Nanopatologie (e MCS), ricerca imbavagliata da perquisizioni e sequestri (di Stato)? Stefano Montanari: “Il mio lavoro dà fastidio? E a chi?” Le reazioni dal Web

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di Maurizio Martucci

Giovedì 22 Febbraio 2018, ore 8.30. Su mandato della pubblica ministera Valentina Salvi della Procura della Repubblica di Reggio Emilia, quattro militari della Guardia di Finanza perquisiscono abitazione privata e laboratorio della Nanodiagnostics di San Vito (Modena) dei coniugi Stefano Montanari e Antonietta Gatti, ricercatori esperti in nanoparticelle e nanopatoloigie, ovvero di malattie “indotte da esposizioni a particolato micro e nano dimensionato ovvero polveri con dimensioni inferiori a 100nm (0.1 micron)“. Motivo? Un’indagine per truffa relativa al controverso microscopio elettronico.   “Mia moglie non c’era, si trovava in Sardegna, dove, al tribunale di Lanusei, aveva deposto in merito al sequestro del poligono di Quirra, vicenda per la quale abbiamo eseguito analisi e test – spiega Montanari RadioStudio54 come ripreso da Terra Nuova I Finanzieri hanno ispezionato ogni centimetro dell’abitazione, hanno guardato persino in cantina e in frigorifero, poi dentro l’auto”

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Hanno portato via due computer. Nel frattempo altri Finanzieri si erano recati al laboratorio, dove sono stati sequestrati tutti i computer e tutta la documentazione e i dati in nostro possesso su tutte le analisi e gli studi in corso ed effettuati, comprese le copie informatiche. Così, ora, non abbiamo più nulla. Come farà mia moglie a mostrare i dati al tribunale di Lanusei dove avrebbe dovuto tornare? Come farò a portare avanti la docenza che ho a Ginevra senza nulla più della mia documentazione? Ho persino dovuto annullare conferenze che avevo in programma perché non posseggo più nemmeno uno dei nostri dati. Naturalmente daremo mandato al nostro legale per chiedere il dissequestro di tutto il materiale. Le accuse sono assurde e le contesteremo, come peraltro già fatto in altre occasioni e sedi, provando che non abbiamo commesso alcun reato. A questo punto è lecito chiedersi quanto il nostro lavoro dia fastidio e a chi?”.

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Eppure solo un paio di giorni fa, dal suo blog Montanari aveva annunciato di aver raccolto la cifra di € 55.987,19 per “l’acquisto e il mantenimento del microscopio“, nonostante da più parti si vociferasse con insistenza come se “la ricerca si fermerà definitivamente, non si avranno più certezze sull’inquinamento ambientale né su quello presente nei vaccini. Quindi, come potremmo difendere e tutelare la nostra salute e quella dei nostri figli?” Infatti, appresa la notizia delle perquisizioni e dei sequestri di oggi, l‘Associazione Vita al Microscopio (che nella campagna di sensibilizzazione LA VERITA’ NON HA PREZZO aveva pronosticato come ‘dal 28 Febbraio Gatti-Montanari non avrebbero più potuto utilizzare il loro microscopio‘) su Facebook scrive: “Noi non abbandoniamo la lotta civile, l’attivismo civico, e la diffusione dell’informazione libera, perché NOI siamo tanti e molto più forti dei delinquenti che hanno deciso di avvelenare la nostra vita e quella dei nostri figli“. Decisamente più pesante poi il commento del Movimento Contro l’Autismo che, in un affondo dal titolo ‘Giù le mani da Gatti e Montanari’, spiega: “Ora non possiamo più contare sul loro aiuto perché le loro scoperte scientifiche erano di grande intralcio ad affari immensi e, dunque, loro dovevano essere zittiti: accusati di truffa dai veri truffatori che da tempo hanno tradito il Popolo italiano“.

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Montanari-Gatti tornano quindi di nuovo sotto l’occhio degli inquirenti, dopo che nel Giugno 2017 i NAS di Parma (per altro su richiesta dello stesso farmacista-ricercatore scientifico) avevano preso visione delle analisi sui vaccini esavalenti e sul Gardasil nell’ambito di una inchiesta della procura di Torino, in seguito ad un esposto del Codacons sui vaccini esavalenti della Glaxo, rilevate contaminazioni di nanoparticelle tossiche.

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Per capirne di più sul lavoro di Gatti-Montanari, leggiamo dal loro sito aziendale che “le polveri di cui Nanodiagnostics si occupa sono solide e inorganiche e possono essere responsabili di numerose malattie. Quelle di cui più comunemente si parla sono parecchie forme di cancro, tra cui quelli da amianto o quelli chiamati da uranio impoverito, ma frequenti sono pure malattie cardiovascolari quali tromboembolia polmonare, infarto cardiaco ed ictus. Come ormai ampiamente dimostrato, le particelle possono entrare nello sperma provocando sterilità maschile e una condizione irritativa nella partner sessuale chiamata malattia del seme urente (burning semen disease). È importante sapere che, se la condizione d’inquinamento del liquido seminale è conosciuta, si può effettuarne una depurazione, il che rende possibile il concepimento. Le polveri, poi, sono capaci di passare anche da madre a feto diventando responsabili di aborti e di malformazioni fetali. Oggi esiste anche una lunga lista di malattie chiamate rare o orfane, molte delle quali di origine non chiara quando non ignota, malattie che, per la loro scarsa frequenza, non interessano le industrie farmaceutiche o quelle impegnate nella produzione di apparecchiature sanitarie, con la conseguenza di non avere mezzi terapeutici a disposizione. In più di un caso è stato rilevato che è l’inquinamento dell’ambiente o degli alimenti il responsabile o uno dei responsabili delle patologie. Esistono, inoltre, malattie volutamente trascurate se non del tutto negate come, ad esempio, la sensibilità chimica multipla (MCS) i cui rapporti con l’ambiente sono evidenti. Nanodiagnostics effettua pure indagini ambientali per quanto riguarda l’inquinamento da micro- e nanoparticelle emesse soprattutto da impianti ad alta temperatura come inceneritori di rifiuti, impianti a biomasse, cementifici, fonderie, ecc. L’attività di Nanodiagnostics comprende consulenze sull’argomento, anche a supporto di azioni legali, prestate a comitati di cittadini, autorità locali (es. comuni), forze di polizia, tribunali, mezzi d’informazione, ecc. Nanodiagnostics è pure attiva nel controllo dei processi di fabbricazione e dei prodotti industriali finiti per quanto riguarda il problema delle micro- e nanoparticelle: dagli alimenti ai farmaci ai cosmetici, da prodotti comuni come recipienti di cottura ad indumenti a filtri (per autovetture, camini, alimenti quali, ad esempio, il vino, ecc.)”.

Riproduzione consentita, citando fonte e autore

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