Parlamentari contro l’elettrosmog: no all’abrogazione dei 6 V/m. Da lunedì presidi a Montecitorio e campagna di informazione su La Casa del Sole TV

E’ atteso per la prossima settimana il voto parlamentare sull’abrogazione della norma che dal 2003 fissa a 6 V/m il limite soglia di emissione elettromagnetica (emendamento di Italia Viva). Così come lo svuotamento dei cosiddetti Piani Antenne comunali (emendamenti Partito Democratico, Forza Italia e Fratelli d’Italia). In pratica. si tratta di una vera e propria deregolamentazione, di un colpo di mano senza precedenti, che dall’oggi al domani consentirebbe alle compagnie telefoniche di spingere anche fino a 61 V/m l’elettrosmog nell’aria e di disporre liberamente di tutto il territorio nazionale, senza alcuna possibilità per cittadini e Comuni di opporsi all’installazione di nuove antenne, attese fino ad un milione per favorire il 5G, oltre il Wi-Fi dallo spazio. Per fermare questo scellerato piano voluto dal Governo Draghi-Colao con l’avallo dei partiti (il Ministro della Salute Roberto Speranza pare però contrario), monta la protesta e la mobilitazione: da lunedì 12 e fino a venerdì 16 Luglio 2021, in collaborazione con Alleanza Italiana Stop 5G su La Casa del Sole TV andrà in onda lo speciale ‘IL GOLPE ELETTROMAGNETICO’, ogni giorno un’intervista ad un esperto condotta dal giornalista Maurizio Martucci, mentre presidi simbolici sono attesi davanti Montecitorio. L’Alleanza Italiana Stop 5G nei mesi scorsi ha promosso la petizione da 64.000 firme, proteste e manifestazioni in piazza, un appello ai parlamentari e una staffetta di sciopero della fame adottata da 135 volontari, alternati per 18 giorni in una protesta gandhiana che ha fatto il giro del mondo. Infine, nei giorni scorsi è partita un’azione di email bombing con l’invio di migliaia di messaggi ai parlamentari: alcuni deputati si dichiarano apertamente contrari all’abrogazione dei 6 V/m. Ecco la loro posizione.

On. Sara Cunial (gruppo Misto)

“Cari colleghi, approvando l’innalzamento dei limiti sulle emissioni elettromagnetiche saltando dall’attuale 6 V/m ai 61 V/m state ancora una volta calpestando il diritto degli italiani alla salute, a vivere in un ambiente salubre, al rispetto e alla Vita. Nonostante si tenda a voler ritenere i 61 V/m come lo standard dei valori vigenti in tutta Europa in realtà solo Francia, Germania, Gran Bretagna e Spagna li adottano, a differenza di Svizzera, Italia, Austria, Belgio, Turchia e i Paesi dell’est europeo – Bulgaria, Polonia, Croazia, Slovenia – nei quali vigono limiti molto più stringenti e protettivi. Questa soglia ignora completamente gli aggiornamenti in peer-reviewed disponibili in letteratura biomedica nelle numerose evidenze scientifiche, che dimostrano effetti biologici non termici ben al di sotto dei 6 V/m, anche molto gravi, fino a forme tumorali, motivo per altro delle raccomandazioni già contenute nei Report del Bioinitiative Group, del Parlamento Europeo nella Risoluzione del 2009 e dell’Assemblea del Consiglio d’Europa con la Risoluzione n° 1815 del 2011, in cui si invitano i governi nazionali ad un abbassamento dei limiti di legge a 0,6 V/m nell’immediato e a 0,2 V/m sul lungo termine, assodato che gli effetti sugli organismi viventi si possano manifestare già a valori di 0,002 V/m.

Continuando a ignorare gli allarmi di medici e scienziati, banalizzare le denunce di numerosi cittadini e le preoccupazioni di oltre 600 sindaci italiani che chiedono semplicemente di non essere cavie di questa sperimentazione, insistete nell’offendere la nostra Costituzione e il ruolo stesso che ricoprite. Mi unisco quindi alla richiesta di migliaia di cittadini, comitati e associazioni e alle istanze portate avanti da Alleanza Italiana Stop 5G per scongiurare l’innalzamento dei limiti soglia di legge d’irradiazione elettromagnetica, puntando anzi alla minimizzazione del rischio ambientale e sanitario, consapevoli dei pericoli e danni finora già procurati dall’ubiquitaria, massiccia, cumulativa, multipla e pervadente presenza di campi elettromagnetici/radiofrequenze, anche al di sotto degli attuali limiti consentiti.”

