Igiene intestinale: ‘il mio percorso da paziente a Idrocolon terapeuta’. ESCLUSIVA TESTIMONIANZA

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di Sara Liberti

Sono un’Infermiera professionale, una Naturopata, e da quasi tre anni Idrocolon Terapeuta, ma prima di tutto sono un’ex paziente. Un giorno, dopo aver eseguito l’esame più imbarazzante del mondo, ossia la defecografia (ti riempiono il retto di bario e ti fanno evacuare in diretta e a comando), e dopo aver appreso che avrei dovuto subire un intervento di rettocele (non sempre risolutivo), ho deciso con volontà impegno e disciplina, ma soprattutto con passione, di aiutare me stessa “assemblando” i vari strumenti che le diverse scuole (istituzionali e di pensiero) mi avevano fatto acquisire.

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Ero una stitica cronica disbiotica, con problemi di ipotiroidismo, ed avevo scoperto che oltre al rettocele di 2° grado, avevo una dissinergia del pavimento pelvico. Paroloni complessi come lo era la mia situazione. Il tutto si traduceva nel quotidiano in una forte costipazione che mi procurava non pochi problemi, anche a livello psicologico.

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Non ho effettuato l’intervento come mi era stato prospettato da ben quattro proctologi, ma se pure dovessi farlo un domani, nel tempo ho corretto tutte le altre problematiche e convivo con un disagio che non potrei nemmeno più definire tale. Ho compiuto un gran miracolo su di me! È per questo che aiuto gli altri, e mi spendo con passione, tutti i giorni. Perché parlare a tutti di igiene intestinale e non solo ai costipati o ai diarroici?

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Proprio perché, pur essendo una necessità di tutti, sono tuttavia davvero in pochi a conoscere i metodi sani e naturali per tenere in buona salute e libero il proprio intestino. Ciò deriva sicuramente da ignoranza, disinformazione, nonché da messaggi culturali fuorvianti, ma anche da tabù che condizionano l’essere umano di qualsiasi età e ceto sociale, al punto che molto raramente si parla serenamente di ‘cacca’ in pubblico e, proprio se si è costretti a farlo, spesso si preferiscono sinonimi meno sfacciati tipo ‘feci”, ‘escrementi”, ‘bisogni’, ‘popò’, ecc.
Ci si vergogna e ci si è separati dall’intestino e dalla cacca forse per sentirci più elevati, ma invece è necessario, se non addirittura urgente, ricollegarsi proprio alla parte più materiale del nostro corpo, che non solo ci dice come stiamo in salute, ma, nell’ambito di un percorso di accettazione di se stessi, ci aiuta a ristabilire il legame con la parte più densa di noi riconoscendola come basilare e degna di merito, al pari di quella che consideriamo più nobile ed elevata, ossia la mente.

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Tra l’altro, a favorire questo collegamento tra le due parti, c’è venuta in ‘soccorso’ la scoperta, ormai nota a tutti, che l’intestino funziona proprio come un secondo cervello: coglie ed interpreta le nostre sensazioni, gli stati d’animo, le paure, al punto che molto spesso le stipsi non sono riconducibili ad abitudini di vita e alimentari errate, ma a trattenimenti più profondi, dovuti ad esempio all’incapacità di lasciare andare qualcuno o qualcosa dalla nostra vita. Quindi il trattenere le feci diventa una naturale forma di difesa, anche se inconscia. Io, ad esempio, ero conscia di ‘trattenere’ anche per motivi personali profondi, e non potendo risolvere la vera causa, ho lavorato per limitare le conseguenze e i danni.

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Come ci si prende cura del proprio intestino? Occuparsi dell’intestino significa pulirlo, seguire un’alimentazione corretta, abbracciare con consapevolezza uno stile di vita quanto più possibile in armonia con le esigenze personali, ma anche conoscere ed assumere probiotici e integratori naturali, al fine di ripristinare l’Eubiosi (dal greco eu-buono e biotikòs-vitale quindi stato ‘benefico per l’organismo’) che è lo stato fisiologico e di equilibrio della flora batterica, contrapposto a quello di Disbiosi, in cui vi è alterazione della flora batterica che vive all’interno dell’organismo, chiamata anche Microbiota intestinale.

 

Le metodologie moderne di igiene intestinale utili a lavare tutto l’intestino crasso o parti di esso, vanno dalla semplice “peretta”, al clistere, fino ad arrivare all’Idrocolon Terapia (ICT), tecnica di pulizia molto diffusa nel nord Europa e ancora poco conosciuta e praticata in Italia: è il lavaggio completo del colon. La posizione supina o semiseduta di chi la riceve facilita l’ingresso dell’acqua che, coadiuvata dal massaggio del terapeuta, consente alle feci di ammorbidirsi, di staccarsi dalle pareti intestinali, e di defluire dal tubo di scarico collegato alla specula che si inserisce nel retto.

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Numerosi sono i benefici apportati dalla pulizia del colon: prevenire o curare disturbi ormai largamente diffusi nella società, come stipsi, colite, meteorismo, alitosi, cefalee, infezioni di vario genere, ecc. Finalità della ICT è apportare miglioramento dell’assimilazione dei nutrienti, delle funzioni renali e dello stato della pelle, nonché la riattivazione della peristalsi intestinale e attivazione delle strutture immunitarie. E oltre ai benefici menzionati ce ne sono ancora tanti altri. Anche perché se è vero che problematiche psicologiche influenzano l’attività intestinale, è altresì ormai comprovato che una funzionalità intestinale alterata, come in caso di disbiosi grave (come nel caso di parassitosi intestinale), può provocare disturbi psicologici che vanno da ansia, malessere generale, fino ad arrivare alla vera e propria depressione.

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Quindi è chiaro come tutto nasce, deriva e si nutre di un’armonia che non può prescindere dall’unione mente-corpo. Ed è questa unione che io contemplo quando pratico le terapie: nell’aiutare la persona a liberarsi dall’ingombro di feci, io so che la sto aiutando a liberarsi di vissuti, di emotività represse, di ‘escrementi’ dell’anima

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È per questo che considero sacro il mio lavoro ed onoro una pratica antica che risale ai tempi degli Egizi in cui l’irrigazione intestinale era praticata da un medico di alto rango che veniva denominato ‘il cultore dell’ano’. Oggi il mio compito, che potrei quasi definire ‘missione’, è ridare dignità all’igiene intestinale, farne comprendere l’importanza, far respirare il corpo e l’anima. Ed ogni volta che ciò accade non posso che ringraziare l’essere stata prima che terapeuta, soprattutto e principalmente una paziente!

Riproduzione consentita, previa citazione fonte e autore

 

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