Emergenza Scuola: colpevolmente ignorati i bisogni dei nostri figli. La crisi non è solo sanitaria

di Annalisa Buccieri

Nel totale decadimento che ci fagocita ormai da molti mesi abbiamo bisogno più che mai di
professionisti competenti e coraggiosi, impeccabili quanto tenaci nelle loro argomentazioni.
Nessuna esitazione nel definire il testo Emergenza Scuola. I bisogni ignorati dei nostri figli nella crisi sanitaria di Patrizia Scanu e Giuditta Fagnani, edito da Il Leone Verde, un lavoro eccellente: centrato, convincente, documentato, audace, com’era prevedibile, peraltro, conoscendo il contributo che le autrici hanno già profuso in questo frangente. Una vera ricchezza nelle contingenze attuali, parole incontrovertibili che sarebbe bene focalizzare e riproporre pezzo per pezzo in ogni dove: come pensiero del mattino per gli insegnanti senza etica e senza spina dorsale, per i genitori inconsapevoli o vigliaccamente ‘distratti’; per i dirigenti che umiliano il proprio ruolo accettando vessazioni su chi dovrebbe esser loro cura tutelare, e vessando a loro volta i pochi, fieri guerrieri di giustizia; come tormentone al posto del patetico “Andrà tutto bene”, sui balconi, sulle automobili, sulle vetrine delle sopravvissute attività commerciali; sulla porta di casa, la t-shirt, il pigiama, la tazza del cappuccino; per tentare una sorta di “contro-trauma”, mi si passi il termine, una ricolonizzazione dei cervelli nell’ottica di una riconnessione con la realtà, il comune buon senso, il sistema di priorità: «[…] Da sempre l’isolamento è considerato una forma di punizione dei detenuti particolarmente grave»; «[…]L’impatto della solitudine sulla salute mentale potrebbe durare fino a 9 anni e gli effetti potrebbero essere ritardati nel tempo. Potrebbero perciò essere necessari fino a 10 anni per capire la portata dell’impatto sulla salute mentale creato dalla crisi Covid-19» (Loades-Chatburn 2020, citati dalle autrici); «[…] Abbiamo dati decuplicati sui bambini con trauma cranico da abuso» (Costantino Panza, pediatra, come sopra. Corsivi e grassetti nostri).


Devo ammettere di aver ricamato questo libro con frecce, freccette, sottolineature a colori,
commenti personali a caldo, come mi è solito fare quando un contenuto fa breccia e diventa
immediatamente generativo di stimoli e prospettive.
Validazione scientifica, chiarezza ed efficacia comunicativa vanno di pari passo in perfetta sinergia e delineano un quadro molto chiaro di questa congiuntura storica ineditamente prepotente e violenta: i dati su bambini, adolescenti e Covid-19, per cominciare; i bisogni irrinunciabili – salute, emozioni, traumi, a seguire; la scuola carcere-sanitario, con tutte le sue illogiche disposizioni anti-umane; e poi primi consigli per gestire la capitolazione di tutte le nostre certezze e abitudini, strumenti di resilienza cui le autrici faranno seguire un lavoro apposito. Da mamma mi ha molto colpita la rievocazione del noto esperimento ideato da Federico II di Svevia per provare a scoprire “la lingua umana originaria”: bambini regolarmente nutriti ma minimamente toccati, sottoposti a silenzio e isolamento sociale, tutti condotti a morte in breve tempo, uccisi dall’assenza di gesti, incoraggiamenti, carezze, sorrisi.

