Stop 5G, Sasco (ex IARC): “cellulari-tumori-bambini, un diritto sapere.” Arazi (PhoneGate): “ci ingannano da decenni.” CONVEGNO INTERNAZIONALE STOP5G – TERZA PARTE

OASI SANA pubblica a puntate gli interventi video e gli atti scritti dei relatori intervenuti nel 1° Convegno internazionale Stop 5G dal titolo “Moratoria nazionale, 5G tra rischi per la salute e principio di precauzione” organizzato a Roma dall’Alleanza Italiana Stop 5G il 5 Novembre 2019 presso la Camera dei Deputati, nell’Aula dei Gruppi Parlamentari di Montecitorio.

TERZA PARTE – Intervento della dott.ssa Annie J. Sasco, francese già nel team leader dell’unità di ricerca Epidemiology for Cancer Prevention in Inserm (NIH) presso la scuola di sanità pubblica del Victor Segalen Bordeaux 2 Università in Francia. Ha lavorato per 22 anni presso l’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro (IARC), e per 9 anni è stata capogruppo e poi capo unità di epidemiologia per la prevenzione del cancro e per altri due anni come capo sostituto del programma di controllo del cancro del Organizzazione mondiale della sanità (OMS).

Intervento del dott. Marc Arazi, medico francese, presidente della PhoneGate Alert Ong. E’ stato di recente a Bruxelles nel Parlamento Europeo per denunciare lo scandalo: “Miliardi di consumatori sono stati consapevolmente fuorviati sui reali limiti di esposizione alle onde elettromagnetiche nell’utilizzo dei cellulari a contatto col corpo, tenuti in tasca, in mano o nel reggiseno”. Il più grosso scandalo al mondo sull’irradiazione irregolare emessa da Smartphone e telefoni cellulari si chiama PhoneGate. E’ scoppiato in Francia nel 2017 dopo l’avanzata delle ricerche di Arazi.

Video ripreso dal canale Youtube della Web TV Pandora Tv, foto Lucio Russo, traduzione dal vivo francese-italiano a cura del Prof. Diego Simini, testo integrale dell’intervento gentilmente trascritto da Odiele Nazart.

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1.53′- Sono un medico e ho passato la vita per evitare alcuni casi di cancro nel mondo. Voglio proteggere i bambini del mondo. Per fare ciò bisogna fare della scienza seria, dire qualcosa solo quando si è sicuri. Ma allora dobbiamo parlare. È per questo che sono venuta.

1.56′- Cosa sappiamo sul 5G? Niente o quasi niente. Però sappiamo qualcosa sui 2G e 3G e i CEM in generale. E quello che sappiamo dovrebbe preoccuparci molto per il 5G. Come si dimostra un legame tra un agente e il cancro? Con 2 tipi di cose: gli studi epidemiologici, e gli studi in laboratorio, sugli animali o altri. Lorenzo Tomatis , dal 1969 con la IARC ha iniziato a mettere insieme le due cose, e posto le basi delle monografie sugli agenti sui quali c’è un sospetto di cancerogenicità , per il bisogno, a partire dalla scienza, di agire. Una monografia è almeno il risultato di 2 anni di lavoro. Poi per 10 giorni il gruppo si riunisce per esaminare tutti gli studi pubblicati. Sono esperti, preferibilmente indipendenti, ma diventa sempre più difficile essere sicuri che gli esperti siano indipendenti. Fanno dei riassunti sui diversi aspetti, e finalmente decidono per una classificazione, con delle regole molto precise.

2.01′- I campi elettromagnetici sono finiti nel gruppo 2B. La IARC finora ha studiato 1013 sostanze: 120 nel gruppo 1-cancerogeno certo per l’essere umano; 82 nel gruppo 2A- cancerogeno probabile; 311 nel gruppo 2B-cancerogeno possibile; 500 nel gruppo 3-non classificabile (Il fatto di dire“non lo so” non significa che non sia cancerogeno; dire “non so se c’è un rischio” è diverso da: “so che non c’è un rischio”).

2.02′- Parlerò solo della monografia sui campi elettromagnetici, fatta nel 2011 e pubblicata nel 2013. Le frequenze interessate vanno dal 30 kHz fino al 300 GHz, quindi non copre solo i telefoni cellulari ma anche il wifi e altre frequenze. È importante perché certe persone pensano che la monografia riguardi solo i telefonini e che non ci sia da preoccuparsi per il wifi ad esempio. Quando hanno esaminato la classificazione, la maggior parte degli studi che c’erano erano studi fatti sopratutto nei paesi del Nord, fatti dallo svedese Lennart Hardell, e uno studio internazionale fatto dalla IARC: Interphone. C’era anche uno studio di coorte danese. Per gli studi sperimentali, c’erano studi che trovavano un rischio, altri no, e quindi non si sapeva bene.

