Primo studio italiano sugli inoculati sintomatici: sangue, grafene e 6G – IL TECNORIBELLE

25^ e nuova puntata de Il Tecnoribelle, pillole tecnoscettiche del giornalista d’inchiesta Maurizio Martucci in esclusiva su Playmastermovie e in collaborazione con OASI SANA. Regia del film-maker Alessandro Amori, parte tecnica Ciro Mauriello.

Vi ricordate i video virali all’inizio della campagna d’inoculazione 2021? Calamite immobili, forchette e monetine ferme sul braccio, come incollate nel punto esatto dell’iniezione. Oppure le immagini del sangue coagulato? E i Tik Tok degli indirizzi MAC (Media Access Control), codice univoco di 48 bit per leggere i dispositivi Bluetooth, generati dai vaccinati invece che dagli Smartphone, ve li ricordate? Certamente, così come le smentite istituzionali, ve le ricorderete: “I vaccini vengono autorizzati solo dopo un’attenta valutazione del profilo di sicurezza (…) continuamente monitorato anche dopo l’autorizzazione”, fonte Ministero della Salute. Di certo ricorderete pure derisioni, offese e gli anatemi con sbufalate un tanto al chilo profetizzate da chi, invece di porsi il dubbio, interrogativi e domande di fronte all’evidenza, alla ricerca scomoda e indipendente ha preferito il silenzio tombale.


Non è il caso di Franco Giovannini, Riccardo Benzi Cipelli e Gianpaolo Pisano, tre medici ricercatori che, insieme al biologo Franco Trinca recentemente scomparso, al microscopio ottico in campo oscuro per capirne di più hanno analizzato il sangue di 1.006 soggetti sintomatici dopo inoculazione con vaccino a mRNA di produzione Pfizer/BioNTech o Moderna. “948 pari al 94% del totale – si legge nello studio in pubblicazione su rivista scientifica ma per noi disponibile in esclusiva – evidenziavano a distanza media di un mese varie alterazioni dello stato di aggregazione degli eritrociti e la presenza nel sangue periferico di particelle di varia forma e dimensione di dubbia natura”. La maggior parte delle analisi si sono svolte al Centro Biodiagnostica Giovannini di Mantova, un paio invece direttamente nel Laboratorio di Microscopia Elettronica del Dipartimento di Chimica dell’Università degli Studi di Torino. Risultato?

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Solo il 6% presentava un quadro ematologico del tutto normale, per gli altri – invece – “particelle di grafene in mezzo a globuli rossi fortemente conglobati attorno alle particelle esogene”, “ossido grafene ed evidenti clusters di fibrina”, “strutturazione auto-aggregante in modalità fibro/tubulare dell’ossido di grafene”, “voluminoso agglomerato di ossido di grafenee così via. “Sono state trovate strutture e sostanze assolutamente anomale – conclude lo studio – mai si era osservato un così brusco cambiamento del sangue periferico dopo inoculo di vaccini, con transizione da uno stato di perfetta normalità ad uno patologico. Mai si era osservata la presenza di una così grande quantità di particelle nel sangue apparentemente incompatibili con un normale flusso ematico del microcircolo e che si modificano nel tempo, con fenomeni di auto-aggregazione”.


Per la presentazione dei dati, a Sarzana (La Spezia) si è appena tenuto il convegno “Goccia a Goccia. Come fuori, così dentro. Salute all’ultimo sangue.” Col pensiero finito alla Quarta Rivoluzione Industriale, al 6G, all’Internet dei corpi, al corpo come piattaforma tecnologica per nanotecnologie impiantabili, alla bio-tele-nano medicina come nuovo paradigma per riformare il concetto di salute e malattia e alla biologia molecolare con nanorobotica, queste le parole usate dal medico chirurgo Riccardo Benzi Cipelli, coordinatore della ricerca pioniera: “nel sangue materiale presumibilmente grafene, abbiamo tanti indizi coerenti e concordanti per affermarlo e ci sono brevetti per l’utilizzo dell’ossido di grafene come coadiuvante nei vaccini. E’ un materiale tecnologicamente formidabile. Il grafene è un tabù come il 5G, ma le nano-tecnologie iniettabili sono state messe a punto già dal 2005. Molte riviste (scientifiche) ormai parlano di nano-sensori intra-corpo, nano-tecnologie create per auto-assemblarsi al nostro interno per creare spontaneamente nano-reti: si parla del telefono cellulare come ponte per trasmettere il dato.” Avete sentito bene? Eppure, ufficialmente, era solo la lotta contro un maledetto virus mai isolato, dal pipistrello cinese al mercato del pesce con furore: “L‘Agenzia Europea per i medicinali ha analizzato relazioni che descrivono l’analisi di diverse fiale di vaccini anti COVID-19 che lasciano intendere una presenza di grafene nei vaccini e ha concluso che i dati attualmente disponibili non dimostrano la presenza di grafene nei vaccini in questione. La presenza di grafene o di derivati del grafene nei vaccini non è quindi plausibile”, fonte Commissione europea. Ecco, appunto: chi ci sta raccontando tutta un’altra storia?

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