Centro di Gravità, Maurizio Martucci: “Orwell, Asimov e Jünger per capire il Grande Reset transumanista e come sfuggirne, passando al bosco”

Si chiude oggi a Roma ‘Oltre la transizione’, il terzo incontro plenario del Centro di Gravità, un presidio permanente di confronto, ricerca e ipotesi per soluzioni positive ideato dal compianto giornalista d’inchiesta Giulietto Chiesa. Moderato dal fisico Roberto Germano, nell’ambito del gruppo ‘Informazione, Tecnologie, Ecologia’ coordinato da Fabrizio de Marinis per comprendere il ruolo e le ricadute sociali dell’informazione, dei mezzi di comunicazione e delle nuove tecnologie, ieri c’è stato l’intervento di Maurizio Martucci, giornalista, scrittore e promotore di OASI SANA. In esclusiva, ecco la trascrizione del suo intervento.

Tra gli scrittori riesumati e sicuramente più in voga negli ultimi 2-3 anni ne troviamo uno scomparso più o meno 73 anni fa. Il suo vero nome era Eric Arthur Blair. Può sembrare strano, ma poi tanto non è… può sembrare strano vedere come decenni dopo la prima edizione del suo best seller, sull’onda della riproposizione sostenuta dalla cosiddetta controinformazione e dal tam-tam nei social, dal 2020 le case editrici si sono affrettate a ristamparne l’opera più conosciuta, in vetrina anche nella librerie più commerciali: sto parlando di George Orwell e di ‘1984’, il romanzo di letteratura distopica pubblicato nel 1949 in cui si prefigurava un immaginifico mondo capovolto dove forze oscure convergevano per annullare la libertà e la dignità individuale, trasformando la guerra in pace, la libertà è schiavitù, l’ignoranza in forza e la verità in menzogna, istituto il Ministero della Verità, ente pubblico censorio. E questo lo sappiamo tutti, quindi fin qui ci siamo. Scriveva Orwell:Il bipensiero implica la capacità di accogliere simultaneamente nella propria mente due opinioni tra loro contrastanti, accettandole entrambe.” Bene.

Solo che insieme ad Orwell, iniziato alla prestigiosissima Ur- Lodge international Thomas Paine, sarebbe stato opportuno – e qui passo al secondo autore – rispolverare anche un altro fiorente scrittore del passato, penna di numerosi romanzi e racconti di fantascienza, non a caso questi di strettissima attualità, forse perché anche lui grande maestro di dietrologia, oggi si direbbe complottista o meglio, per citare il caro Giulietto Chiesa, potremmo dire fine complottologo. Sto parlando di Isaak Judovič Asimov che nel 1950, quindi un anno dopo il must di Orwell, diede vita a ‘Io, robot’, nove storie cominciate a scrivere già nel 1940 centrate sulle tre leggi della robotica, le loro contraddizioni e falle. Perché io, in quanto essere razionale, sono in grado di dedurre la Verità delle Cause a priori – scrive Asimov – Tu, che sei un essere intelligente ma non razionale, hai bisogno che ti venga fornita una spiegazione”. Quindi ratio, illuminismo, scientismo, darwinismo, positivismo e tutti gli ‘ismi’ annessi e collegati.

Dico questo perché Orwell sta ad Azimov come ‘1984’ sta a ‘Io, robot’ per comprendere tra le righe quale sia il grande cambiamento in atto e la sua portata storico-epocale, evidentemente anticipata dai grandi romanzieri visionari su due temi fondamentali per fotografare quanto sta avvenendo oggi: 1) lo stravolgimento del sistema liberal-democratico nella proposizione del nuovo Leviatano, despota sui nuovi sudditi, ovvero i popoli; 2) l’avvento dell’Era Transumanista col Grande Reset perorato dalla Quarta Rivoluzione Industriale, dove per dirla con le parole di Klaus Schwab e Yuval Harari, guru e il guru ombra del Forum Economico Mondiale ramo del Club di Roma e della Fondazione  Rockefeller, nel 2030 si punta alla fusione del fisico col biologico e il digitale per il dispiegamento con l’orwelliana società distopica, o citando Shoshana Zuboff col dispiegamento del capitalismo della sorveglianza, avverrebbe anche della mutazione antropologica dell’umanità per finire del post-umano dove le nuove tecnologie e le nanotecnologie, insieme alla robotica tanto cara a Asimov, ricoprono un ruolo fondamentale per l’attuazione di un’agenda programmatica che evidentemente parte da molto lontano. E che gli autori citati, in qualche modo sapevano e ci hanno voluto trasmettere.

Per farmi capire meglio, restando sull’estrema attualità, vi porto un paio di esempio: Coppa del Mondo di calcio FIFA Qatar 2022. Bene, per entrare in ognuno degli 8 stadi tutti coperti da reti 5G irraggiate alla frequenza dei 3,5 Ghz, ai cancelli d’ingresso ogni spettatore non deve solo essere possessore di un biglietto, ma prima passare il vaglio del riconoscimento biometrico digitale, cioè la scansione di documenti di identità integrata con lo scanner dell’iride, membrana oculare, con tanto di assistente virtuale basato sull’intelligenza artificiale a condurre l’intera l’operazione nella banca data centrale, mentre – una volta dentro l’arena – i tifosi sono sorvegliati a vista d’occhio da 15.000 telecamere con riconoscimento facciale e droni volteggianti in aria. Non solo. Negli stadi anche la grafica è stata resa smart e realizzata con algoritmi di intelligenza artificiale calcistica migliorata per rendere lo spettacolo più liquido possibile nell’era virtuale dei social. Sul rettangolo di gioco, poi, c’è l’esordio assoluto del VAR robotico, cioè dell’assistente robotico per i direttori di gara per aiutarla nel decidere o un fuorigioco o una rete sospetta e a Doha, capitale del Qatar, c’è la Smart City dell’emiro: qui tutte le automobili sono controllate in modalità Smart Road con Traffic Technologies, ovvero una rappresentazione digitale della rete stradale per una gestione più efficiente del traffico. Insomma, il calcio, un gioco, per la competizione più ambita al mondo è stato trasformato in un vero e proprio spot mondiale per continuare veicolare sistemi distopici in linea col sistema di credito sociale cinese, l’identità digitale o lo Smart Wallet system progettato con Colao dal Governo Draghi. Una visione del mondo, se vogliamo, in qualche modo già anticipata in ‘1984’.

