Nessun alibi: i Sindaci italiani possono fermare il 5G! Parla (l’esperto) avv. Stefano Bertone – INTERVISTA ESCLUSIVA OASI SANA

di Maurizio Martucci

Pericolo 5G e principio di precauzione. Fa discutere la posizione attendista di Matteo Biffoni (Sindaco di Prato), pubblicata in esclusiva su OASI SANA: “il fatto non sussiste. Nessuno l’ha mai segnalato a partire dal Ministero della Salute. Questa non è un’epidemia di peste”. Se la posizione cautelativa di più di 300 sindaci americani e 5 polacchi, decisi a fronteggiare pure in tribunale il 5G per tutelare i propri concittadini altrimenti esposti ai rischi delle inesplorate radiofrequenze, non è nelle strategie del primo cittadino del capoluogo toscano, dalla maggioranza in Parlamento è però l’On. Paolo Nicolò Romano (M5S, convinto sostenitore dell’ubiquitario wireless a 61 V/m) a confermare come invece sia proprio nelle facoltà del Sindaco il diritto di arginare le pericolose irradiazioni dell’Internet delle cose: è lui la massima autorità sanitaria sul territorio, è lui l’ufficiale di Governo in loco: “Principio di precauzione? Essendone responsabile la Legge dello Stato obbliga un sindaco ad avvalersene in caso di possibile pericolo per la cittadinanza”, posta su Facebook il deputato a cinque stelle del cosiddetto Intergruppo Innovazione, mentre salgono a 9 le Smart City (ultima arrivata Genova, oltre la sperimentazione per il festival a Sanremo) e tra i 120 piccoli comuni d’Italia scelti (pare a loro insaputa) dall’Agcom ci si interroga nel dubbio degli effetti biologici.

Giurisprudenza alla mano, è infatti facoltà del Sindaco emanare provvedimenti contingibili e urgenti atipici per tutelare la salute dei cittadini. Lo affermano le sentenze del Consiglio di Stato n. 256/200, del Tar del Molise n. 24 del 2000 e del Tar Lombardia n. 1868/99, così come l’ex art. 38 della Legge 8 Giugno 1990, n. 142 sull’Ordinamento delle autonomie locali, che investe il primo cittadino di ‘Attribuzioni del sindaco nei servizi di competenza statale’:Il sindaco, quale ufficiale del Governo, adotta, con atto motivato e nel rispetto dei principi generali dell’ordinamento giuridico, provvedimenti contingibili e urgenti in materia di sanità ed igiene, edilizia e polizia locale al fine di prevenire ed eliminare gravi pericoli che minacciano l’incolumità dei cittadini”. Non solo, perché in caso di inerzia del Sindaco, le ordinanze contingibili e urgenti per prevenire e eliminare gravi pericoli che minacciano l’incolumità pubblica e la sicurezza urbana (e i provvedimenti sull’incolumità pubblica sono diretti a tutelare l’incolumità fisica della popolazione), le può disporre pure il Prefetto (ai sensi dell’art. 50 e 54 del D. Lgs. n. 267/2000, modificato dal D.L. n. 92/2008, convertito dalla legge n. 125/2008, e dal D.L. n. 14/2017, convertito dalla legge n. 48/2017).

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Per capire come stanno le cose, ma soprattutto in che misura e quanto il Sindaco può intervenire per sopperire le lacune del Governo deciso ad assumersi il rischio di autorizzare l’installazione di milioni di mini-antenne a microonde millimetriche che irradieranno l’intera popolazione italiana di elettrosmog ‘possibile cancerogeno’ (Agenzia Internazionale per la ricerca sul cancro, 2011), abbiamo intervistato l’avv. Stefano Bertone del foro di Torino (studio legale Ambrosio&Commodo), noto alle cronache per le clamorose battaglie vinte in difesa della salute pubblica minacciata nell’Era elettromagnetica: sua l’arringa finale nel giudizio dell’ex manager bresciano a cui nel 2011 la Suprema Corte di Cassazione – primo caso al mondo ‘oltre ogni ragionevole dubbio’ – ha riconosciuto il nesso causale telefonino=cancro, così come sempre lui era nel collegio di difesa nel giudizio dell’Associazione per la protezione e la lotta all’elettrosmog (APPLE) per cui il Tar Lazio, dandogli ragione, ha recentemente condannato i ministeri di Salute, Ambiente e Pubblica Istruzione ad intraprendere una campagna nazionale di comunicazione per informare i cittadini dei pericoli biologici nell’uso di Smartphone e cellulari.

