Dopo gli animali, il microchip è già negli esseri umani: se fosse sanitario e per tutti? IL TECNORIBELLE

23^ e nuova puntata de Il Tecnoribelle, pillole tecnoscettiche del giornalista d’inchiesta Maurizio Martucci in esclusiva su Playmastermovie e in collaborazione con OASI SANA. Regia del film-maker Alessandro Amori, parte tecnica Ciro Mauriello.

Dai militari ai civili, dai quattro zampe ad ognuno di noi, microchip identificativo nel tessuto sottocutaneo, un chicco di riso tecnologico su circuito integrato RFID, cioè identificazione a radiofrequenze per banca dati e riconoscimento a distanza, esattamente come il contactless delle prepagate. Iniziò l’intelligence americana col Rambo chip in Vietnam, tra i bombardamenti al napalm un test su ignari soldati. Una trentina d’anni fa è poi toccato agli animali, provato su cavie uomo equivalenti un processo ora sdoganato e che adesso punta dritto agli esseri umani: una legge del 1991 sancisce l’obbligo d’identificazione con microchip per i cani, nel 2003 per i cavalli, poi col Job Act, decreto legislativo del Governo Renzi, tra le incomprensioni nel 2015 s’è stabilita “la possibilità di controllo a distanza dell’attività dei lavoratori”, nel 2019 da un imprenditore trevigiano di Castelfranco Veneto possibilità mutuata dagli impianti audiovisivi al microchip, un bioimpianto a 13,56 Mhz per digitalizzare privacy e identità tra pollice e indice della mano sinistra di Matteo Morosin, padre virtuale di Carletto, robot umanoide domestico.

CLICCA SOTTO – GUARDA IL VIDEO

Siamo mossi dall’amore per l’innovazione e dal desiderio di cambiare la vita delle persone”, sostiene Gianluca Zanframundo di Biohax Italia, nostrana startup di chip per sistemi di pagamento corporali in criptovaluta, sviluppata “una App per associare le carte di credito e ogni altra carta dotata di questo tipo di tecnologia al chip e rendere possibile da lì in poi lo spostamento dei dati all’interno della mano e il pagamento tramite la stessa, in Svezia è ormai diventato popolare, in Italia sta per nascere la community dei chipped”. Proprio come su Rai Uno ci fa sapere Codice: la vita è digitale. “In Svezia sono già migliaia le persone che si sono fatte impiantare un chip sottopelle per pagare la metropolitana, entrare in Facebook o in azienda. Il futuro è davvero contenuto in un microchip?” Così a Stoccolma la Epicenter ha messo le mani avanti, incapsulati microimpianti sui dipendenti: permette di aprire le porte d’ingresso, quelle degli uffici, i varchi di sicurezza, l’ascensore e la fotocopiatrice aziendale: il chip può sbloccare ogni tipo di dispositivo, dal computer allo Smartphone fino alla bici. E presto sarà possibile pagare pure il panino o il caffè al bar”, finalizzato il Green Pass sotto cutaneo per memorizzare le informazioni sull’avvenuta inoculazione del siero COVID-19.

Dall’Olanda spunta poi un recordman, Patrick Paumen, 37 anni con 32 microchip nel corpo. “Non so se riuscirei più a tornare indietro. Mi viene da sorridere quando vedo le altre persone prendere il portafogli per pagare, digitare Pin sui Pos oppure anche solo utilizzare lo Smartphone per eseguire le transazioni. I mezzi si evolvono”. Si, ma come?Per mostrarcene l’evoluzione, Rete 4 ha mostrato la versione sanitaria: “il suo chip è impiantato qui, all’altezza del cuore – fa vedere un servizio di Controcorrente – avvicinando il telefono lui può misurare la temperatura corporea e leggere anche il Green Pass”.

Padre di una bambina di 5 mesi soprannominata Y e di un bambino di 2 anni chiamato X Æ A-12 dove Æ sta per Intelligenza artificiale, col progetto Neuralink l’ambizione del transumanista Elon Musk è inserire il microchip nel cervello umano, collegando le funzioni cerebrali direttamente a computer, Intelligenza artificiale e Web, oltre l’ingombrante visore ottico del Metaverso liquido negli avatar di Zuckerberg, nel 2030 magari superato dal 6G dell’Internet dei corpi: dopo gli esperimenti su 3 maiali e 23 scimmie macachi, inevitabilmente tutti morti tra atroci sofferenze, dalla Silicon Valley adesso la cavia la cercano infatti umana, in carne ed ossa, “disponibile e desiderosa a spingersi avanti e oltre”. Magari così avanti per finire dove desidera Klaus Schwab, altro noto visionario transumanista, “in 10 anni potremmo avere chip impiantabili nel cervello”, in un’intervista alla Tv svizzera ha detto il guru del potente Forum Economico Mondiale, di recente da Mario Draghi a Palazzo Chigi, mentre sulle Alpi elvetiche, a Davos, in questi giorni il blindatissimo appuntamento annuale del cartello globalista tra i più influenti al mondo è stato preceduto dalla parabola di Yuval Harari, profeta della Quarta Rivoluzione Industriale e stretto fiduciario di Schwab. Ecco il punto: “Il COVID è fondamentale perché convince le persone ad accettare la sorveglianza biometrica totale. Se vogliamo fermare questa epidemia, non dobbiamo solo monitorare le persone, ma ciò che sta accadendo sotto la loro pelle.” Che vuol dire? UnderSkin Revolution, col microchip nell’uomo-Cyborg avanza l’involuzione della specie, destinazione estinzione.

Xenobot, i mini robot ci sfrecceranno nel sangue – IL TECNORIBELLE

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...