Microplastiche, metalli ed isole di plastica: non è piu’ sicuro (nemmeno) il bagno in mare? Occhio poi al pesce tossico ….

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“Nelle acque marine superficiali italiane si riscontra un’enorme e diffusa presenza di microplastiche comparabile ai livelli presenti nei vortici oceanici del nord Pacifico, con i picchi più alti rilevati nelle acque di Portici (Napoli) ma anche in aree marine protette come le Isole Tremiti (Foggia).”  Lo dicono l’Istituto di Scienze Marine del CNR di Genova (ISMAR), l’Università Politecnica delle Marche (UNIVPM) e Greenpeace Italia a seguito dei campionamenti nelle nostre acque realizzati durante il tour “Meno Plastica più Mediterraneo” della nave ammiraglia di Greenpeace, Rainbow Warrior, che la scorsa estate ha visitato le coste del Mediterraneomare (4)Lo scorso anno aveva denunciato il caso Franco Borgogno, giornalista, fotografo e guida naturalistica, autore del libro ‘Un mare di plastica’ (Nutrimenti editore), in cui sostiene che ci siano “quasi 5500 miliardi di pezzi di plastica galleggiano nei mari di tutto il mondo. Circa trecentomila tonnellate, cinquanta grammi per ogni essere umano presente sulla Terra. Numeri in continua, esponenziale crescita: si stima che nel 2050 il peso delle plastiche in mare supererà quello dei pesci. Queste sono le dimensioni del problema ‘rifiuti di plastica’ nell’oceano. Negli ultimi anni il tema ha conquistato un interesse crescente e in molti, dal papa all’Onu, dalle stelle di Hollywood alla Commissione Europea, hanno sollecitato attenzione e soluzioni”.

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“Per la prima volta, nell’agosto 2016, un gruppo di ricercatori ha percorso il mitico passaggio a Nord Ovest, dalla Groenlandia al Canada Occidentale, per raccogliere dati sulla presenza di plastiche e microplastiche in quel tratto estremo del mare Artico, luogo preziosissimo per la fauna marina“.

Anche Nicolò Carmineo ha affrontato la questione nel 2015, dando alle stampe il libro (molto ben documentato) ‘Come è profondo il mare: Dal nostro inviato nella più grande discarica del pianeta. La plastica, il mercurio, il tritolo e il pesce che mangiamo’ (Chiarelettere): “Quanta plastica può tollerare il nostro organismo? Quanto mercurio c’è nel pesce che mangiamo? L’Adriatico è una discarica di tritolo? Perché meduse e alghe aliene invadono i nostri mari? A queste domande pochi sanno rispondere, non vi è coscienza di quanto oggi accade nel mare, come e perché il Mediterraneo e gli oceani stiano mutando rapidamente sotto i nostri occhi inconsapevoli. Da qui nascono tre reportage che Carnimeo ha scritto navigando oltre le rotte convenzionali nel mare di plastica, nel mare di mercurio e nel mare di tritolo: un’immensa discarica, fotografia e conseguenza del modo in cui abbiamo scelto di vivere. C’è però chi non ci sta a lasciare questa pesante eredità alle generazioni future. Un libro che è denuncia e racconto insieme“.

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Sulla tossicità dei pesci si pensa – secondo Repubblica – che derivi “dall’accumulo di una neurotossina chiamata Tetrodotossina (TTX), che è prodotta da batteri presenti nell’intestino dei pesci e che si concentra soprattutto nel fegato, nelle uova e nell’intestino stesso, anche se a volte si può riscontrare anche nel muscolo. Se ingerita, la TTX può comportare conseguenze particolarmente gravi per la salute (la tossina è circa 100 volte più tossica rispetto al cianuro di potassio) ed è per questo che i pesci palla non devono essere in alcun modo commercializzati o consumati”.

Riproduzione consentita, citando fonte

 

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