Attenzione: il 5G vuole azzerare Regolamenti e poteri dei Sindaci. Appello all’ANCI: “Sventate il tentativo, rafforzate i Piani per le antenne”. O sarà la fine…. ESCLUSIVA OASI SANA

Antenne ovunque, regolamenti comunali inutilizzabili, wireless dappertutto senza più limiti. L’incubo del 5G è alle porte! I cittadini denunciano il prefigurarsi di uno scenario da brividi che non temono di definire “agghiacciante” e si rivolgono all’Associazione Nazionale Comuni d’Italia per tentare, in extremis, di sventare un piano ordito nei meandri di ambigue riforme normative che, se attuate, minerebbe alla radice ogni tentativo di difesa della salute pubblica da parte dei Sindaci, defraudati dei poteri contro i pericoli delle pervadenti radiofrequenze. Sarà un caso, ma il tentativo di riforma arriva proprio all’indomani dell’azione intrapresa con successo dall’alleanza italiana Stop 5G che, tra i vari municipi d’Italia, è ora arrivata al ragguardevole numero di circa 40 tra Comuni e Sindaci dichiaratamente Stop 5G (diverse mozioni e delibere sono infatti già state approvate, anche tra i 120 piccoli comuni individuati dall’AgCom all’insaputa dei Sindaci stessi).

Nonostante l’ANCI abbia recentemente sponsorizzato il progetto ‘Piazza Wi-Fi Italia’ promosso dal Ministero dello Sviluppo Economico in parallelo all’avvio del 5G, proprio l’assise dei primi cittadini italiani è ora oggetto di un accorato appello lanciato dal Coordinamento dei Comitati Romani contro l’Elettrosmog, paladini della difesa del Regolamento: adesso spingono i Sindaci a non farsi destituire dei poteri sulle regolamentazioni per l’allocazione d’infrastruttura tecnologica in territorio amministrato.

Un depotenziamento dei Regolamenti comunali sulle Stazioni Radio Base (cioè le antenne spesso sui tetti dei palazzi) attuato in ossequio alle richieste delle aziende del 5G, in definitiva si tradurrebbe in un azzeramento legalizzato di qualsiasi margine di manovra ancora in mano ai Sindaci che, spogliati pure di questo strumento tecnico-amministrativo, vedrebbero ridotte al lumicino le possibilità di bloccare sul proprio territorio l’avanzata dello tsunami elettromagnetico di quinta generazione.

Certo, resterebbe sempre la carta dell’ordinanza urgente e contingibile che il Sindaco, massima autorità sanitaria in loco, può avvalorare per bloccare il 5G in attesa di risultati certi sugli effetti a medio-lungo termine per la popolazione altrimenti irradiata.

OASI SANA riporta in esclusiva la versione integrale del comunicato stampa firmato dal coordinatore capitolino Giuseppe Teodoro.   

Mentre è in atto un’offensiva per depotenziare il ruolo dei sindaci sul tema della sicurezza, con l’affidamento ai prefetti di maggiori poteri, i primi cittadini a breve verranno scavalcati anche su un altro fronte, quello della titolarità a gestire sotto il profilo urbanistico la localizzazione degli impianti di telefonia mobile.

L’art. 8, 6° comma della Legge Quadro sulla protezione dai campi elettromagnetici, n° 36 del 2001, affida ai comuni la facoltà di adottare un Regolamentoper assicurare il corretto insediamento urbanistico e territoriale degli impianti radioelettrici, di radiodiffusione e di telefonia mobile nonché al fine di minimizzare l’esposizione della popolazione ai campi elettromagnetici”.

Si tratta di uno strumento che, accompagnato dal Piano settoriale urbanistico, offre ai sindaci la possibilità di governare il fenomeno di “antenna selvaggia”, evitando, attraverso una oculata pianificazione, il far west elettromagnetico che, spesso, espone la popolazione ai rischi dell’elettrosmog e concorre ad abbrutire lo skyline delle città.

 Recentemente l’Antitrust ha effettuato una duplice segnalazione, lamentando:

  1. (AS 1551) ritardi ed ostacoli allo sviluppo delle reti di comunicazione elettronica e del 5G da parte di Arpa, Regioni e Comuni, che determinerebbero gravi ripercussioni per il Paese;
  2. (AS 1576) intralci e rallentamenti causati dal comportamento ostativo del Comune di Roma in merito ad alcune richieste inevase di installazione di antenne.

Appare evidente che entrambe le segnalazioni mirano a depotenziare lo strumento del Regolamento di cui all’art. 8 e, se dovesse cedere questo argine allo strapotere degli operatori, i sindaci di tutti i comuni italiani si troverebbero improvvisamente disarmati e costretti a subire l’assalto di migliaia e migliaia di impianti; ciò peraltro coincide con la delicata fase di avvio della diffusione della inesplorata ed invasiva tecnologia 5G, che inevitabilmente gli enti locali si troveranno impreparati ad affrontare per offrire adeguate risposte in termini di sicurezza alle popolazioni.

Se a questo scenario agghiacciante aggiungiamo la recente iniziativa del Consiglio di Stato, che ha sospeso il ricorso in appello, proposto dai gestori sul Regolamento del Comune di Roma, rinviando con Ordinanza 2033 del 27 marzo scorso gli atti alla Corte di Giustizia europea, per sapere se i vincoli opposti dagli enti locali con i regolamenti violano la Direttiva sul Servizio Universale di Comunicazione, si può concludere che queste vicende rappresentano un attacco frontale a danno dei regolamenti, con il chiaro obiettivo di affievolire competenze e funzioni dei comuni.

A questo riguardo i comitati e le associazioni italiane a tutela della popolazione dall’elettrosmog lanciano un accorato appello all’ANCI, affinché:

  1. intervenga in ogni sede per sventare il tentativo di indebolire le competenze dei sindaci ed evitare di consegnare le città nelle mani delle multinazionali delle telecomunicazioni;
  2. agisca, viceversa, con determinazione per rafforzare il potere di pianificazione territoriale affidato agli enti locali, già sancito dalle normative nazionali e ribadito in numerose sentenze della Giustizia Amministrativa.                                                               

Giuseppe Teodoro

Coordinamento dei Comitati Romani contro l’Elettrosmog

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