ANPCI critica ANCI e UNCEM in difesa dei Sindaci Stop 5G: sono per la salute pubblica, basta interferenze!

Si fa sempre più accesso il dibattito sui rischi del 5G. Coi Sindaci protagonisti di scelte ampiamente condivise dalle comunità locali, ma contrarie alle spericolate manovre di Governo e ai gruppi di potere, che avanzano con l’installazione di nuove antenne. Il Sindaco di Udine ha ricevuto le critiche da Confindustria Tlc (“con il no al 5G la città resta in periferia”), mentre l’Unione Nazionale Comuni Comunità Enti Montani (UNCEM) e l’Associazione Nazionale Comuni d’Italia sezione Piemonte (ANCI) hanno svilito la battaglia dei primi cittadini in difesa della salute pubblica nel riduzionismo antistorico del ritorno al passato. Un vecchio adagio per nascondere scomode verità: “Dire NO all’innovazione – hanno affermato Bussone (UNCEM) e Pianetta (ANCI) – significa restare nel ‘piccolo mondo antico‘.  La replica non s’è fatta aspettare. A nome dell’Associazione Nazionale dei Piccoli Comuni d’Italia, il presidente nazionale Franca Biglio ha rivendicato autonomia e indipendenza nelle scelte dei sindaci Stop 5G facendo di tutela sanitaria e progresso sostenibile il cuore delle posizioni cautelative assunte dai quasi 450 Comuni Stop 5G.Noi Sindaci – ha replicato la Biglio – in questo tragico momento di pandemia Covid 19, emaniamo ordinanze di divieto per bloccare un nuovo pericolo, perché le nostre comunità sono già particolarmente colpite e abbiamo ben altro a cui pensare che ad un’offerta commerciale.Ecco la lettera aperta inviata alle testate giornalistiche piemontesi.

Gentile Direttore,

le scrivo letto l’articolo dal titolo “5G, l’appello di UNCEM: “Dire no all’innovazione è rimanere nel “piccolo mondo antico”. I sindaci s’informino” pubblicato sulla testata giornalistica on-line l’11 maggio scorso, dopo l’appello lanciato da Marco Bussone Presidente UNCEM e Michele Pianetta, Vicepresidente Anci Piemonte.

Le scrivo per sottolinearle gli sgradevoli toni e contenuti usati da chi – per altro non essendo Sindaco, quindi senza titolo alcuno – si permette di invitare imperativamente noi primi cittadini, depositari della tutela della sanità pubblica, ad assumere decisioni che potrebbero essere pericolose per la sanità della propria comunità, facendo credere ad ignari lettori come informarsi sulla tecnologia 5G significhi abbracciare unicamente tesi negazioniste del rischio.

Come certamente poi ben sa, egregio Direttore, un Sindaco non è sbrigativamente il rappresentante di un’associazione privata più o meno rappresentativa di enti locali, ma il garante della sanità sul territorio. Desidero ricordarLe che il TAR Campania, su richiesta di un comitato di cittadini, ha di recente bloccato l’installazione di un’antenna 5G a Quarto (Napoli) dove il sindaco aveva già emesso un’ordinanza.

Desidero, altresì, ricordare ai due rappresentanti quanto rimarcato nella recente sentenza emessa dalla Corte d’Appello di Torino ed emessa in favore di un cittadino piemontese danneggiato da un tumore alla testa correlato all’esposizione dei campi elettromagnetici. Riscontrati gli “effetti nocivi sulla salute umana”, il 15 Gennaio 2019 il TAR del Lazio ha così condannato i Ministeri di salute, ambiente e pubblica istruzione a promuovere un’adeguata campagna informativa “avente ad oggetto l’individuazione delle corrette modalità d’uso degli apparecchi di telefonia mobile”; mentre una serie di sentenze emesse nell’ultimo decennio dalla magistratura internazionale e italiana (l’ultima dal Tribunale di Monza nel Marzo 2019) attestano il danno da elettrosmog, l’elettrosensibilità e il nesso telefonino=cancro oltre ogni ragionevole dubbio (Cassazione 2012), tanto che note compagnie internazionali di assicurazione come Swiss Re e Llyoid’s non ne coprono più il danno e l’Alleanza Contro il Cancro (fondata dal Ministero della Salute, ne fa parte pure l’Istituto Superiore di Sanità) sta studiando le cause di un tumore maligno al cervello (glioblastoma) puntando sull’invisibile inquinamento dei cellulari. E mi fermo qui.

