Elezioni 2018, in campo pure ‘No Vax ’, ‘No Wi-Fi’, ecologisti, vegani e animalisti. E su ambiente, cure libere e biologico…

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di Maurizio Martucci

Italiani al voto: il 4 Marzo 2018 si ridisegna il Parlamento, ma pure Governatori e consigli regionali di Lazio e Lombardia. Quanto peserà il voto della contestazione ‘alternativa’ e del riformismo Consapevole? Frugando tra programmi e candidati, scopriamo che prima dell’avvio della campagna elettorale avevano predisposto pure quattro disegni di leggi quadro, puntando dritto all’abrogazione L.119/2017 sull’obbligo vaccinale: “Il decreto Lorenzin ha negato la libertà nostra e quella dei nostri figli. SìAMO noi che dobbiamo decidere come proteggere la nostra salute e l’integrità fisica”.

SìAMO, salute e ambiente, avrebbe voluto correre per Camera e Senato (capolista sarebbe stato Angelo Conti), ma per ora –al netto dei ricorsi – dovrà accontentarsi solo delle liste in Friuli Venezia Giulia.Sono in atto ricorsi per le altre Regioni, la legge elettorale ha creato una serie di trappole di raffinata e ignobile burocrazia. Non ci fermeranno”, scrivono sulla pagina Facebook seguita da 6.000 ‘mi piace’.

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Stessa sorte per il Fronte Verde che ha presentato il logo al Viminale, senza raggiungere le firme per presentare correttamente la lista. Ha dichiarato Vincenzo Galizia, presidente degli ecologisti indipendenti: “oggi siamo l’unico movimento ecologista presente con il proprio logo sulle bacheche del Viminale, dato che i Verdi si presentano insieme ad altre liste. Purtroppo i cittadini non potranno votarci per la mancanza di firme. Ci stiamo organizzando per essere pronti alle prossime tornate elettorali, nel frattempo sicuramente saremo presenti in diversi comuni d’Italia per le elezioni amministrative”. Niente da fare (non hanno presentato nemmeno il simbolo!) anche per Democrazia Verde per la piena occupazione ambientale, nato come primo partito vegano d’Europa.

04 - Fronte verde - Ecologisti indipendenti (2013)[1]

Il Movimento Animalista dell’ex Ministro del Turismo Michela Brambilla (berlusconiana di ferro, 26.000 like solo su Facebook) presenta candidati per la Regione Lombardia nelle liste di Forza Italia che promette: “Chiederemo nei primi cento giorni una delega al governo per il riordino e la codificazione delle norme a tutela degli animali, il codice dei diritti degli animali, e inaspriremo le sanzioni a carico di chi li maltratta e li uccide”. Ma c’è pure chi non s’è candidato e, da fuori, cerca di condizionare la politica italiana: è il caso degli Animalisti Italiani Onlus che nel “Programma elettorale animalista” inviato a tutte le forze politiche in gara, chiedono “l’inasprimento, nel Codice Penale, dei reati a danno degli animali e conseguente cancellazione dei principi di ‘tenuità di fatto’ e ‘messa alla prova’. E ancora, incentivare i metodi di ricerca alternativi alla vivisezione, destinando il 50% dei fondi pubblici agli Istituti e ai Centri di Ricerca che non utilizzano animali”.

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Sulla stessa lunghezza d’onda anche la LAV, Lega Anti-Vivisezione, che si è appellata a tutti i canditati Premier e a tutte le liste per chiedere “impegni precisi, per una Legislatura di cambiamento, anche per gli animali” (proposte specifiche inviate anche ai candidati Presidente di regione in Lombardia e Lazio). “Più che un auspicio, il nostro è un appello che avanziamo con forza, anche alla luce delle ‘debolezze’ dell’ultima Legislatura, particolarmente avara di passi in avanti in tema di diritti animali – dichiara Gianluca Felicetti, Presidente LAV, che spiega negli ultimi 5 anni, in merito a un tema come la questione animale, che è un importante indicatore del progresso morale e civile di una società, la classe politica si è mostrata in gran parte sorda e non ha tradotto, se non in minimi atti, i suoi impegni”.

