Nubi radioattive, scie chimiche, uranio impoverito: (roba diversa, si) ma cosa ci stiamo respirando? E con quali conseguenze? Ne sa qualcosa il Colonnello Calcagni – INTERVISTA

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di Maurizio Martucci

Nube tossica con nanoparticelle radioattive dalla Russia verso l’Europa, polemiche (con smentite di turno: ‘tutte bufale, un tanto al chilo’, professano! bah…) sull’enigma delle scie chimiche lasciate in cielo dagli aerei: ma cosa ci stiamo respirando? E con quali effetti sulla salute pubblica? Ne sa qualcosa, distinguo alla mano, chi sta subendo i danni della cosiddetta Sindrome dei Balcani, aria tossica al di là dell’Adriatico. L’Uranio impoverito è nella pelle di chi vive il calvario dell’aria avvelenata:In questa mia battaglia per la vita, posso combattere la menzogna di chi sapeva e ha taciuto continuando a negare la realtà dei fatti, ormai noti e dimostrati“.

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Il brindisino di Cellino San Marco porta con se una valigetta medico-militare da 300 compresse al dì, ossigenoterapia e 7 iniezioni di immunoterapia. Il tributo quotidiano alla piccola guerra santa nel Gruppo Sportivo Paralimpico della Difesa: è de Colonnello del Ruolo d’Onore Carlo Calcagni, nel 1996 pilota elicotterista in Bosnia-Erzegovina, recuperava feriti e salme. Oggi ha 48 anni, fa il ciclista e “da 14 anni combatto il male, ma sono felice lo stesso, vado avanti con la mia bicicletta”. Sensibilità Chimica Multipla (Mcs) da uranio impoverito e nanoparticelle varie (“tutta schifezza, ma la terapia chelante e disintossicante che faccio in Inghilterra tre volte l’anno, funziona”), più altre diagnosi neurodegenerative, Parkinson e gravi ripercussioni multiorgano su cuore, reni, midollo e polmoni. L’hanno dato per morto,  per tracce di Mesterolone Metabolita (da farmaci salvavita) anche dopato, ma negli Invictus Games 2016 (giochi internazionali sportivi per reduci di guerra invalidi), Calcagni ha corso sotto lo sguardo di Obama e del principe Harry, due ruote su gara in linea e cronometro ad Orlando “Sono minato dal mio ‘nemico invisibile’, ma lo sport mi sostiene. La causa? I metalli pesanti sotto forma di detriti: piombo, mercurio, ferro, rame, acciaio e alluminio nel corpo”.

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Precisa, certo: non è il più disabile tra i disabili. “Ma la mia è una storia differente, non più drammatica, né più meritevole di altre, ma diversa. Non la storia di una ferita evidente, di una mutilazione. Il mio corpo non ha menomazioni che catturano lo sguardo. Nessun nemico mi ha ferito in battaglia, nessun attentato mi ha colpito”. E allora? L’avversario invisibile c’è l’ha dentro: l’Mcs che quello stesso Stato per cui sorvolava i Balcani (tra le bombe) ancora non riconosce, relegando la sindrome immunoneurotossica tra le malattie rare, nonostante le diagnosi in ascesa. “In realtà il nemico l’avevo incontrato eccome e mi aveva ferito senza che me ne accorgessi”. Come? “Ha avuto tutto il tempo per devastarmi per sempre. L’uranio impoverito, i metalli pesanti li ho respirati durante le ore di volo sulle zone di guerra, mentre contribuivo a salvare vite umane. La contaminazione si è lentamente insinuata in tutti gli organi del mio corpo. Un nemico subdolo che mi ha profondamente minato dall’interno ogni singola cellula e che, giorno dopo giorno, si è impossessato di me con conseguenze devastanti”.

Riproduzione consentita, previa citazione fonte e autore

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