Poli (Roma), per ARPA Lazio un’antenna telefonica irradia 9,15 V/m: chi paga? DOCUMENTI ESCLUSIVI

di Maurizio Martucci

Incredibile scoperta: nella provincia di Roma c’è un’antenna telefonica che irradia ben oltre il consentito, sforando di gran lunga il limite soglia permesso dalla legge nazionale. L’Agenzia Regionale per la Protezione Ambientale (ARPA) del Lazio ha rilevato infatti un valore di 9,15 V/m di campo elettrico, ovvero molto ma molto di più della media dei 6 V/m autorizzati. E’ successo a Poli (Roma) il 13 Febbraio 2019, cioé due anni fa, notizia però trapelata solo oggi grazie ad un accesso di atti pubblici effettuata dai cittadini, ora preoccupati dall’apprendere il valore di quest’incredibile misurazione. Si, perché si tratta di una misurazione pari quasi al doppio di quella registrata dall‘Istituto Ramazzini nella soglia della cosiddetta pericolosità cancerogena (stimata nei 5 V/m su cavie uomo equivalenti), ma soprattutto abbondantemente superiore ai limiti (non di legge) ma biologici stabiliti da numerosi studi indipendenti e comunità scientifica che chiedono a gran voce di minimizzare il rischio ambientale, a differenza delle compagnie telefoniche propense ad innalzare la soglia fino ai più spericolati 61 V/m (per favorire il 5G).

NELLA FOTO, PIAZZA CONTI A POLI (ROMA): IL LUOGO DEL RILEVAMENTO RECORD

Poli è un piccolo comune di poco più di 2.000 abitanti tra Palestrina e Tivoli: qui l’ARPA ha misurato lo sforamento, per giunta in una stanza da letto di uno stabile al civico numero 2 della centralissima Piazza Conti, evidentemente irraggiata da una limitrofa stazione radio base. Il dato allarmante è poi nel consuntivo dei rilievi certificati ARPA: tra il 2016 e il 2019 sono stati appena 50, una nullità se si pensa che oggi nella sola Roma si sfiora la conta di circa 6.000 antenne piazzate ovunque, mentre decine di migliaia di ripetitori sono in tutto il Lazio così come nel resto d’Italia (autorizzate altre 6.000, si sta per arrivare a quota 70.000, la stima indica in 1.000.000 il numero complessivo comprese le mini-celle dell’Internet delle cose). Spontanea quindi la domanda: cosa sappiamo di tutte le stazioni radio base in funzione in Italia? Cosa e quanto irradiano? Chi le controlla? E quando? Per quanto? E in caso di sforamenti? Cosa succede? Chi paga?

Nel documento ARPA si legge che l’agenzia regionale del Lazio “ove siano stati misurati valori superiore al 75% del valore di attenzione, SONO STATE ESEGUITE ULTERIORI CAMPAGNE DI MISURE in alta frequenza selettive per l’accertamento dei soggetti emittenti coinvolti nel possibile accertamento“. Nulla però viene aggiunto sul caso di Poli, se e quale valore è stato successivamente registrato, se l’antenna in questione è stata sottoposta a sequestro, fermata, bloccata, oppure se i residenti del paesino romano abbiano contratto o manifestino patologie ambientali o sintomatologie riconducibili ad un’esposizione massiccia di campi elettromagnetici. Tutto tace,

In esclusiva assoluta, per far luce sulla vicenda OASI SANA pubblica parte dei documenti ufficiali di ARPA Lazio messi a disposizione dai cittadini e comitati, sempre più sul piede di guerra per difendere la salute pubblica.

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