DOCUMENTI STOP 5G – Fermarlo nel proprio Comune, schema di diffida al Sindaco (3/3)

Spett.le Sindaco XXXXXX

Comune di XXXXXX

UFFICIO PROTOCOLLO

Indirizzo XXXXXX (PEC XXXXXXX)

E per conoscenza

               Ministro della Salute

               In persona del

               Ministro pro tempore

               Direzione Generale della

               Prevenzione Sanitaria

               dgprev@postacert.sanita.it                                                         

Ministro dello Sviluppo Economico

               In persona del

               Ministro pro tempore

               Direzione Generale

               Attività Territoriali

               dgat.dg@pec.mise.gov.it

Oggetto: Notifica sui rischi per la salute correlati alle radiazioni del 5G – Richiesta di sospensione della fase sperimentale 5G sul territorio comunale – ATTO DI SIGNIFICAZIONE E DIFFIDA

Gentile Sindaco,

con il presente atto, il sottoscritto cittadino XXXXXXXXXXXXXX residente nel Comune di XXXXXXXXXXXXXXXXX, intende sottoporre all’attenzione del Sindaco e delle altre Autorità sopra emarginate la grave e sottostimata futura situazione di insalubrità caratterizzante il territorio del comune, quale emerge dalle seguenti circostanze di fatto. Dopo la fase sperimentale del 2017 esaurita in alcune città pilota, dal 2019 sono iniziate in Italia le installazioni dei sistemi mobili di quinta generazione, noti come strutture 5G, che prevede il posizionamento di nuova infrastruttura tecnologica di milioni di gruppi di nuove miniantenne a microonde millimetriche su abitazioni, scuole, centri diurni, centri ricreativi, lampioni della luce, tombini dei marciapiedi e altro ancora. C’è poi anche il progetto di satelliti Wi-Fi lanciati in orbita nello spazio e di droni wireless per coprire il 98% del territorio nazionale di radiofrequenze e servire il 99% della popolazione col servizio del cosiddetto Internet delle cose, prevedendo un’impennata elettromagnetica ubiquitaria a cui la popolazione sarà esposta 24 ore al giorno, 7 giorni su 7, 365 giorni l’anno.

Ciò detto, si chiarisce poi che le radiazioni del 5G vanno a sommarsi a quelle della telefonia mobile attuale (2G, 3G, 4G)  e sistemi Wi-Fi e Wi-Max ed è necessario valutare l’impatto sulla salute pubblica, sulla flora e sulla fauna, della sommatoria cumulativa e multipla di tali esposizioni prolungate nel tempo alla luce degli effetti biologici causati dall’esposizione sinergica a tutte queste frequenze, soprattutto in considerazione del fatto che la ricerca ha trovato effetti biologici potenzialmente responsabili di rischi di patologie neurodegenerative, come l’Alzheimer, ormonali, per la fertilità, nonché rischi per la flora e per la fauna, anche al di sotto degli attuali limiti di legge.

La ricerca sugli effetti biologici delle frequenze 5G, soprattutto sulle onde millimetriche, è scarsissima, non ci sono studi epidemiologici e si sa solo che le ghiandole sebacee, con la loro forma a tubo elicoidale, costituiscono delle antenne riceventi per le onde millimetriche e ne sono quindi il target primario.

I pochi studi pubblicati suggeriscono che potrebbero esserci importanti effetti sulle terminazioni nervose fini sulla pelle. Fino ad oggi le onde millimetriche erano state usate solo in ambito militare per i sistemi di dispersione delle folle (active denial system), che creano una sensazione di riscaldamento intenso.

La ragione per cui l’industria ha deciso di passare alle frequenze estremamente alte del 5G è che con frequenze così estremamente elevate è possibile trasportare molte più informazioni per mezzo di molte più pulsazioni, rispetto a quanto sia possibile trasportare con frequenze più basse anche mantenendosi nella gamma delle microonde. Possiamo essere certi, quindi, che il 5G implicherà un numero di pulsazioni molto maggiore rispetto ai campi elettromagnetici a cui siamo attualmente esposti. Ne consegue che qualsiasi test di sicurezza biologica del 5G deve utilizzare pulsazioni molto rapide, includendo qualsiasi picco a brevissimo termine che possa essere presente, e che sarà presente nel reale 5G. C’è un ulteriore processo di cui è pianificato l’uso nel 5G: l’assetto a fasi (Phased_array). Qui più elementi di antenne multiple agiscono insieme per produrre campi ad alta pulsazione che sono progettati per 5G, per produrre maggior penetrazione. Il 5G comporterà pulsazioni particolarmente potenti da utilizzare, che potrebbero quindi essere particolarmente pericolose.

In sintesi, quindi, il 5G è considerato particolarmente pericoloso per ognuno di queste quattro differenti ragioni:

1. Il numero straordinariamente alto di antenne che sono state pianificate.

2. Le trasmissioni ad altissima energia che saranno usate per assicurare la penetrazione.

3. I livelli di pulsazione straordinariamente alti.

4. Le apparenti interazioni ad alto livello della frequenza 5G sui gruppi caricati, presumibilmente includendo i gruppi carichi dei sensori di voltaggio.

