Perucchietti in ‘Fake news’, un libro scopre gli altarini sulla caccia alle streghe 2.0: “funzionale al consenso, reprime critica e dissenso”

di Maurizio Martucci

Un accanimento da regime che rievoca i tempi della seconda guerra mondiale. O magari distopici scenari orwelliani da Ministero della Verità. Ma non certo l’idilliaca missione del Quarto Potere, cane da guardia indipendente, alle calcagna dei poteri forti, per la libera informazione, cartina di tornasole per democrazia e progredita civiltà. Perché censura, manipolazione, sistematica strumentalizzazione delle notizie e occultamento dei fatti, in pochi mesi hanno completamente stravolto codice etico e deontologia del giornalista. Dividendo, come non mai, il mestiere tra chi agisce privo da conflitti d’interessi e chi, più o meno consapevole, persegue altre finalità. Un po’ come avviene tra la popolazione, tifosi del pro e del contro, l’abile divide et impera, latinismo oltre i millenni sempre pronto all’uso. “In che modo il potere fabbrica il consenso e orienta le nostre scelte? Si sta cercando di censurare l’informazione indipendente?” Inutile nascondersi dietro un dito, nell’Era del grande Virus si offre al pubblico il lato peggiore della fabbrica del consenso. Redazioni imbavagliate da monopoli editoriali, falsi annunci e tecniche di controllo sociale applicate nei telegiornali e rotocalchi d’intrattenimento. Una condizione che ferisce e fa male, a maggior ragione perché oggi – in un modo o nell’altro – ci troviamo tutti spettatori, involontari soggetti passive dentro uno scontro globale senza precedenti, epocale, che comprende l’Italia come il resto del mondo, dalla Cina al Vaticano, dall’America all’Europa, per un’apocalisse planetaria che fa del giornalismo l’anello debole della catena. Vedere Enrico Mentana che commenta fuoco e fiamme dalle immagini di un film spacciato per un’esclusiva da Washington nell’assalto al Campidoglio, è un pugno allo stomaco. Come svilente è l’agonizzante stato di un mainstream ormai appiattito sulla distrazione dell’opinione pubblica, per una narrazione contraria al pensiero critico, aboliti pluralismo, inchieste ficcanti e verità pungenti. Un altro esempio sempre su La 7, quest’estate: frodando il pubblico il Tg (sempre di Mentana) annuncia lo scioglimento della manifestazione di Berlino, quella in cui partecipò il nipote di Kennedy (“negazionisti del Covid, non ci sarà nessuna manifestazione, sciolta dalla polizia”), quando oltre un milione di persone invece sfilò sotto la Porta di Brandeburgo per rivendicare diritti civili e libertà, svilite nelle liberticide politiche di gestione emergenziale-sanitaria. Un po’ come quando, un anno fa, Burioni sulla Rai previde da Fazio che il Covid-19 mai sarebbe sbarcato a Fiumicino, insuperabili Alpi e mare nostrum Mediterraneo per spirito patrio (“niente panico, in Italia il rischio è zero”). E poi i social, la tracotanza più sfacciata delle multinazionali, video indesiderati spariti da Youtube, account bannati per nuove liste di proscrizione. In pochi mesi Facebook è passata dalla censura della pagina di CasaPound nientemeno che al blocco del profilo del presidente americano Trump, purgato pure il testo del discorso firmato dall’opposizione di Montecitorio da Sara Cunial, quando l’approvazione di una Commissione parlamentare d’inchiesta sulle fake news ha fatto scopa con gli articoli di debunking degli auto-referenziati fact checkers e i bollini verdi per l’autocertificazione dei professionisti dell’informazione. Propaganda spacciata per pubblicità progresso: nemmeno il mussoliniano Ministero della Cultura Popolare era riuscito a tanto, oggi silenziati pure girotondini, sardine, costituzionalisti, opinionisti e (mettiamoceli pure) perbenisti dell’equilibrio equo e solidale. A discapito del pluralismo, ma pure di contraddittorio e dibattito, linfa vitale per una dialettica specchiata, finita nella misera tabula rasa. Diciamolo pure, apertamente: mente chi nega, chi dice il contrario o finge di non vedere, perché margini di manovra e spazi liberi sono compressi, ridotti al lumicino, il 2020 ha segnato la storia dell’informazione. Ma in negativo, scadendo nel punto più basso, assecondata una narrazione unilaterale più che neo-liberista di stampo neo-medioevale, eresia e roghi da Santa Inquisizione pontificia, una caccia alle streghe 2.0 contro chiunque osi sfidare l’invisibile Governo mondiale che manipola le masse. Etichettando, emarginando, isolando tra post-verità e pre-falsità, lì dove la creazione artificiale di un problema finisce puntualmente per favorire una soluzione politicamente corretta, congeniale ai poteri forti. Perché?

