Una buona lettura sul Wireless (e il flop di Firenze)

di Maurizio Martucci

Chi cerca una guida per orientarsi contro il negazionismo imperversante sui danni da elettrosmog, adesso ha un’opzione in più. Un altro affidabile strumento su cui contare. Wireless. Tutta la verità su cellulari, ripetitori, Wi-Fi e 5G. Con oltre 300 citazioni scientifiche indipendenti” (Liberia Editrice Fiorentina) è il libro scritto a quattro mani da Fiorenzo Marinelli (biologo ex ricercatore del Centro Nazionale delle Ricerche, autore di test  in laboratorio e sul campo per le frequenze di radar, Wi-Fi e telefonini) e Francesca Romana Orlando (media attivista per la precauzione, autrice di saggi sulle malattie ambientali), in libreria per offrire una rassegna argomentata su evidenze scientifiche, studi e letteratura biomedica che attestano rischi e danni per umanità ed ecosistema. Più che indizi, gli autori mostrano prove. E pure schiaccianti, elencate in sequenza senza lesinare colpi, anche in soccorso della sempre più indifesa natura (avifauna, insetti e piante sempre sotto minaccia da Mhz e Ghz). Continuare ad ignorarle, facendo finta che il pericolo non esista, è sviante. E imperdonabile. Considerata l’invasione elettromagnetica di quinta generazione a cui il Governo ha deciso di immergerci, assenti preventive valutazioni sanitarie e studi sugli effetti a breve-medio-lungo termine per la popolazione altrimenti irradiata pure da onde millimetriche. “La letteratura scientifica sugli effetti biologici delle frequenze utilizzate dal 5G è molto scarsascrivono gli autoriad oggi è noto che queste onde penetrano nella pelle per circa 1 cm e che i potenziali effetti avvengono soprattutto sulle terminazioni fini del sistema nervoso periferico dell’epidermide e sui dotti delle ghiandole sebacee”.  

Semplificato l’excursus in una razionalizzazione di capitoli monotematici per agevolare sia lettori esperti che meno avvezzi sulle conseguenze da onde non ionizzanti, Wireless descrive le maggiori criticità dei campi elettromagnetici, tracciando un ipotetico fil rouge di controinformazione su quanto il mainstream colpevolmente omette e sminuisce: rischio cancro (punta dell’iceberg), rischio sul sistema endocrino e per la fertilità (e già, dove si infila di solito il cellulare?), effetti sull’attività enzimatica, neurologici e comportamentali (tecno-dipendenza, una piaga tra le nuove generazioni), ma pure genetici, epigenetici e nell’invalidante malattia dell’elettro-iper-sensibilità in rapida diffusione. E poi Smart Meter, l’incubo del wireless dallo spazio, l’inefficacia del tasso di assorbimento specifico di irradiazione da cellulare (SAR, a che serve testarlo su un manichino a distanza dal corpo quanto tutti appoggiano lo Smartphone alla testa?), finendo per riavvolgere i cardini ispiratori di principio di precauzione e di prevenzione, richiamate le polemiche sull’estenuante diatriba tra effetti termici e non termici, riassunti i maggiori (e annosi) conflitti d’interessi gravati su alcuni attori decisionali per la protezione mondiale dall’elettrosmog. “In linea generale – chiosano gli autori puntando su consapevolezza, scelte individuali e un’auspicata inversione politica – la soluzione dell’inquinamento elettromagnetico prodotto dalle comunicazioni senza fili è utilizzare forme di comunicazioni via cavo, precisamente su cavo in fibra ottica e su cavo Ethernet per le trasmissioni di dati, come la rete internet e il telefono via cavo per le comunicazioni via voce”. Insomma, poco più di 200 pagine a prova di contraddittorio assolutamente da leggere (e far leggere).

Unica nota stonata l’eccesso di autoreferenzialità, rimarcata nel libro, che invero rischia di confinare una pregevole lettura, meritevole di più ampio respiro, in un circoscritto alveo di cui non è difficile percepirne perimetro e confini delimitati: senza nulla togliere (e ci mancherebbe!) alla divulgazione di risultati, azioni e ricerche indipendenti finanziate dall’associazione AMICA (malattie da intossicazione cronica e ambientale di cui gli autori sono attive figure di riferimento), non si capisce perché il testo sorvoli sulla lodevole posizione dell’ECRR (Comitato Europeo per i Rischi da Radiazioni, autore di un recente documento su limiti di esposizione cautelativi, basato sul principio degli effetti cumulativi per dose di radiazione assorbita su diversificate fasce di popolazione), preteso invece di traslare l’inattiva ICEMS (Commissione internazionale per la  sicurezza elettromagnetica) al ruolo di anti-ICNIRP (la privata e discussa Commissione internazionale per la protezione dalle radiazioni non ionizzanti riferimento per l’Organizzazione Mondiale della Sanità, al centro di polemiche per legami con l’industria), quando almeno dal 2013 si sono perse le tracce della consorteria di cui il fisico-bio-matematico Livio Giuliani continua a farsi portavoce.

Lo stesso per l’autoproclamato sciopero del cellulare (falsa riga del No Wi-Fi Days, anno 2016), preannunciato su scala mondiale ma poi attuato da una manciata di persone in un hotel di Firenze, riunite – secondo il fondatore d’opposta fazione – per sconquassare il movimento nazionale Stop 5G: “Abbiamo deciso di affrancarci da questa falsa alleanza e creare una rete tra comitati. Questa rete esiste dal 1°Giugno 2019 e si chiama Rete Italia senza Elettrosmog“. L’anatema su Facebook è di Claudio Solito, agente immobiliare con cui si accompagnano Marinelli, Orlando e lo stesso Giuliani. “Posso confermare che nell’ultima riunione del 14 Maggio non si è parlato di alcun evento in nessuna parte del mondo!”, dall’Associazione Italiana Elettrosensibili su Solito tuonò Giorgio Cinciripini stanata la fronda fiorentina da cui – tra gli altri – si sfilò anche Laura Masiero con l’Associazione per la protezione e lotta all’Elettrosmog. Perché sotto traccia (e sotto mentite spoglie) Solito è attivo sui social, mimetizzato come Leonardo Archi e Leonardo Assoli (i finti nomi con cui pedante e petulante attacca gli attivisti di ogni zona per provare, dall’interno, a depistare l’Alleanza Italiana Stop 5G), nonostante aggregazione alternativa e frutti si riducano a magro bottino, impalpabili strategia, azione e risultati socio-politici. L’evidenza nei numeri: per un crowdfunding contro elettrosmog e 5G promosso nel 2018 su Produzioni dal Basso riuscì ad introitare 65 euro da 4 donatori, finendo per superarsi nel 2019. Fissato l’obiettivo a 10.000 euro, sulla piattaforma GoFundMe di euro non se ne è vista l’ombra nemmeno di uno. Un vero flop: “dimmi con chi vai, ti dirò chi sei!”. I lettori di Wireless meritano di più. Ma davvero, molto di più (e gli autori del libro non possono più fingere di non saperlo).

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