La strumentalizzazione della polemica intorno ai rischi del 5G, quindi, viene per altro gravemente perpetrata nell’articolo in oggetto quando si tende persino ad equiparare misure idonee alla tutela della salute pubblica come ad una sorta di retrograda lotta in stile medioevale. Noi chiediamo l’utilizzo funzionale di una tecnologia protetta (come quella via cavo: BUL banda ultra larga) rispetto a quella che usa onde non ionizzanti, inserite nella lista degli agenti cancerogeni stilata nel 2011 dall’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro dell’Organizzazione Mondiale della Sanità.

Per questo, dall’uscita dell’articolo di Targatocn, ho iniziato a ricevere telefonate da parte di numerosi sindaci indignati, in modo particolare dai colleghi Carlo Bubbio di Sambuco e Gianluca Monaco di Valloriate, dove mi pregano di continuare a sostenere la linea precauzionale promossa dall’ANPCI in rete con l’Alleanza Italiana Stop 5G e con le centinaia di sindaci contrari all’ennesima invasione wireless. Le ricordo che questa è la posizione anche dei sindaci di città quali Udine, Pistoia, Vicenza, Grosseto, Foggia, Messina, Fermo e Siracusa, ma pure di tanti piccoli centri piemontesi.

Nel 2019 il Comitato Scientifico sui rischi sanitari ambientali ed emergenti (SCHEER) della Comunità Europea ha affermato che il 5G “evidenzia criticità sconosciute sui problemi di salute e sicurezza. Gli effetti della radiazione elettromagnetica sono stati generalmente ben studiati, e ancora “l’esposizione ai campi elettromagnetici potrebbe influenzare l’uomo, inoltre rimane un’area controversa e gli studi non hanno fornito prove chiare dell’impatto su mammiferi, uccelli o insetti. La mancanza di prove chiare per informare lo sviluppo delle linee guida sull’esposizione alla tecnologia 5G lascia aperta la possibilità di conseguenze biologiche non intenzionali”».

 E allora, perché tutta questa mobilitazione quando paesi come Svizzera, Slovenia, Nuova Guinea e Nigeria hanno bloccato il 5G? Il 5G si serve di inesplorate radiofrequenze prive di studi preliminari sul rischio per la salute della popolazione che si troverebbe esposta alle irradiazioni di ubiquitari campi elettromagnetici a microonde millimetriche da antenne installate sui lampioni della luce, nei tombini dei marciapiedi, sui balconi dei palazzi e persino dentro le case, collegate oltre che col Wi-Fi dallo spazio da satelliti in orbita e droni nel cielo per coprire il 98% del territorio nazionale (comprese tutte le montagne come vorrebbe UNCEM) di radiofrequenze e servire il 99% della popolazione con il wireless di quinta generazione.

Ecco perché riteniamo corretto lasciare che ogni sindaco, con i propri cittadini, decida il meglio per la propria comunità, senza appelli ed interferenze da parte di alcuno, visto poi che lo stesso Parlamento Europeo ha di recente chiarito che il 5G non è una legge ma una scelta politica e che personalmente ho ricevuto nota dall’ASSTEL sul fatto che non si tratta di una “sperimentazione”, ma di una mera offerta commerciale. In tal caso si tratta quindi di una opzione che si può scegliere o meno. E noi, appellandoci al principio di precauzione, abbiamo scelto la sospensione.

In questo tragico momento di pandemia Covid 19, emaniamo ordinanze di divieto per bloccare un nuovo pericolo: le nostre comunità sono già particolarmente colpite e noi Sindaci abbiamo ben altro a cui pensare che ad un’offerta commerciale.

Coi migliori auguri di buon lavoro

Franca Biglio

Presidente nazionale ANPCI

RIPRODUZIONE CONSENTITA, CITANDO AUTORE E FONTE

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