“Cedo che il Sindaco non debba far riferimento solo quanto affermi o non affermi il ministero della salute in materia di campi elettromagnetici ad altissima frequenza”, afferma l’avv. Bertone, appresa la posizione attendista del Sindaco pratese Biffoni – “ma ha certamente un potere conferitogli dalla legge, che è quello di emettere ordinanze contingibili e urgenti secondo il Testo unico delle leggi sull’ordinamento degli enti locali.”

Si, ma allora… avv. Bertone… come la mettiamo se un sindaco decide di non intervenire per arginare i rischi del 5G?

“Tutto sta nella valutazione di cosa sia urgente, grave, e minaccioso e di cosa sia epidemia di peste oppure un problema sanitario diffuso, meno percepibile e devastante nel brevissimo tempo, ma alla lunga ugualmente dannoso per la salute. La giurisprudenza in alcuni casi ha circoscritto questo potere sindacale subordinandolo alla impossibilità di risolvere prima il problema con gli strumenti ordinari”.

Cioè? Ci aiuti a capire meglio, il Sindaco di Prato (e come lui immagino chissà quanti altri sindaci in Italia) afferma che se il ministro della salute Giulia Grillo non proferisce verbo, perché mai proprio lui dovrebbe spingersi tanto in là, fino a sostituirsi al ministro nel ruolo di massima autorità sanitaria? E assumersi l’onore di un provvedimento non emanato dal Governo, fermando il 5G se non verrà adottata una moratoria nazionale? Perché dovrebbe farlo?

“Va bene, torniamo al Ministero della Salute, cui il Sindaco di Prato dice di far riferimento: ebbene, è provato come negli ultimi 18 anni in tema di inquinamento elettromagnetico da cellulari e cordless, il Ministero non ha emanato il decreto sulle etichettature che devono spiegare ai cittadini e ai lavoratori come ridurre l’esposizione all’elettrosmog, come previsto dall’art. 12 legge 36/2001, e mi riferisco a quanto è nella recente sentenza n° 500/19 del Tar Lazio 3Q. Ma è altresì pure provato che il Ministero in 18 anni di vigenza della medesima legge 36/2001 sulla protezione dai campi elettromagnetici non ha svolto campagne informative per la popolazione previste invero dall’art. 10 della stessa legge, come la stessa sentenza del collegio di giudici amministrativi afferma”.

E allora?

“… e il Tar ha pure smentito la ritenuta non pericolosità dei campi elettromagnetici da terminale mobile, cioè da cellulare, nonché la ritenuta conoscenza da parte della popolazione nazionale intera, di tali pericoli…”

Quindi, secondo i giudici del Tar Lazio i cittadini sono l’anello debole della catena, ignari del pericolo ….

“Così dicono. E allora, pur dovendo il Sindaco seguire un principio di legalità e pur dovendo in teoria presumere che tale principio abbia sorretto sinora l’agire delle Amministrazioni centrali, cioè di Governo e ministeri, pare evidente che questo sia un principio vero solo teoricamente, in ambito di campi elettromagnetici ad altissime frequenze in particolare, nel quale la tecnologia e la letteratura scientifica sono evolute molto più velocemente delle conoscenze dei Ministeri”.

