Abbigliamento pericoloso: pure i vestiti sono tossici?

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di Maurizio Martucci

 

Dopo il cibo, i vestiti. Se i materiali sintetici hanno soppiantato i tessuti naturali e vestiamo regolarmente indumenti chimici, l’ultima frontiera della tossicità ce la portiamo (quotidianamente) addosso? Giorno e notte? E con quali effetti sulla nostra salute? “L’intera storia delle fibre e degli indumenti sintetici riguarda appena sei decenni di produzione e uso. Considera cosa è successo nel mondo industrializzato durante questo periodo, quando abiti sintetici hanno cominciato a toccare la pelle dei consumatori”.

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L’enigma, tutt’altro che irrisolto e di superficiale soluzione, viene investigato da Anna Maria e Brian Clement in “Meglio nudi che inquinati, come difendersi dalle insidie nascoste nei capi di abbigliamento e nei tessuti” (Edizioni Il Punto d’Incontro), una panoramica (per certi versi) sconcertante, forte di numerosi studi medici sulla correlazione tra malattie ed indumenti innaturali (fibre acriliche, nylon, poliestere etc.) trattati con prodotti chimici (nei lavaggi pure con ammorbidenti e deodoranti) e che, una volta indossati, emettono pericolose nanoparticelle dai potenziali effetti collaterali sulla pelle, poi nel flusso sanguigno, quindi negli organi, superando infine persino la barriera ematoencefalica. Senza tralasciare, nell’era Elettromagnetica, il nocivo effetto risonanza delle ubiquitarie irradiazioni elettromagnetiche prodotto dalla chimica su scarpe, maglie e giacche trasformate (praticamente) in un’ulteriore (micro) antenna d’amplificazione. Insomma, chi più ne ha, più ne metta: ne esce un quadro inquietante ma meritevole d’attenzione che, ancora una volta, ci pone nella condizione di interrogarci in un’assunzione di responsabilità per non scadere nei panni delle inconsapevoli cavie. Perché il rischio c’è ed è pure forte.

 

Qui e là – speranzosi, scrivono gli autori alla ricerca di una via di ritorno – vediamo nascere alcune tendenze positive nel campo dell’abbigliamento. Un esempio è l’mergere delle fibre di soia e bambù, e di una pianta chiamata saluyot. Queste nuove forme tesili naturali vengono create senza ricorrere a sostanze petrolchimiche o alla nanotecnologia. Sono sicure sia per l’uomo che per l’ambiente. Ma quanti consumatori le conoscono?” Già, infatti il Re è nudo!

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