2.04′- Parlerò solo di epidemiologia perché è il mio settore. Per quel periodo della classificazione del 2011, parlerò solo di 2 studi. Poi più avanti parlerò di studi sui bambini. Hardell deve essere riconosciuto come il primo epidemiologo clinico ad occuparsi dei CEM, ed è stato fra i primi, in Svezia, a fare studi. È stato il primo a guardare se incideva l’età alla quale si incominciava a usare un telefono mobile. In questo studio degli anni 2000, considerava giovane una persona che ha iniziato ad usare il telefono cellulare prima dei 20 anni (adesso si inizia a 3 o 7 anni). È stato il primo a far vedere che quando si usa il telefonino prima dei 20 anni, è molto peggio che dopo, con un rischio moltiplicato per 3 di sviluppare un tumore al cervello. Il suo studio conclude che c’è un rischio nell’usare il telefono cellulare o un telefono cordless (DECT).

2.07′- Parlerò adesso dello studio Interphone. È stato fatto in 13 paesi (tra cui l’Italia), ed è iniziato alla fine degli anni ’90. Lo studio è stato fatto bene (anche se presenta dei problemi, come ogni altro studio, nessuno è perfetto). È costato circa 20 milioni di dollari, di cui una parte veniva dall’industria della telefonia. Diciamo che c’era un conflitto di interesse “limitato”. Significa anche che i finanziatori seguivano ed erano informati sui contenuti dello studio. È uno studio molto grosso, con più di 6000 “casi”, un numero anche maggiore di “controlli”. È stato fatto tra il 1999 e il 2004. A quell’epoca pochi avevano il cellulare e lo usavano solo per telefonare, e non per mandare messaggi, guardare un film o altro. Quindi, erano esposti a dei livelli e per delle durate molto inferiori a quanto avviene oggi. Alcuni paesi hanno iniziato a dare i risultati nel 2004, alla fine dello studio. Abbiamo dovuto aspettare il 2010 per vedere lo studio pubblicato. Perché? Non lo so. Ma questo lasso di tempo mi sembra un po’ lungo. Per mettersi d’accordo sulle parole che sarebbero state scritte attorno ai numeri? Ma finalmente è uscito. Prima che uscisse, sono usciti i risultati di alcuni paesi (non dell’Italia, non sono mai stati pubblicati separatamente), dove si vedeva quello che è stato visto al livello dell’analisi completa. Cosa si vede? Era considerato un uso “regolare”dare almeno una chiamata alla settimana per 6 mesi. Era un altro mondo di quello di oggi. Non dobbiamo ridere. Hanno fatto quello che potevano fare con la situazione di allora. Il fatto interessante era che dai risultati paese per paese, si osservava che i più grossi utilizzatori hanno un rischio più alto di tumore al cervello. Lo considero un risultato importante, anche se i redattori hanno provato a minimizzare nei commenti. Quando il rischio più alto viene osservato tra gli individui più esposti, e sopratutto quando il rischio è più alto dal lato in cui si tiene il telefonino, non può essere un caso. Quindi la conclusione come è stata scritta mi dà un po’ fastidio. Dice: “Complessivamente, non è stato osservato nessun aumento del rischio di glioma o meningioma correlato all’uso di telefoni mobili. Ci sono indizi di un aumentato rischio di glioma ai più alti livelli di esposizione, ma errori metodologici e di altrogenere impediscono di trarre un’interpretazione causale.” Almeno hanno pubblicato questo, e si vede che i risultati Interphone vanno nello stesso senso di quelli di Hardell.

2.14′- Siccome ci vuole tempo per sviluppare un tumore, credo che non potevamo aspettarci di più. Quando un’agente è nuovo nella società, non possiamo aspettarci di avere dei casi di tumore la settimana dopo. Per l’amianto che conoscete bene in Italia, ci sono voluti 40 anni prima che fosse riconosciuto cancerogeno. Per i telefoni cellulari siamo solo all’inizio. Dico che conviene considerare lo studio Interphone, non è uno studio “negativo”, si trova quello che si poteva trovare attorno al 2000 per i primi utilizzatori del telefono cellulare. Stessa cosa per il neurinoma dell’acustico (non è un cancro, ma un tumore benigno, che dà problemi di udito e di equilibrio e la chirurgia, quando si deve usare, è pesante): utilizzano quasi le stesse frasi, ma si osserva anche per il neurinoma acustico un rischio maggiore per chi usa di più il telefonino.

2.16′- Con questi studi, la IARC ha messo i CEM nel gruppo 2B, perché l’evidenza era limitata (a quel tempo era vero) sia per gli umani che gli animali di laboratorio. Questa classificazione rifletteva la situazione di allora. Prima della riunione degli esperti, ho mandato una lettera per far notare il conflitto di interesse del presidente della commissione. È stato rimosso, ma ne è rimasto lo stesso qualcosa.

2.17′- Adesso parlerò dei bambini, perché sono il nostro futuro. Da 30 anni, c’è un aumento dei tumori fra i bambini ed è preoccupante. In particolare, la situazione sembra molto preoccupante in Italia. È importante capire perché questi bambini presentano un maggior numero di tumori oggi che 30 anni fa. Nel 2001, la IARC aveva classificato i ELF (extremely low frequency electric and magnetic fields) delle line elettriche di alta tensione in classe 2B anche loro, basandosi su studi che evidenziavano un rischio aumentato di leucemie nei bambini.

