Consapevolezza Vegan per non subire i rischi della carne

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di Maurizio Martucci

Anteprima col botto: “La carne fa male tutta, senza artificiosi distinguo tra rossa, bianca o di pesce… cotta al barbecue o in padella”. Parola di Michela De Petris, medico chirurgo, dietologa, esperta in terapia nutrizionale del paziente oncologico. Cinque mesi di attesa per una visita privata presso il centro polispecialistico antroposofico dove lavora, evasa gavetta di rito e un incarico di ‘Ricercatore in studi di intervento alimentare’ all’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano. Le chiedo: cos’è cambiato dalla classificazione dell’Organizzazione Mondiale della Sanità della carne come probabile fattore cancerogeno?

 
Niente!” Niente? Ma come… “No, il messaggio non è stato recepito dalla popolazione, anzi volutamente non è stato fatto passare nel modo corretto”. Volutamente? E da chi? “Semplice: per tutelare il più possibile l’industria della carne, andando a discapito della salute del cittadino. I dati forniti dall’Oms sono vecchi, si sa già tutto ormai da anni… ma hanno preferito tirare fuori la storia dei distinguo, delle differenze nel tipo di cottura, della qualità della carne…” E invece? “Invece per stare in salute, l’alimentazione animale va eliminata del tutto dalla nostra dieta”. Semplice!

 

De Petris affonda un altro colpo: “Lo Stato ci tiene ad avere un cittadino malato”. Davvero? “Certo! Per poterlo curare si spendono un mucchio di soldi in farmaci”. Ma perché, ci si può curare facendone a meno? Primum non nocere, saggio adagio latino: “… per non ammalarsi basta fare prevenzione, principalmente alimentare, senza infiammare, intossicare e acidificare l’organismo. E’ frutto dell’ignoranza dilagante nel nostro sistema…”. Mi sta dicendo che in tema di cibo e salute regna la disinformazione? “Eccome: per curare l’osteoporosi si consiglia il consumo di latte, uova, formaggio e yogurt, mentre gli oncologi dicono ai pazienti di continuare tranquillamente a mangiare quello che vogliono, come se non dovessero curarli… e così finiscono per aggravarne le condizioni di vita!”. Ah… però.

 

 

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