Ci faccia capire meglio… ricerca scientifica e tecnologia corrono più velocemente rispetto alle politiche di Governo: i ministri faticano a recepirne gli aggiornamenti e, secondo lei, questa corsa contro il tempo la pagherebbe la popolazione civile, esposta a rischi sanitari che la massima autorità garante per la salute pubblica non riesce a recepire. E’ così?

“Certo! Basti pensare ai limiti di campi elettromagnetici da Stazioni Radio Base …..

… cioè le antenne spesso sui tetti dei palazzi e che col 5G diverrebbero un ulteriore milione nella variante delle mini-antenne per cui il Governo vorrebbe aumentare l’irradiazione di campo elettrico fino a 61 V/m ….. si riferisce a quelle?

“… esatto, misure che ancora per ora continuano a restare colpevolmente e pericolosamente ancorati al valore di 6 V/m quando evidenze scientifiche provano effetti sanitari negativi sulla salute umana a valori superiori a 0,2 V/m, motivo per cui si chiede a gran voce che ci si attesti sugli 0,1 V/m. Il dovere di tutelare la salute – non dimentichiamolo – è un precetto pratico, che deve cioè essere sempre e comunque implementato perché imposto a tutela di un diritto primario sancito in Costituzione e nel diritto convenzionale internazionale in capo a chiunque, in primis gli organi esecutivi pubblici”.

E allora? Avv. Bertone, proviamo a tirare le somme, in questo rompicapo con una domanda secca: un Sindaco può fermare il 5G? Si o no? …

“In definitiva, se un Sindaco si avvede che il Ministero della Salute è inerte su una certa tematica sanitaria, dovrà colmare il vuoto a tutela della salute della popolazione: dapprima, sollecitando il doveroso intervento per le vie ordinarie di quelle Amministrazioni centrali competenti e, subito dopo, in assenza di intervento, o in insufficienza, coprire lui il vuoto con provvedimenti ad hoc. Quanto questo poi sia urgente nel caso dei campi elettromagnetici ovviamente è una questione di merito ma che non ammette certamente il disimpegno per il solo motivo che appare, in una scala di valori, meno urgente rispetto, ad esempio una diga che sta per crollare sull’intero abitato, o ad un’epidemia di peste”.

Infezione di coccobacillo a parte, sul territorio il Sindaco ha tutte le carte in regola per fermare lo spauracchio del 5G ma, più che riduttiva seppur nell’urgenza di una misura di protezione sanitaria, la scelta se farlo o meno si traduce in fine in una mera scelta politica, quella di comprendere la misura del rischio nelle evidenze scientifiche che spingono per una soglia d’irradiazione a 0,1 V/m mentre col 5G il limite verrebbe portato fino a 61 V/m. E qui, gioco-forza, entrano in ballo i cittadini, gli elettori del Sindaco che, se mobilitati nella una civile e democratica rivendicazione di un diritto costituzionale, al loro primo rappresentante possono chiedere l’urgente intervento. Domanda finale: ma quanti illuminati Sindaci avranno la forza di difendere la salute dei propri concittadini? E quanti, invece, facendo finta di niente li esporranno ai pericoli del grande business voluto dall’Unione Europea?

Prezioso nel suo parere, l’avv. Stefano Bertone sarà tra i relatori del 1° meeting nazionale Stop 5G promosso Sabato 2 Marzo 2019 a Vicovaro (Roma)dall’alleanza italiana Stop 5G. Nel programma, anche il noto legale avv. Tiziana Vigni del Codacons. Infine comincia a prendere forma la rete dei Sindaci italiani Stop 5G: all’evento ‘Emergenza politica di precauzione’ hanno finora aderito i sindaci di Borgofranco d’Ivrea (Torino), Tossicia (Teramo), il Vicesindaco di Rocca di Papa (Roma) e il primo cittadino di Vicovaro (Roma) che, con la sua amministrazione, patrocina l’incontro insieme a prestigiosi enti di scienza e medicina. In attesa di ulteriori adesioni, l’ultima notizia è l’interessamento al meeting da parte del Presidente della Provincia Autonoma di Bolzano.  

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