Elettrosmog e 5G, 200 pagine di studi sui danni per fauna e flora: 6,8 milioni di uccelli uccisi ogni anno

“Gli effetti biologici sono stati osservati ampiamente a intensità incredibilmente basse se paragonate alle odierne esposizioni ambientali di radiofrequenze onde non ionizzanti. Ampi effetti della fauna selvatica sono stati osservati su orientamento e migrazione, ricerca di cibo, riproduzione, accoppiamento, costruzione di nidi e tane, mantenimento e difesa del territorio, longevità e sopravvivenza. Sono stati osservati effetti citotossici e genotossici“. Il più importante e completo rapporto sugli effetti dell’elettrosmog su flora e fauna è stato appena pubblicato. Oltre 200 pagine, più di 1.000 riferimenti scientifici in bibliografia. Gli autori sono Blake Levitt, Henry Lai e Albert ManvilleLevitt è un giornalista scientifico, con sede nel Connecticut, e autore di Electromagnetic Fields: A Consumer’s Guide to the Issues and How To Protect Ourselves, pubblicato per la prima volta nel 1995. Lai è professore emerito presso l’Università di Washington, Seattle. Negli anni ’90, lui e NP Singh furono i primi a dimostrare che i  campi elettromagnetici ELF (60 Hz) e le radiazioni RF potevano portare a rotture del DNA. Manville è docente presso la Johns Hopkins University di Baltimora e, in precedenza, biologo della fauna selvatica presso l’US Fish and Wildlife Service.

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Il voluminoso rapporto si intitola “Effetti dei campi elettromagnetici non ionizzanti su flora e fauna” ed è diviso in tre parti:

La prima parte esamina le capacità dei campi elettromagnetici ambientali di oggi di influenzare negativamente la fauna selvatica, con maggiore attenzione per quanto riguarda le tecnologie 5G. La seconda parte esplora campi naturali e artificiali, meccanismi di magnetoricezione animale e studi pertinenti a tutti i regni della fauna selvatica. La terza e ultima parte esamina gli attuali standard di esposizione, le leggi applicabili e le direzioni future. “La perdita di fauna selvatica è spesso invisibile e non documentata fino a quando non vengono raggiunti i punti critici – affermano gli autori dell’importante rapporto – gli standard di esposizione a campi elettromagnetici cronici di basso livello a lungo termine, che ora non esistono, dovrebbero essere fissati di conseguenza per la fauna selvatica e le leggi ambientali dovrebbero essere applicate rigorosamente“. Valutando i rischi ambientali del 5G, recentemente anche lo STOA del Parlamento europeo ha commissionato uno studio sugli effetti per la natura delle radiofrequenze, tema invero completamente omesso dalle compagnie telefoniche e dalle ricerche dei governi intenti a lanciare tecnologie prive del cosiddetto rischio zero anche per flora e fauna. Nel recente libro #STOP5G (Terra Nuova Edizioni), al binomio wireless-ambiente il giornalista d’inchiesta Maurizio Martucci ha dedicato il capitolo ‘Il nemico naturale‘: secondo uno studio pubblicato dall’americano Travis Longcore, dell’USC Istituto di Scienze Spaziali del Sud California, già nel 2012 veniva quantificato in 6,8 milioni il numero degli uccelli uccisi ogni anno dalle irradiazioni prodotte dalle torri di antenne per telefonia mobile durante le migrazioni dall’America e il Canada verso l’America centrale.

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