Toronto, fallimento Smart City, è l’inizio della fine delle ‘città intelligenti’ iperconnesse?

Canada, risultato finale senza tempi supplementari: grande sconfitta a Toronto per il progetto Smart City, ha vinto l’autodeterminazione digitale, cioè la possibilità di scegliere se digitalizzarsi l’esistenza o meno, ha vinto la tecnoribellione civile e consapevole dei cittadini. Vita naturale uno, vita artificiale zero, nonostante la Gigabit society di quest’ultima mimetizzi sotto mentite spoglie fuorvianti termini quali inclusività e sostenibilità, invero sorveglianza orwelliana. La volontà degli abitanti canadesi contrariati all’idea di dover vivere all’interno di una società iperconnessa e supercontrollata dominata da automazioni, sensori, droni, riconoscimento facciale, Big Data, algoritmi e Intelligenza artificiale ,ha infatti spinto Dan Doctoroff, amministratore delegato di Sidewalk Labs, ad annunciare pubblicamente il ritiro del progetto Quayside Waterfront Toronto, ovvero la Smart City dominata dalle reti 5G: era “diventato troppo difficile rendere finanziariamente sostenibile il progetto di 12 acri senza sacrificare parti fondamentali del piano che avevamo sviluppato insieme a Waterfront Toronto per costruire una comunità veramente inclusiva e sostenibile. E così, dopo una lunga riflessione, abbiamo concluso che non aveva più senso procedere con il progetto Quayside“. Sidewalk Labs è una società di Google per la pianificazione urbana e le infrastrutture delle smart cities. Come è riportato dal sito MIT Tecnology Review, “quasi tutte le persone con cui ho parlato del progetto hanno usato la parola ‘arroganza‘ per descrivere l’atteggiamento dell’azienda” di Google che avrebbe voluto imporre il modello Smart Cities, dal 2017 sperimentato in Italia senza successo né ottimismo a Matera, Prato, Bari, Milano, Roma, L’Aquila, Torino coi fondi del 5G per le case delle tecnologie emergenti (oggi le città digitali italiane sarebbero oltre 30, ma lontane dal pieno compimento del modello di città intelligente iperconnessa, tipo Cina). “Il vero problema è che, con la loro enfasi sull’ottimizzazione di tutto, le città intelligenti sembrano progettate per sradicare proprio ciò che rende le città meravigliose. New York, Roma e Il Cairo (e Toronto) non sono grandi città perché sono efficienti (….) ma i sostenitori della smart city hanno invece abbracciato l’idea della città come qualcosa da quantificare e controllare. La società è passata da un luogo di tecno-ottimismo (si pensi a Steve Jobs che introduce l’iPhone) a un luogo di tecno-scetticismo, segnato da scandali sulla raccolta di dati, disinformazione, molestie online, e vera e propria frode tecnologica. Certo, l’industria tecnologica ha reso la vita più produttiva negli ultimi due decenni, ma l’ha migliorata?” Insomma, da Toronto il segnale arriva forte e chiaro e si propaga per il mondo intero: alla tecno-utopia virtuale professata dei colossi dell’Hi-tech i cittadini hanno scelto una visione umana, rurale, a misura di vita naturale.

“Se avesse avuto successo, Quayside avrebbe potuto essere una prova di concetto e stabilito un nuovo modello di sviluppo per le città di tutto il mondo. Avrebbe potuto dimostrare che il modello di città intelligente carico di sensori lanciato in Cina e nel Golfo Persico avrebbe potuto avere un posto in più società democratiche Invece, i due anni e mezzo di lotta di Sidewalk Labs per costruire un quartiere “da Internet” non sono riusciti a convincere perché qualcuno vorrebbe viverci”.

Fonte: Diagnose:funk

La digitalizzazione ha effetti negativi per quattro motivi :

Il primo motivo: la digitalizzazione è il driver di crescita numero 1. Per miliardi di nuovi dispositivi per l’Internet delle cose, per auto a guida autonoma, streaming video, parchi server ad alto consumo di energia e per la produzione di massa controllata digitalmente di cibo, foreste, foreste pluviali e altro le aree naturali stanno diventando ancora più intense di prima Miniere trasformate e cumuli di detriti. Questa è una causa di estinzione delle specie e accelera le crisi ambientali.

