Davide Rossi sull’economia delle emergenze permanenti: “il grande reset è neo-comunismo allo stato puro!”

Non è solo per l’intervista di Klaus Schwab con alle spalle il busto del rivoluzionario marxista Lenin, fondatore dell’Internazionale Comunista. Non è solo per la visione della società aperta di George Soros come ideologia radicale progressista e universalista protesa alla conquista e dominazione del mondo nella fine della sovranità popolare. E non è nemmeno solo per gli accordi sulla Via della Seta Digitale tra Italia e Cina sottoscritti nel 2018 da Luigi Di Maio nel Governo Conte col Partito Comunista Cinese.

No, il Grande Reset accelerato nella gestione politica del Covid19 è neo-comunismo alla stato puro perché attraverso il capitalismo degli stakeholders, cioé il capitalismo con caratteristiche nell’ibrido azienda-Stato per la fusione del fisico col biologico e il digitale, la Quarta Rivoluzione Industriale riassume le caratteristiche dello Stato totalitario di stampo socialista, realizzando al meglio il disegno di dominio planetario degli ingegneri sociali della Fabian Society e del dragone d’oriente. Lo afferma l’analista politico Davide Rossi nel libro L’economia delle emergenze, dalle pandemie alle guerre (Arianna Editrice): “è la realizzazione del comunismo sotto altre forme lo sviluppo del sistema cinese in Occidente – scrive Davide Rossi, incurante della proteste delle piazze che invece inneggiano al nazifascismo per denunciare le restrizioni di diritti e libertà – le multinazionali monopolistiche, grazie all’alibi del Covid, hanno consolidato la loro presa sull’economia, mentre il comunismo continua ad avanzare sul popolo dal basso.” Di qualcosa del genere, infondo, ne ha scritto anche l’intoccabile ministro della salute Roberto Speranza, anche lui fabiano come Soros, che nel libro Perché guariremo – dai giorni più duri a una nuova idea di salute (uscito nel 2020 per Feltrinelli e subito ritirato dal mercato), lodando i lockdown e le restrizioni sostiene (nel capitolo Il ritorno della sinistra) come l’emergenza sanitaria avrebbe rimesso la narrazione della sinistra in consonanza con lo spirito dei tempi e con il vento della storia. Neo-comunismo!

Il libro ripercorre la storia dell’uomo, della sua creatura politica e delle sue avventure finanziarie. A chi e a cosa sono servite la pandemia e, ora, la guerra in Ucraina? Il fermare l’economia ha veramente danneggiato tutti o c’è qualcuno che ne ha tratto vantaggio? Cosa sarebbe successo al sistema bancario, al mondo della grande speculazione, alle borse valori e alla stessa economia reale se non ci fosse stato l’avvento del Covid-19 e poi del conflitto russo-ucraino? La società delle emergenze, fra cui quella sanitaria, è funzionale al mantenimento del potere da parte del ristrettissimo gotha finanziario globale. Ecco perché sono sempre più i banchieri che assumono direttamente il comando dei governi e degli Stati, con tutto ciò che ne consegue nella visione del mondo e, soprattutto, nella tutela di certi interessi. «Molti sono convinti del fatto che, se non ci fossero gli Stati, i grandi poteri economici dilagherebbero. Chi scrive si è convinto del contrario: i grandi poteri multinazionali dilagano proprio grazie agli Stati. I quali, attraverso il potere coercitivo delle leggi, favoriscono l’affermarsi dei grandi oligopoli. Anzi, come già detto, gli stessi Stati fanno parte di un’unica costellazione di potere politico/finanziario ad altissimo tasso tecnologico intrecciato al sistema militare».

«Siamo di fronte a un cambio di paradigma. La gestione autoritaria di economia e società si impone come condizione necessaria alla sopravvivenza (distopica) del capitalismo stesso, che non è più in grado di riprodursi attraverso il lavoro salariato di massa e l’annessa utopia consumistica. L’agenda che ha partorito il fantasma della pandemia come religione sanitario-vaccinale nasce dalla percezione della sopravvenuta impraticabilità di un capitalismo a base liberal-democratica. Mi riferisco al crollo di redditività di un modello industriale reso obsoleto dall’automazione tecnologica, e per questo sempre più vincolato a debito pubblico, bassi salari, centralizzazione di ricchezza e potere, stato d’emergenza permanente, e alla creatività del settore finanziario, dove il denaro si moltiplica da sé, per partenogenesi».

«Lo scenario che ci si prospetta, se solleviamo il velo di Maya, è di carattere marcatamente neo-feudale. Masse di consumatori sempre meno produttive vengono regimentate, semplicemente perché i nuovi globalizzatori non sanno più che farsene. Insieme ai sottoccupati e agli esclusi, il ceto medio impoverito diventa un problema da gestire con il bastone del lockdown (a breve anche in versione climatica), del coprifuoco, della propaganda, e della militarizzazione della società, piuttosto che con la carota del lavoro, del consumo, della democrazia partecipativa, dei diritti sociali (sostituiti nell’immaginario collettivo dai diritti civili delle minoranze), e delle meritate vacanze».

2 commenti

  1. Grandissima fesseria: è la ristrutturazione del sistema capitalista in declino irreversibile. Da quando i miliardari capitalisti sono comunisti?

    "Mi piace"

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...