Sostenere il fegato (in sicurezza) con lavaggio epatico

di Maurizio Martucci

 

Sottovalutato come causa di malattia (anche cronica). Sottodimensionato come problema per la salute. Praticamente, chi più chi meno, però ne soffriamo tutti, persino inconsapevolmente. Qualcuno, per rimuoverli, s’affida alla chirurgia in sala operatoria altri, i più sfortunati, come si dice a Roma per loro colpa ci finiscono agli ‘alberi pizzuti’ (trapassando a miglior vita). Di cosa sto parlando? Dei calcoli epatici (calcoli biliari, da non confondere con quelli delle vie urinarie), di vere e proprie ostruzioni di bile (quando sono verdi) o colesterolo calcificato (nel caso siano marroni) che intasano i dotti biliari mettendo in grave difficoltà il funzionamento di fegato, cistifellea e l’andamento generale delle funzionalità dell’organismo, nuocendo alla vitalità di quanti (nella stragrande maggioranza ignari) vivono con un fardello invisibile anche agli esami strumentali.

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Come venirne a capo? C’è un trattamento del tutto naturale (complementare alla sempre valida tradizione erboristica che, tra i tanti rimedi, adotta radice di Altea e Spaccapietre) efficace per rimuovere i calcoli epatici dal corpo, donando nell’immediatezza benessere attraverso un meccanismo depurativo che – se eseguito correttamente e in modo scrupoloso – all’ottimizzazione del risultato abbina straordinari performance disintossicanti in assoluta sicurezza. Il metodo, proprio per la sua semplicità nelle accortezze da non sottovalutare, può essere effettato in modalità autodidattica, così come prevedono la sua ideatrice Hulda Clark (nota naturopata canadese, esperta di medicine alternativa, sua la primogenitura del metodo) e Andreas Moritz (austro-statunitense praticante di medicina ayurvedica e vibrazionale) che di questo protocollo (adattato al succo di mela) ne fatto un libro di successo (Guarire il fegato con il lavaggio epatico, Macro). Si tratta di un processo depurativo da adottare per sei giorni consecutivi, assumendo succo di mela (contiene acido malico, è ideale per aprire i dotti biliari e ammorbidire i calcoli più duri), abbinandolo ad un breve digiuno di mezza giornata, bevendo poi magnesio solfato (Sali di Epsom) e una mistura di succo di pompelmo rosa e olio. Questa la tabella di marcia:

 

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A) Per 5 giorni consecutivi, conducendo una normale alimentazione (ma senza eccedere nei pasti), bere 1 litro di succo di mela nell’arco della giornata;

 

B) Al 6° giorno bere 1 litro di succo di mela nell’arco della mattinata e, dopo un pranzo leggero (preferibilmente verdure e riso in bianco), non ingerire più cibo fino al giorno dopo, bevendo un bicchiere d’acqua con un cucchiaio di Sali di Epsom alle ore 18.00, poi un altro alle 20.00, infine alle 22.00 un bicchiere a metà tra succo di pompelmo rosa preferibilmente biologico (va bene anche metà arancio e metà limone) mischiato ad olio extravergine d’oliva (biologico, indicati anche altri olii vegetali, sempre meglio se grezzi e spremuti a freddo). Assunta la mistura, sdraiarsi immediatamente supini a letto, con l’accortezza di restare immobili per almeno 20 minuiti (è il momento dello smobilizzo degli intrusi!);

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C) Passata la notte, alle ore 06.00 del 7° giorno bere un altro bicchiere d’acqua con un cucchiaio di Sali di Epsom, così come alle 08.00. E poi? Quello che ne verrà fuori (con la stupefacente sorpresa degli scettici che, almeno, avranno avuto la curiosità di sperimentare per ricredersi) finirà nella tazza del vostro water in bagno.

 

Per i casi più gravi, cioè per quelle persone che presentano un alto tasso di intossicazione epatica, è consigliato ripetere il lavaggio del fegato almeno 12-15 volte consecutive (con un intervallo di almeno 3 settimane da ogni trattamento). Poi– come politica di mantenimento – ripetere almeno un paio di lavaggi all’anno per garantire una costante pulizia e funzionalità dell’organo disintossicato.

 

Sia la Clark che Moritz, giustamente, consigliano di eseguire delle sedute propedeutiche e postume di idrocolon terapia (cioè sia prima che dopo ogni sessione), al fine di lasciare libero il colon nel processo di espulsione dei calcoli, per scongiurare anche un’eventuale riassorbimento di quelli smobilizzati che altrimenti rimarrebbero ostruiti nel canale di evacuazione. Provare per credere, la vostra bellezza interiore (ed esteriore) vi ringrazieranno!

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