5G, dopo 18 giorni stop allo sciopero della fame dei 135. Per ora niente 61 V/m, ma restiamo vigili (e pronti a tutto), nonostante il fango dei media negazionisti

di Maurizio Martucci

5, 61, 18, 135. Non è la kabala, né un gioco di numeri, ma la quantificazione della consapevolezza e della fermezza nelle proprie posizioni, per un’iniziativa senza precedenti che ha letteralmente fatto il giro del mondo, finita sul grande schermo, nelle redazioni del mainstream come sui banchi parlamentari: per scongiurare il 5G nella rivisitazione dei limiti di legge ad emissioni elettromagnetiche fino a 61 V/m, dopo 18 giorni consecutivi termina oggi la virtuosa staffetta dello sciopero della fame condotta da 135 cittadini (tra loro anche politici, medici, giuristi, tecnici, diplomatici e docenti scolastici oltre a tanti, encomiabili e stoici, attivisti, pronti al sacrificio intimo e personale nel nome della verità e della giustizia sociale, per la difesa del bene comune). Che l’iniziativa gandhiana e non violenta promossa dall’Alleanza Italiana Stop 5G sia stata un successo, oltre che i numeri lo dimostra la Proposta iniziale nel Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) sui 61 V/m (era la numero 15), approvata nei giorni scorsi dalla IX Commissione della Camera dei Deputati (Poste, Trasporti, Telecomunicazioni) ma improvvisamente sparita dal testo finale stilato dal Governo, formalizzato dal Parlamento e adesso nelle mani dell’Europa per il vaglio dei 40,73 miliardi di euro richiesti da Draghi per governare.

Se non c’è traccia dei 61 V/m, però sia chiaro a tutti un concetto: con quei 6,31 miliardi di euro attesi solo per il 5G e la banda ultra larga, ci inonderanno tutti di radiofrequenze onde non ionizzanti, possibili agenti cancerogeni! E lo faranno pure nei posti più remoti e nelle cosiddette case sparse, dove come nelle Smart Cities entro il 2026 arriverà l’irradiazione cumulativa e multipla prodotta senza sosta da milioni di nuove antenne e stazioni radio base, previsto persino il 5G satellitare dallo spazio. Ma, almeno per ora, non ad un valore soglia di campo elettrico pari a 61 V/m, proprio come l’Alleanza Italiana Stop 5G ha chiesto nell’immolazione dal cibo dei 135 volontari, nelle 64.000 firme raccolte nella petizione nazionale e nell’accorato appello lanciato a senatori e deputati, oltre che nelle manifestazioni di piazza, sit-in e flash mob promosse in questi giorni al grido di ‘Stop 5G, No 61 V/m’ nella grandi città (Roma, Torino, Genova, Bologna, Reggio Calabria, Perugia, Varese e Bergamo) come nei piccoli centri (Toscana e Abruzzo).

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Questo però non significa che abbiamo vinto. Anzi. E che tantomeno la lotta sia giunta al capolinea, anche perché la battaglia per l’autodeterminazione digitale, la precauzione e la prevenzione del danno dal pericolo invisibile non è affatto conclusa. Tutt’altro! Il fatto che i 61 V/m non siano stati inseriti nel PNRR oggi nelle mani di Bruxelles, non significa che il Governo – con la complicità del Parlamento a senso Unico – con un colpo di mano non potrà farlo già a partire da domani mattina, magari finiti nelle tasche dell’esecutivo quei fondi europei indispensabili per transumanizzare nel digitale l’intera popolazione, ignara delle oscure finalità della riconversione algoritmica (e robotica) di esistenza, lavoro e relazioni sociali, incostituzionalmente amputate dalla liberticida gestione politica del Covid-19. Per questo si continua, più determinati di prima, restando attenti, pronti a tutto, vigili e reattivi su quanto continuerà ad abbattersi sopra la testa degli italiani, già a partire dalle prossime ore.

Fa poi piacere apprendere che, dopo gli appelli reiterati negli ultimi tre anni, alcuni spezzoni di aree ambientaliste si siano (finalmente, benvenuti!) decisi ad interessarsi fattivamente del grave pericolo elettromagnetico, così come ha fatto piacere (anche qui finalmente, ma bentornati!) dopo alcune ‘mimetizzazioni tattiche’ rivedere l’Istituto Ramazzini prendere una posizione sullo tsunami 5G, raccolti fondi per l’ultimazione della ricerca scientifica (effetti sanitari per le bande 2G, 3G) che il mondo intero attende (prima che sia troppo tardi). L’unica nota stonata, le solite frange negazioniste dell’informazione. Passi pure con un’abbondante risata la comicità messa in scena su La 7 dal satirico Propaganda live (Zoro se l’è presa con Davide Barillari, consigliere Regione Lazio, per aver aderito a sole 24 ore di sciopero della fame: la prossima farà certamente di più! Ahahahaha, daje Zoro, ritenta: una risata ti seppellirà!), ma totalmente mendaci, pericolose, gravi, istigatrici e diffamanti (“Antenne bruciate, scioperi della fame e fake news: chi c’è dietro i gruppi anti-5G?”) sono invece le affermazioni contro i Sindaci per la moratoria e Alleanza Italiana Stop 5G rilasciate in un podcast sul sito del Politecnico di Milano da Mila Fiordalisi, giornalista direttrice di CorCom, la testata del gruppo Digital360 SpA guidato da Andrea Rangone (società quotata sul mercato di Borsa italiana, “si pone l’obiettivo di accompagnare imprese e pubbliche amministrazioni nella comprensione e nell’attuazione della trasformazione digitale e favorirne l’incontro con i migliori fornitori tecnologici, l’imprenditore Rangone insegna Ingegneria Economico-Gestionale al Politecnico di Milano, dove dal 2020 opera l’Osservatorio 5G & Beyond della School of Management, sponsorizzato dalle società di telecomunicazioni): a lei, a loro, come ad ogni altra frangia negazionista dell’informazione privata, l’appuntamento per la prova del nove lo si può dare solo che alla luce del Sole, nel confronto veritiero, nel dibattito libero e senza censura (come diritti costituzionali, sentenze dei tribunali, casistica degli ammalati e fiorente letteratura biomedica sul danno insegnano, evidentemente roba un po’ indigesta e sgradita per chi è solito sguazzare su terreni fangosi, conflitti da interessi mastodontico-ciclopici e proprio per questo portatori di un ‘verbo’ amputato, parziale, artefatto e inattendibile).

L’ultimo pensiero è però un grazie, anzi sono 135 grazie grandi come il Sole che ci scalda la vita, nonostante qualcuno lo voglia persino oscurare, pensando di tramutarci in cyborg: grazie a tutti gli uomini ed a tutte le donne di buona volontà che per 18 giorni, con encomiabile spirito di servizio ed amore disinteressato per la causa, si sono uniti e alternati nella grande catena del primo sciopero della fame Stop 5G al mondo. Una dimostrazione di consapevolezza, equilibrio e maturità. E di grande amore. Perché noi ci crediamo. E ci mettiamo la faccia, come da Esseri Umani, sempre! (ma non ditelo a quelli del CorCom, beata ignoranza).  

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