Rivoluzione Bio: a scuola il menù col bollino verde (ma la legge c’è già dal 2013)! Plauso (con gelo!) da AssoBio ma pure incentivi per le mense virtuose

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di Claudio Volpicelli

A Giugno la manovra di legge che aveva stanziato un fondo per le mense scolastiche biologiche (4 milioni di Euro nel 2017, ben 10 dal 2018), e adesso il progetto di sistema pubblico per il riconoscimento delle “Mense biologiche scolastiche” dalla materna alle scuole superiori, che in Italia sono già 1.200, punta di lancia di un mercato nazionale con oltre 1,8 milioni di ettari coltivati e più di 70mila operatori impiegati. Così pesa il Bio italiano!

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L’annuncio del Ministro Maurizio Martina suona come una vittoria per quanti, come un nutrito gruppo di genitori di ragazzi delle scuole di Bologna, da anni chiedono che i loro figli possano nutrirsi in modo sano tra i banchi di scuola: già nel 2012 l’Osservatorio per le mense delle scuole d’infanzia ed elementari elogiando la costituzione di un gruppo di 1.700 genitori bolognesi “convinti che la salute dei propri figli passi, innanzitutto, dalla loro alimentazione“, tentò di sensibilizzare opinione pubblica ed istituzioni affinché i loro figli potessero mangiare cibo biologico a scuola.

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In realtà, però l’adozione di produzione biologica nelle mense scolastiche è già prevista per legge dal 2013,  riformulata una norma contenuta nel Decreto Legge del 12 settembre 2013, n. 104 poi convertito l’8 novembre 2013, n. 128, in Legge sulle “Misure urgenti in materia di istruzione, università e ricerca”. Ma solo il 23 Novembre 2017 l’Italia ha presentato alla Commissione Europea uno schema di decreto in cui vengono definiti i criteri nazionali per le stazioni appaltanti, ovvero su quale azienda e come può fornire una mensa bio.

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E mentre l’Associazione Italiana Agricoltura Biologica già nel 2011 aveva lanciato il vademecum per una ristorazione scolastica biologica e sostenibile UNA BUONA MENSA PER UNA BUONA SCUOLA, raccogliendo “oltre alle esperienze specifiche del progetto regionale, le informazioni che diversi Comuni e gestori di mense richiedono nel momento in cui intendono operare una scelta sostenibile per la ristorazione collettiva“, per voce del Presidente Vincenzo Vizioli, AIAB palude alla manovra, ma con gelo: “Non basta fare una legge per cambiare la realtà. Bisogna fornire anche gli strumenti giusti per applicarla e renderla operativa”. Manca infatti il collante, cioè non è stato ancora individuato l’ente che “faccia da collegamento tra le aziende produttrici e la ristorazione collettiva e che garantisca davvero filiera corta e sostenibilità“. Intanto il ministero ha reso note le modalità per ricevere il marchio d’eccellenza di mensa-bio.

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I CRITERI DI CLASSIFICAZIONE DETTATI DAL MINISTERO DELLE POLITICHE AGRICOLE FORESTALI E ALIMENTARI

La mensa scolastica, per qualificarsi come biologica, è tenuta a rispettare, con riferimento alle materie prime di origine biologica, le seguenti percentuali minime di utilizzo in peso e per singola tipologia di prodotto

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MARCHIO ARGENTO . MENSA BIO
frutta, ortaggi, legumi, prodotti trasformati di origine vegetale (escl. succhi di frutta), pane e prodotti da forno, pasta, riso, farine, cereali e derivati, olio extravergine: 70%
– uova, yogurt e succhi di frutta: 100%
– prodotti lattiero-caseari (escl. yogurt), carne,
pesce da acquacoltura: 30%
 
È prevista anche una qualificazione di eccellenza della mensa scolastica biologica nel caso in cui l’utilizzo di materie prime di origine biologica raggiunga le percentuali in peso e per singola tipologia di prodotto di seguito indicate

 

MARCHIO ORO – MENSA BIO
– frutta, ortaggi, legumi, prodotti trasformati di origine vegetale (escl. succhi di frutta), pane e prodotti da forno, pasta, riso, farine, cereali e derivati, olio extravergine: 90%
– uova, yogurt e succhi di frutta: 100%
– prodotti lattiero-caseari (escl. yogurt), carne,
pesce da acquacoltura: 50%
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CRITERI DI PREMIALITÀ
Per ridurre lo spreco alimentare e l’impatto ambientale, le stazioni appaltanti inseriscono nei bandi di gara, tra gli altri, i seguenti criteri di premialità:
– impegno a recuperare i prodotti non somministrati e a destinarli ad organizzazioni non lucrative di utilità sociale che effettuano, a fini di beneficenza, distribuzione gratuita agli indigenti di prodotti alimentari
 – percentuale di utilizzo di alimenti biologici prodotti in un’area vicina al luogo di somministrazione del servizio per ridurre l’impatto ambientale. L’area di produzione è considerata vicina se si trova in un raggio massimo di 150 km.

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