Roma antica? Spirituale, iniziatica e sciamanica

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di Maurizio Martucci

Nessuna onniscienza. Nessuna assolutistica ‘divinazione’ per gli arcani Dèi del pantheon romano, ma semplicemente un’origine ‘altra’ (non propriamente definita, forse ‘extra-terrestre’?) per spiegare (tra le altre) la triade Giove, Marte e Quirino, dove la pratica sacro-divinatoria di pontifex e arcaiche genti dell’Urbe, risulterebbe nientemeno che un viatico d’iniziazione (privato e pubblico) per accedere a stati non ordinari di coscienza, come processo di iniziazione nel solco del mos maiorum.

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E’ questo il fulcro della ricerca condotta da Gian Matteo Corrias (filologo e storico) contenuta nel libro “Gli Dèi di Roma antica” (Uno Editori), un concentrato di ricostruzione storiografica da fonti latine in cui, al fascino dell’interpretazione argomentata di un millenario patrimonio collettivo colpevolmente oscurato dall’imperversante secolarizzazione materialistica, al piglio d’indagine revisionistico-comparatistico affianca un’attenta riconsiderazione dell’indole autentica della prisca Roma nella sua straordinaria complessità, scremati preconcetti teologici e facili ideologizzazioni. “Di una cosa possiamo essere sicuri – chiosa l’Autore d’origine sarda – l’adagio ciceroniano per cui ‘gli antichi si sono accostati da vicino agli dèi’ è certamente più che una semplice espressione metaforica”.

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Richiamati gli influssi greci ed Eleusi, per spiegare i fenomeni d’ambito misterico-iniziatico s’afferma che “la religio romana doveva avere anche espressioni autenticamente esoteriche” per interpretare il culto eleusino di Demetra, adottato a Roma con la dea Cerere, così come nell’antichissima cerimonia dei Lupercali (festa celebrata il 15 Febbraio in onore di Fauno) il culto affidato ai sodalizi sacerdotali di Roma mirava (ma non solo, l’investimento riguardava pure la sfera ‘pubblica’) a “conseguire uno stato di esistenza differente”, investito di un carattere mistico ed evolutivo di natura squisitamente spirituale.

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Per quanto apparentemente innovativa, la tesi di Corrias non è nuova: anche Corrado Cardoso in “Lupi, Guerrieri e Sciamani alle origini dei Latini” (Palombi Editori) aveva tratteggiato il tema nell’identificazione sciamanica sulle vere origini dei popoli latini, dove estasi e trance potevano conseguirsi non in stato di veglia ma nel sonno, così come Leonardo Magini in “Sciamani a Roma antica, i romani e il mondo magico” (Castelvecchi) s’era spinto ad investigare la presenza sciamanica nell’originaria civiltà e ‘religiosità’ romana, scrivendo del tempio di Fortuna Primigenia a Palestrina (Pareneste) come modello di un santuario etrusco-romano (un micro-cosmo abitato dagli ‘umani’, ripartito nelle regioni cosmiche di cielo, terra, inferi).

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Per seguire la cadenza del sentiero magico autoctono, consigliata la lettura anche di “Pandemia, almanacco pagano, festività e miti dell’antica Roma” (Macro Edizioni).

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