Risultato immagini per emergenza scuola scanu leone verde


Risultati confermati dal più recente studio di Renè Spitz su 91 bambini abbandonati in
orfanotrofio
, adeguatamente nutriti ma con scarsi contatti interpersonali: «Dopo tre mesi di
carenza di contatti i bimbi svilupparono una grave apatia, e inoltre inespressività del volto, ritardo motorio e deterioramento della coordinazione oculare. Entro la fine del secondo anno di vita il 37% dei 91 bambini […] morì […]. Chi sopravvisse non fu in grado di parlare o camminare».
Sulle mascherine considerazioni tecniche e pertinenti: «La mente umana è un sofisticato sistema di comprensione delle interazioni sociali e delle intenzioni degli altri, che passano per maggior parte attraverso il complesso sistema di muscoli facciali, esclusivo della specie umana. […] L’incompetenza nel riconoscimento delle emozioni e dei segnali non verbali è un grave fattore di disadattamento psicosociale ed è caratteristica rilevante dei disturbi dello spettro autistico […]. La
ridotta capacità di riconoscimento delle espressioni facciali è invece correlata da diversi studi alla
schizofrenia. […] Impedendo il riconoscimento facciale la mascherina anonimizza le persone. […]
L’anonimato è, secondo la teoria del famoso psicologo sociale Philip Zimbardo, uno dei fattori
causali della deindividuazione, ovvero della perdita di controllo della mente sui comportamenti,
che porterebbe l’individuo a mettere in atto azioni con fortissime connotazioni negative
(aggressività, crudeltà, ingiustizia) […] (corsivi e grassetti nostri)»
.


Un efficace approfondimento viene dedicato alla DaD, partendo dalla dipendenza dai dispositivi
tecnologici originata – in un complesso sistema di interazioni – dalla dopamina in primis, che crea
«necessità e urgenza di agire» ogni volta che maneggiamo il telefono o il tablet, obbligando all’uso
del device sempre più spesso: «Nel 2008 è stato dimostrato che i cellulari innescano il più forte
meccanismo di reazione d’ansia di qualunque altra separazione. […] Se noi sostituiamo milioni di
anni evolutivi che hanno scelto e voluto, maturato, strutturato e determinato come debbano
funzionare nella nostra specie alcuni circuiti dopaminergici e li sostituiamo completamente con
l’uso della tecnologia, il rischio che corriamo è davvero alto
» (Lucangeli 2019, cit.; corsivi e
grassetti come sopra). E poi, in mancanza di interazione diretta, il rischio di ridotto sviluppo del
cervello sociale, effetti comportamentali, cerebrali, cognitivi, emotivi, ritardi nel linguaggio,
depressione, ossessività, distacco dalla realtà, danni da esposizione ai campi elettromagnetici,
danni alla postura, agli occhi. Interessante notare come, in base alla pratica clinica, i nuovi social
inducano, tra l’altro, irrequietezza motoria, ossessività, disturbi da tic… (Tiktok…. sarà un caso…).
Beh… se pensiamo a quante scuole, come novità di quest’anno, stiano introducendo il Patto BYOD,
gentile omaggio de La Buona Scuola, sin dalla primaria…. Vale a dire che a bambini di 6 anni viene
chiesto di portare a scuola il proprio smartphone o tablet…. Oltre a tutti i danni contemplabili e
ben illustrati nel testo, cosa accadrà – mi permetto di aggiungere – ai bambini e adolescenti
elettrosensibili, categoria invisibile in una scuola che si autoproclama inclusiva e individua BES (gli
onnipresenti Bisogni Educativi Speciali) di ogni genere e specie, eccetto quelli che, seppur
ampiamente diffusi, altamente invalidanti e ormai strumentalmente comprovabili, disturbano gli
interessi delle compagnie telefoniche? I bambini e adolescenti affetti da EHS – i cui sintomi
variano in natura e gravità e vanno da cefalee, insonnia, carenza di memoria e concentrazione a
dolori localizzati o diffusi, eruzioni cutanee, disturbi dell’udito, sbalzi pressori a volte associati a
sanguinamenti nasali, problemi cardiaci – sono da tempo seriamente ostacolati, quando non
impediti, nella frequentazione degli istituti scolastici, connessi comunemente tramite tecnologia
wireless, e ovviamente la situazione è in odore di serio peggioramento.

La speranza, vigile e consapevole, è quella che gli strumenti offerti dai professionisti che con senso di responsabilità e dignità si sono messi a disposizione del bene pubblico, creando attorno ad esso una roccaforte preziosa, possano avere la più ampia divulgazione sì da generare coscienza diffusa, massa critica, capacità di azione coraggiosa, vale a dire, riprendendo un toccante passo del testo, azione DI CUORE.

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