente al Ministero della Salute, latitante nella valutazione preliminare sanitaria del 5G, considerata persino la disponibilità dell’Istituto Ramazzini nel mettersi a disposizione per testare gli effetti non termici e biologici delle inesplorate radiofrequenze a cui si sta invece sottoponendo milioni di italiani, costretti ad un’imperdonabile salto nel buio, ignote a tutti le conseguenze, in attesa della riclassificazione dell’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro, possibili agenti cancerogeni dal 2011.

Sul lato oscuro del 5G nell’assenza di valutazioni preliminari sanitarie, sono già intervenuti nel Senato americano e nell’Europalamento di Bruxelles, oltre che nel Parlamento italiano con la mozione a prima firma On. Sara Cunial recentemente bocciata a Montecitorio.

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