On. Rossella Muroni (gruppo Misto, FacciamoECO e vicepresidente della Commissione Ambiente)

“Sono pienamente d’accordo con Legambiente: non si tutelano i cittadini dall’inquinamento innalzando i limiti di emissione. Questo vale ovviamente per tutti i tipi di inquinamento, esposizione elettromagnetica compresa. Voterò convintamente contro l’emendamento al decreto Semplificazioni proposto da Italia Viva che prevede  di innalzare i limiti di legge in tema di elettromagnetismo da 6 V/m attuali a 61 V/m. La stessa Unione Europea, peraltro, sta approfondendo la questione del 5G e sarebbe pronta ad abbassare l’attuale limite di esposizione.”

On. Paolo Giuliodori (gruppo Misto, L’Alternativa c’è)

“È spuntato un emendamento di Italia Viva al decreto PNRR che punta ad innalzare i limiti delle emissioni elettromagnetiche del 5G. Stessa proposta che era stata avanzata dal ministro Colao. Non è infatti una novità: sono mesi che nel nostro Paese si discute della “necessità” di innalzare i limiti di legge per sfruttare di più le potenzialità della tecnologia 5G. Eppure non esiste nessuna evidenza tecnica per farlo, se non ragioni puramente economiche (ossia risparmio per operatori di rete). Esistono invece ragioni sanitarie, anche lampanti ormai, per impedire che ciò avvenga. L’inquinamento elettromagnetico produce infatti due tipologie di effetti sul corpo umano: effetti termici sui tessuti umani, che derivano da esposizioni alle onde elettromagnetiche brevi ma intense, e gli effetti biologici, che derivano da esposizione di lunga durata ma a bassa intensità. Tra gli effetti biologici non ci sono soltanto rischi cancerogeni, ma anche danni al sistema nervoso, al sistema endocrino, stress ossidativo, rottura del DNA singolo e double, apoptosi, infertilità, aborti, difetti ormonali etc.A livello internazionale ci sono numerosi importanti studi scientifici che indicano gli effetti sulla salute pubblica delle radiazioni e hanno ormai ampiamente dimostrato la presenza di effetti biologici anche molto gravi, anche forme tumorali. Studi autorevoli, reviews, raccolte di vari articoli che indicano gli stessi risultati, non singoli documenti isolati. Il principio di precauzione imporrebbe quindi di evitare un simile azzardo! La copertura del segnale deve andare di pari passo con la salute pubblica. Quindi l’obiettivo è minimizzare i campi elettromagnetici. Un elevato numero di antenne presenti su un territorio non comporta necessariamente una notevole intensità del campo elettromagnetico, bensì il contrario: meno antenne ci sono e più le potenze trasmesse sono elevate, assoggettando i cittadini quindi ad un campo elettromagnetico ben più potente. E’ importante che tutti i cittadini non siano esposti costantemente a campi elettromagnetici di una certa potenza. L’attuale limite di 6 V/m è un buon compromesso tra copertura e salute, andare oltre questo limite vuol dire mettere a rischio moltissimi cittadini! Ma quella di Italia Viva non è altro che una richiesta che arriva dal mondo dell’industria delle telecomunicazioni, che sta facendo pressione per l’innalzamento dei limiti. Chiaramente in una logica, come sempre, basata sulla massimizzazione del profitto senza la minima attenzione verso il principio di precauzione. Infatti con gli attuali parametri in Italia il 62% degli impianti non è espandibile al 5G, a meno di usare interventi di reingegnerizzazione molto costosi. È molto più semplice ed economico innalzare i limiti! Non è in discussione la necessità di aprirsi allo sviluppo tecnologico, alla digitalizzazione del Paese, alla diffusione banda ultra larga. Ma non a scapito della salute dei cittadini! Altrimenti a cosa serve? Altrimenti viene da chiederci: il progresso tecnologico è davvero al servizio della comunità, dei cittadini? È la tecnologia che serve l’uomo o è l’uomo che deve servire la tecnologia? È l‘essere umano al centro o, come sempre, è il profitto?”

La posizione dell’On. Paolo Giuliodori è stata adottata anche dall’On. Pino Cabras (gruppo Misto, L’Alternativa c’è, vicepresidente della Commissione Affari esteri e comunitari).

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