Il secondo motivo: la trasformazione digitale si basa sui big data. Sapere sempre dove si trovano tutti, cosa stanno pensando e cosa stanno facendo è nel DNA della governance digitale. Anche le istituzioni educative devono essere ricostruite a questo scopo attraverso l’educazione digitale controllata da algoritmi. Sta emergendo una dittatura intelligente, che dispone di nuovi meccanismi di controllo e manipolazione dell’opinione attraverso profili digitali, in grado di guardare le persone che pensano, con l’obiettivo dichiarato di stabilizzare il governo e prevenire i cambiamenti sociali.

Il terzo motivo: l’ambiente sta diventando una noxa ancora più tossica, non solo per la distruzione della natura a seguito dello sfruttamento delle risorse, ma anche per l’ampliamento dell’infrastruttura digitale con tecnologia 5G e 6G, ovvero centinaia di migliaia di nuovi trasmettitori che emettono radiazioni dannose per la salute.

Il quarto motivo: il 5G dovrebbe perfezionare la guerra. La Bundeswehr viene digitalizzata secondo il motto “Se non digitalizzi, perdi!”. I paesi della NATO stanno ora spingendo il networking digitale delle truppe da combattimento. 

Poiché la digitalizzazione viene portata avanti a grande velocità esclusivamente nell’interesse del profitto, il potenziale positivo che si trova al suo interno non viene utilizzato. Le analisi del Consiglio consultivo tedesco sul cambiamento globale (WBGU) e di molti scienziati sociali, tra gli altri, avvertono che è molto probabile che si verifichino gli scenari peggiori. I politici non prendono sul serio questi avvertimenti, sono coinvolti nel clamore della digitalizzazione e agiscono come il comitato esecutivo del settore.

Analizzo questo sviluppo usando l’esempio della smart city, della riqualificazione, degli effetti sull’ambiente e della cosiddetta digital education. Per mancanza di tempo, non mi addentrerò nell’Industria 4.0 e nelle conseguenze per l’occupazione, la digitalizzazione dell’agricoltura e del sistema sanitario.

1. Smart City come struttura di monitoraggio e disciplina

La trasformazione delle città in Smart Cities è un progetto principale del governo federale, definito nella “Smart City Charter” e nella “Strategia 5G per la Germania”. Le città intelligenti e i paesi intelligenti sono città e distretti in rete in cui il flusso di dati è alla base della struttura organizzativa e del controllo politico. I residenti forniscono i dati per questo sistema di big data tramite l‘Internet delle cose (IoT) e i dispositivi in ​​rete nella casa intelligente: contatori intelligenti, reti intelligenti, Alexa, il frigorifero intelligente, televisori in rete e robot aspirapolvere, tramite i loro pass per la mobilità, veicoli mobili dati, smartphone, tablet PC, smartwatch, anche tramite le piattaforme Google, Facebook, Twitter, Instagram o WhatsApp. Gli algoritmi elaborano i dati in tempo reale, creare un gemello digitale di ogni cittadino come base per il controllo della convivenza. Nel 2018 l’associazione Digitalcourage e. V. Premio del Grande Fratello. Nell’elogio si dice:

“ Un nuovo tipo di lampione, ad esempio, viene pubblicizzato come un grande risultato per una ‘città intelligente’. Non solo si illumina, ma contiene anche videosorveglianza, rilevamento pedoni, lettori targhe, sensori ambientali, un microfono con rilevatore di colpi e un segnalatore di posizione per registrare la posizione. Se immaginiamo questo combinato con la WLAN, con cui è possibile determinare la posizione degli smartphone, il riconoscimento facciale e l’analisi del movimento, allora è chiaro: se questa tecnologia arriverà nella nostra città, non passeremo inosservati.”

  • Il presupposto per la smart city, alla base della sua organizzazione, è sapere sempre dove si trova ogni cittadino e cosa sta facendo in tempo reale. Il cittadino trasparente è il DNA della smart city. Le città si stanno trasformando da luoghi di democrazia comunitaria a zone di polizia”.

PER APPROFONDIRE IL TEMA SMART CITY LEGGI IL LIBRO #STOP5G

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