Veniamo all’altro autore. ‘Io, robot di Asimov’, ovvero il tassello mancante all’opinione pubblica per capire dove ci sta portando la visione del mondo preconizzata da ‘1984’. Anche qui vi fornisco come suggestione delle notizie reali, fresche di ieri. USA, “i robot possono uccidere in circostanze rare ed eccezionali: la proposta della polizia di San Francisco”. Quindi una proposta della pubblica sicurezza di San Francisco vuol legalizzare l’uccisione di un essere umano tramite un robot.E poi ancora:Bologna, Mattarella inaugura il super computer Leonardo al Tecnopolo. Il cardinale Zuppi: “L’uomo non perda se stesso con la tecnologia”,mentre intanto – uscendo dalla notizia ma rifacendoci a fatti affini – Papa Bergoglio definisce l’Intelligenza artificiale undono di Dio”, in Vaticano viene promossa la conferenza su “etica e robotica” nel collegamento tra Bibbia, fede e tecnologia, al Pontificio Collegio Teutonico si parla Artificial Humanity”, cioè umanità artificiale e i Gesuiti di praticabilità e possibili principi di un «umanesimo digitale», dischiusa la società degli algoritmi e dei gigabit.

Allora, dove voglio arrivare. Voglio arrivare al fatto che dopo la pervadente e massiccia presenza di devices nelle nostre vite iniziata più o meno 30 anni fa e arrivata ora al QR Code per monitorare i nostri ingressi in autobus e ristoranti, dopo l’utilizzo compulsivo di Smarthone e App da parte della popolazione, dopo la DAD e Smart Working, dopo Alexa Smart nelle RSA per pilotare gli anziani, l’acceleratore sull’automazione, l’artificiale e la robotica punta adesso al grande salto, nel clima di emergenza permanente, di sublimazione e sostituzione del reale con l’artificiale supportata da crisi energetiche e cambiamenti climatici. Qual è il grande salto? Disoccupazione tecnologica, Metaverso, vite da avatar e trasposizione di piani, passando per quantum dots, nanobot millimetrici e xenobot coi mini-robot che ci sfrecceranno nel sangue, o meglio … per dirla con le parole dell’ex ministro della transizione ecologica e attuale consulente dell’esecutivo Meloni Roberto Cingolani, “oggetti intelligenti molto piccoli in grado di viaggiare nel corpo umano” …. perché dopo la tecnologia c’è la nanotecnologia e allora è chiaro come l’ibrido Uomo-macchina, o il Tecno-Uomo come titolava alcuni anni fa un convegno in Parlamento, sia ormai dietro l’angolo, anzi, sia davanti a noi, mimetizzato nelle sembianze dell’ineluttabile progresso, l’ossessiva rincorsa verso il futuro da cui nessuno di noi pare possa fuggire e di cui Asimov, con le sue opera sui robot nonostante le leggi etiche, in qualche modo aveva anticipato.

E allora. Che fare? E qui entra in gioco il mio terzo e ultimo autore del secolo scorso, che prendo in prestito dalla letteratura tedesca per ragionare con voi, un autore col quale cerco di chiudere la mia riflessione: comprendere il bivio nella denuncia del punto di non ritorno, capire che la battaglia accelerata da Covid, guerra, emergenza sine diae, è in realtà un attacco sferrato all’essenza ontologica dell’essere umano, è sicuramente la parte destruens del primo piano d’azione. E qui gioca un ruolo determinante la controinformazione o se vogliamo l’informazione libera e indipendente che non può più continuare a guardare da lontano tutti i temi che riguardano la tecnologia nella sua declinazione su società e su umanità, perché non si può più relegare a margine un tema così smaccatamente predominante. E poi, da qui, arriva la parte costruens, c’è la necessità di alimentare tra i consapevoli, cioè tra coloro che sono riusciti a mantenere la spina dorsale dritta in questi ultimi anni, alimentare il grande risveglio spirituale e un’azione radicale capace di preservarci nel solco millenario e ancestrale della nostra essenza naturale di esseri umani, liberi e senzienti. Ne ‘Il Trattato del Ribelle’, ecco il terzo autore con cui chiudo il mio intervento ringraziandovi per l’attenzione, per sfuggire dal nichilismo contemporaneo lo scrittore Ernst Jünger auspicava il passaggio al bosco, per l’uomo libero simbolo metaforico del taglio netto dei legami col sistema. Il Ribelle è il singolo, l’uomo concreto che agisce nel caso concreto – scrive Jungere la resistenza richiede grandi sacrifici: il che spiega anche perché la maggior parte delle persone scelga la costrizione”. Ergo, spetta a noi il salto quantico, spetta a noi l’esempio, nel qui ed ora spetta a noi il grande sacrificio, prima che sia troppo tardi. E’ tutto scritto. Non c’è nulla da inventarsi. Grazie dell’attenzione.

Un commento

  1. È tutto vero. Ma scienza e religione alla verità preferiscono ordine e potere e mai come ora si sovrappongono. Un solo fraterno consiglio: disinteressati e, inconsapevolmente, disobbedisci.

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