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Una valida chiave di lettura ce la offre la giornalista Enrica Perucchietti col libro “Fake News. Come il potere controlla i media e censura l’informazione indipendente per ottenere il consenso” (Arianna Editrice), un inno alla ricerca ragionata e analitica, fuori dal neo-oscurantismo imperversante, dentro la denuncia della patologizzazione del dissenso, principale obiettivo nell’affermazione del pensiero unico. Un maccartismo sulle notizie. “Sembrerebbe assurdo che in una società come la nostra si possa arrivare a ipotizzare metodi repressivi di rieducazione tipici dei totalitarismi – scrive Perucchietti nell’ennesimo libro sulle anomalie contemporanee – invece è proprio la struttura del politicamente corretto che non tollera alcuna forma di ‘devianza’ e di opposizione critica. Il dissenso va osteggiato, denigrato, censurato, ‘vaporizzato’. Curato”. Da raffinata osservatrice e inquirente sui fenomeni d’attualità, nel libro sulle fakes appena rieditato (e aggiornato) la scrittrice di Torino passa in rassegna le bufale di Governo (per favorire le vaccinazioni in età pediatrica, clamorosa quella del 2017 dell’ex Ministro Lorenzin sull’invito austriaco a non recarsi a Gardaland per il basso tasso d’immunizzazione per il morbillo) e le principali tecniche di manipolazione usate con slogan e stimoli uditivi, visivi e cinestetici, “capaci di piegare la nostra psiche” (strategia della distrazione, notizie preconfezionate, ignorare o ridimensionare le proteste scomode, strumentalizzazione dei fatti di cronaca, clima di paura e psico-reati). Merito della Perucchietti il dono di fornire una lettura saggia, pluralista e sana, per chi – nonostante tutto – nutre ancora il desiderio di allargare gli orizzonti. E capirne di più. Per non morire tutti monopolizzati, lobotomizzati, sottomessi da complottismi e fake news. Di regime.   

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“Impoverire la lingua, distruggere la libertà, cancellare la Storia, manipolare l’informazione, distrarre l’opinione pubblica, abolire la verità, reprimere il pensiero critico: riprendendo e attualizzando le tematiche portanti del capolavoro di George Orwell, 1984, l’autrice mostra come l’attuale battaglia contro le fake news intenda censurare l’informazione alternativa, per orientare il consenso e garantire gli interessi delle élite.

L’emergenza sanitaria per il Covid-19 ha infatti permesso l’oscuramento di numerosi contenuti in Rete, legittimando la creazione di task force e l’approvazione di una Commissione parlamentare d’inchiesta sulle fake news che rievocano il Ministero della Verità orwelliano.

Che cosa è cambiato nei decenni e come si sono evolute le tecniche del controllo sociale?

In che modo il potere fabbrica il consenso e orienta le nostre scelte?

Si sta cercando di censurare l’informazione indipendente?

Come ci si può difendere dal tentativo degli spin doctors di manipolarci?

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