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Pure Medicina Democratica Onlus, e la Rete Sostenibilità e Salute (23 associazioni di professionisti della salute e cittadini) hanno mandato alle forze politiche in cerca di voti un programma sulle “questioni strategiche per la Sanità italiana i conflitti di interesse, gli eccessi diagnostici e terapeutici, i fondi sanitari, i vaccini, il finanziamento del servizio sanitario nazionale, i ticket sanitari, i determinanti ambientali, economici e sociali della salute“.

 

In tema ambientale, dura è stata Donatella Bianchi, presidente WWF Italia, che ha bacchettato le rappresentanze politiche, affermando che “l’ambiente è l’argomento fantasma di questa campagna elettorale. L’arretratezza del dibattito politico nel nostro Paese, purtroppo, si misura anche da questo: dal confronto sulle politiche ambientali si valuta la capacità del nostro Paese di affrontare le sfide dell’efficienza e dell’innovazione nei campi della ricerca, della produzione, dell’amministrazione pubblica“. Ma il programma del Movimento 5 Stelle conta 180 pagine, concepite con l’obiettivo dichiarato di uscire dalla dipendenza del petrolio (puntando sulle auto elettriche) entro il 2050: “In Italia sono presenti più di 1.000 pozzi produttivi di idrocarburi, di cui 615 onshore e 395 offshore, di questi, 777 pozzi producono gas mentre i restanti 233 sono mineralizzati ad olio. Da numerose considerazioni deriva l’assoluta inopportunità a proseguire o ad autorizzare nuove trivellazioni, poiché ogni altra attività legata a prospettive di estrazione di idrocarburi in mare e in terraferma, ancorché meramente esplorativa, intaccherebbe l’integrità dei siti, marini e terrestri e l’immagine ad alto valore naturalistico che sempre più si va imponendo all’attenzione del turismo internazionale”. Curiosità: nelle primarie pentastellate per la scelta del candidato Premier (vinte da Luigi Di Maio) c’era pure Gianmarco Novi, attivista, imprenditore dell’eco-marketing ma pure vegano/fruttariano!

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Sul programma del Partito Democratico è invece scritto: “Per noi la parola chiave è sostenibilità integrale. Vogliamo puntare sulla rigenerazione urbana e difendere il suolo con la legge contro la cementificazione e con l’azzeramento dell’uso dei pesticidi entro il 2025, anche per consolidare il primato europeo nel biologico”.

 

Punta ad un rilancio del settore (però fuori dall’Euro!) anche Simone Di Stefano, leader di Casapound, che incontrando gli agricoltori ha detto: “Questa terra che rappresenta un’eccellenza è messa in ginocchio dalle folli politiche dell’Unione Europea.  I signori di Bruxelles mettono le nostre aziende agroalimentari in diretta competizione con il nord Africa, dove gli standard qualitativi e le tutele dei lavoratori sono indietro anni luce. Anche per difendere i nostri prodotti di qualità è fondamentale abbandonare la gabbia dell’Euro e della Ue.”

 

Capitolo campi elettromagnetici. Per le regionali del Lazio, Governatore uscente Nicola Zingaretti del PD (ai tempi della Provincia disseminò router nelle piazze dell’area metropolitana!), tra i candidati della lista di sinistra Potere al Popolo figura il giornalista Alessio Ramaccioni, voce della trasmissione ‘Il nemico invisibile’ che per anni s’è battuta sui pericoli dell’elettrosmog, nonché autore dei libri inchiesta “Onde Anomale” e “Bomba Atomica”, quest’ultimo sull’inquietante caso di Radio Vaticana. Infine William De Vecchis, coordinatore provinciale di Noi con Salvini, corre per il Senato coi successori di Bossi, depositata nel 2016 a Fiumicino una mozione (bocciata dalla Giunta del PD Esterino Montino) in cui richiese all’amministrazione del litorale romano di spegnere l’irradiazione del pericoloso segnale wireless in concomitanza con l’evento nazionale di protesta ‘precauzionale e consapevole’ No Wi-Fi Days.

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