2.19′- Ecco una diapositiva con lo studio di Om Gandhi che fa vedere che se un bambino ha un cellulare contro la testa, la parte di testa esposta è molto più importante che in un adulto. Parlerò di 2 studi che riguardano i tumori del cervello fra i bimbi e adolescenti. Il primo è CEFALO. State attenti alle date: lo studio CEFALO è stato accettato per la pubblicazione il 7 giugno 2011. Ma quando è finita la riunione della IARC per la classificazione dei CEM ? A fine maggio 2011, con un comunicato stampa il 31 maggio. Una settimana dopo usciva lo studio CEFALO! Per le altre monografie, quando la IARC sa che uno studio importante sta per uscire, contatta le riviste per affrettare la pubblicazione e poter prendere in considerazione lo studio nella monografia. Inoltre, 3 autori di CEFALO erano anche nella monografia della IARC (1 come esperto e gli altri 2 come segretari)! Queste 3 persone sapevano che esisteva lo studio CEFALO, ma non c’è neanche una parola al riguardo nella monografia. Perché è preoccupante? CEFALO era uno studio caso-controllo, come Interphone, ma mirato sulla fascia di età dai 7 ai 19 anni. Era fatto su 4 paesi: Danimarca, Norvegia, Svezia e Svizzera, con finanziamenti misti (non conosciuti in dettaglio). Ecco i risultati come sono stati pubblicati: “non c’è un rischio di tumore al cervello”. Faccio notare che il rischio relativo è di 1,36 ma lo studio è troppo ridotto per numero di casi affinché il risultato fosse considerato come statisticamente significativo. Questa è la nuova religione. Non dirò che hanno fermato lo studio prima che fosse abbastanza grande per essere statisticamente significativo. Ma mi dà molto fastidio che sia scritto in modo così chiaro che questo studio dimostra che non c’è nessun effetto dell’uso del cellulare nei bambini. Ma se invece di leggerei commenti si guardano i risultati nelle tavole, si vedrà che su 116 rischi relativi, 97 sono superiori a 1, di cui 7 statisticamente significativi. Il che significa che c’è un rischio per alcune categorie. Il rischio è moltiplicato per 2 nei bambini che hanno da più tempo un abbonamento per il cellulare. Quindi questo studio che è sempre stato detto “negativo” in realtà non lo è per niente. Non so che cosa sarebbe successo se questo studio avesse fatto parte della monografia. Forse alcune persone si sarebbero preoccupate di questi risultati. Ma il peggio devo ancora spiegarvelo.

2.23′- MOBI-KIDS è uno studio sul cancro nel cervello dai 10 ai 24 anni, fatto in 14 paesi (incluso l’Italia). Il protocollo è stato fatto bene. Siccome è finanziato in gran parte dalla Commissione Europea, dovevano consegnare un rapporto finale il 13 gennaio 2017. Lo studio era finito dal dicembre 2015, avevano speso i soldi, dovevano rendere conto di che cosa avevano fatto. Ma in questo rapporto dicono cos’hanno fatto, che questo studio è importante, che susciterà molto interesse, che è in preparazione una pubblicazione su una rivista e… non pubblicano i risultati ! Tutt’ora, 3 anni dopo, i risultati non sono ancora pubblicati! Da 2 anni faccio conferenze ripetendo: perché non abbiamo questi risultati ? E a differenza di Interphone non abbiamo nemmeno i risultati dei singoli paesi. Così si potrebbe vedere qualcosa come abbiamo fatto per Interphone. Qui non abbiamo niente. E non ne posso più di aspettare questi risultati. O lo studio non trova niente, allora va bene, almeno per il rischio dei cancro. Oppure, se c’è qualcosa, se i risultati sono come quelli di CEFALO, ma adesso con un numero di casi molto più grande (almeno il doppio), diventerebbero tutti statisticamente significativi e i CEM sarebbero classificati nel gruppo 1. In più questo studio è stato pagato dalla Commissione Europea, quindi da noi, e abbiamo bisogno, abbiamo il diritto di conoscerne i risultati. Dobbiamo proteggere le donne incinte e i bambini, ma ci sono le antenne e non possiamo metterli in campi da concentramento. Quindi bisogna proteggere tutti. Credo che i responsabili locali, i sindaci di piccoli paesi (nelle grandi città è più complicato) hanno voglia di proteggere la popolazione, ma non hanno i mezzi per proteggerla. Ippocrate diceva: “Primum non nocere“: prima di tutto non nuocere, evitare di fare del male. Dove sono gli epidemiologi italiani? Voi avete dei bravi epidemiologi. PERCHÉ NON C’È PIÙ NESSUNO CHE PARLI DELLA NON PUBBLICAZIONE DI MOBI-KIDS ? Chiudo con questa citazione: “Il silenzio non è neutralità, è complicità.”

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