Il dolore? “Lo combattiamo con la Riflessologia Facciale Dien Chan”, dice il Caposcuola Bergagnini. Scopriamo cos’è – INTERVISTA ESCLUSIVA OASI SANA

Organi interni fronte

di Maurizio Martucci

 

Genealogicamente parente dell’Agopuntura e della più nota Riflessologia Plantare, in pochi conoscono i benefici della Riflessologia Facciale Dien Chan, una variante italiana della tecnica vietnamita di multiriflessologia inventata negli anni ’70 a Saigon dal ricercatore Bui Quoc Chau. “Andiamo a combattere il sintomo, rispetto all’originaria metodologia del Vietnam, la nostra è una tecnica totalmente indolore e gli effetti benefici si avvertono dopo pochi minuti”.

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Da 20 anni riflessologo, Vittorio Bergagnini è Maestro Caposcuola della Scuola Italiana di Riflessologia Facciale Applicata di Milano e, con Beatrice Moricoli, autore del libro che insegna a guarire “te stesso con le tue mani”, un manuale pratico con immagini e mappe dei punti riflessi sul viso che, se premuti con rulli, sfere dentate, dita, nocchie e polpastrelli, possono alleviare dolori acuti e cronici ma pure disturbi comuni (strappi muscolari, distorsioni, stati d’ansia e mal di testa), muovendo dal noto principio delle filosofie mediche orientali: la rimozione dei blocchi energetici. Formatosi in giro per il mondo (a Marsiglia con Van Que Niguyen, a Barcellona con Patryck Aguilar ed a Saigon nella clinica di Bui Quoc Chau) Bergagnini ci sintetizza i principi elementari di questa tecnica non invasiva poco conosciuta, “semplice e alla portata di tutti”, che ogni anni forma tra i 150-200 operatori (“in Italia ci sono 22 insegnanti”).

 

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Vittorio Bergagnini, cos’è la Riflessologia Facciale Dien Chan?
E’ una tecnica riconosciuta in Vietnam, a Cuba, ma pure in Occidente, in Svizzera. L’approccio è olistico, ma più che su punti specifici lavora sulle zone del volto. L’inventore ne intuì i benefici all’indomani della guerra del Vietnam con l’America: partì dall’agopuntura e trattando numerosi reduci, provati nel copro e nello spirito, dal 1977 Bui Quoc Chau iniziò a praticarla con successo”.

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Molti conoscono la riflessologia plantare, della mano e persino la variante auricolare, ma in pochi sanno della riflessologia facciale. Perché?

 

E’ una specie di neonato, una pratica con meno di 40 anni di vita, contro altre che affondano su conoscenze antichissime, millenarie. La riflessologia plantare, ad esempio, affonda nel tempo fino a 5.000 anni fa. Solo nel 1980 venne trovato il punto facciale numero 1, sul naso. Oggi siamo riusciti a mappare fino a 633 punti riflessi di organi e parti del corpo che hanno nel viso i loro punti riflessi”.

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In concreto, di che si tratta?

 

La tecnica non è dolorosa, diventa una vera e propria terapia olistica quando lavorando simultaneamente su diversi punti si forma un vero e proprio protocollo anti-dolore. In Vietnam una seduta può durare anche pochi minuti, la nostra terapia invece arriva fino ad un’ora. E il paziente viene messo a suo agio sopra un lettino. Al resto ci pensa l’operatore…”

 

Quale differenze tra la Riflessologia Facciale e la più nota Riflessologia Plantare?

 

Quella facciale è 50 volte più potente, perché nel viso ci sono gli organi di senso e sul piede no. Non a caso sul viso abbiamo vista, olfatto, udito, tatto e gusto. Poi sul piede ci sono solo 2 mappature, mentre sul viso arrivano sino a 20: lavorando sul viso si è in grado di abbassare il dolore in 10-15 secondi, l’effetto è praticamente istantaneo…”

 

Addirittura?

 

Si, non c’è nessun anti-dolorifico di sintesi che riesce ad agire meglio sul sintomo del dolore come la riflessologia facciale.”

 

A chi la consiglia?

 

“A tutti, ne va del riequilibrio energetico di ognuno. Il benessere è un diritto di tutti e poi è una tecnica altamente accessibile, chiunque può farsela da solo dopo aver appreso le nozioni di base”. Provare per credere. Come fare? Basta trovare il terapeuta o l’operatore più vicino!

 

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