Eppure dal 2011 l’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro (IARC) dell’Organizzazione Mondale della Sanità ha classificato le onde non ionizzanti a radiofrequenza come “possibili cancerogeni” inserendoli nel gruppo 2B. Inoltre, entro 2-3 anni, attraverso le “Raccomandazioni del gruppo consultivo sulle priorità per la Monografia IARC” per il periodo 2020-2024, è prevista la rivalutazione della classificazione per portarla eventualmente a Classe 2A (probabili cancerogeni) se non addirittura in Classe 1 (cancerogeni certi), facendo seguito ai nuovi dati epidemiologici e soprattutto sperimentali contenuti nel rapporto finale del National Toxicology Program, dal quale è emersa una «chiara evidenza che i ratti maschi esposti ad alti livelli di radiazioni da radiofrequenza, come 2G e 3G, sviluppino rari tumori delle cellule nervose del cuore», e «alcune evidenze di tumori al cervello e alle ghiandole surrenali»; anche l’Istituto Ramazzini (Centro di ricerca sul cancro Cesare Maltoni) che ha considerato sperimentalmente esposizioni alle radiofrequenze della telefonia mobile mille volte inferiori a quelle utilizzate nello studio statunitense, riconducibili alle esposizioni attuali alle antenne della telefonia mobile nell’uomo, ha riscontrato gli stessi tipi di tumore. Infatti, sono emersi aumenti statisticamente significativi nell’incidenza degli schwannomi maligni, tumori rari delle cellule nervose del cuore, nei ratti maschi del gruppo esposto all’intensità di campo più alta, 50 V/m, e ha osservato un aumento dell’incidenza di altre lesioni, già riscontrate nello studio americano: iperplasia delle cellule di Schwann e gliomi maligni (tumori del cervello) alla dose più elevata.

Sono poi circa 200 gli scienziati indipendenti che, guidati dal Prof. Lennart Hardell, hanno sottoscritto l’appello internazionale per una moratoria del 5G. E un altro appello ha già raccolto oltre 100.000 adesioni di ricercatori, cittadini e organizzazioni di 187 paesi al mondo e mette a disposizione una bibliografia ricchissima, che attesta numerosi rischi biologici da elettrosmog. In Italia, non da ultimo, nel 2018i medici di ISDE Italia hanno chiesto al Governo Conte “un piano di monitoraggio dei possibili effetti sanitari e una moratoria per l’esecuzione delle sperimentazioni 5G su tutto il territorio nazionale sino a quando non sia adeguatamente piani­ficato un coinvolgimento attivo degli enti pubblici deputati al con­trollo ambientale e sanitario”.

Nel 2019 il Comitato Scientifico sui rischi sanitari ambientali ed emergenti (SCHEER) della Comunità Europea ha quindiaffermato cheil 5G “evidenzia criticità sconosciute sui problemi di salute e sicurezza. La polemica è in merito ai danni causati dalle attuali tecnologie wireless 2G, 3G e 4G.” E ancora. “Gli effetti della radiazione elettromagnetica sono stati generalmente ben studiati, tuttavia la radiazione elettromagnetica di bassa frequenza è meno studiata.” E infine dichiara che la questione di come “l’esposizione ai campi elettromagnetici potrebbe influenzare l’uomo, rimane un’area controversa e gli studi non hanno fornito prove chiare dell’impatto su mammiferi, uccelli o insetti. La mancanza di prove chiare per informare lo sviluppo delle linee guida sull’esposizione alla tecnologia 5G lascia aperta la possibilità di conseguenze biologiche non intenzionali”».

Sempre nel 2019 uno studio della Direzione generale per le politiche europee del Dipartimento tematico per le politiche economiche, scientifiche e di qualità della vita, incaricato dalla Commissione Industria, Ricerca ed Energia del Parlamento Europeo per analizzare lo sviluppo del 5G in Europa afferma che “i campi (elettromagnetici) siano altamente focalizzati a raggiera, che essi varino rapidamente con il tempo e il movimento e quindi siano imprevedibili, poiché i livelli e i modelli del segnale interagiscono come un sistema a circuito chiuso. Questo (comportamento) deve ancora essere studiato in modo affidabile per situazioni reali, al di fuori del laboratorio”, sostenendo che “il problema è che al momento non è possibile simulare o misurare accuratamente le emissioni di 5G nel mondo reale”.

E’ poi necessario evidenziare come proprio le “Linee guida sulla protezione della popolazione mondiale dall’esposizione alle radiofrequenze e microondeconsiderino solo gli effetti termici a breve termine simulati sui cosiddetti phantoms, ovvero manichini riempiti di gel, e che questi studi derivino dalla c.d. Commissione internazionale sulla Protezione dalle Radiazioni Non Ionizzanti (ICNIRP), ovvero da un organismo privato con sede in Germania già al centro di numerose polemiche e attacchi da parte di scienziati, medici e ricercatori di mezzo mondo che lo accusano di conflitti d’interesse e scarsa trasparenza nell’operato, motivo per cui tali studi non vengono considerati dai tribunali italiani, poiché ICNIRP seguita a perorare una tesi negazionista sui cosiddetti effetti non termici a medio-lungo termine, ovvero rimane ferma su parametri obsoleti e superati dalla letteratura biomedica che invero attesta effetti biologici da irradiazione a radiofrequenze. La commissione ICNIRP è costituita da fisici, ingegneri e altri professionisti, senza la necessaria conoscenza sulla biologia degli organismi viventi.

Martin Pall, professore emerito di biochimica e scienze mediche di base della Washington State University (USA) nonché più esperti al mondo in materia di interazione tra campi elettromagnetici e salute, nel Commento dell’8 Ottobre 2018 alle ‘Linee Guida’ dell’ICNIRP e alle relative ‘Appendici sui Limiti per l’Esposizione a campi elettrici, magnetici ed elettromagnetici variabili nel tempo (da 100 kHz a 300 GHz)’ ha denunciato il pericolo per la salute umana correlato alle radiofrequenze compreso il 5G, sottolineando storture, falle metodologiche e grossolani limiti di contenuto nel controverso documento diffuso dell’ICNIRP.

Riscontrati gli “effetti nocivi sulla salute umana” il 15 Gennaio 2019 il TAR del Lazio ha così condannato i Ministeri di salute, ambiente e pubblica istruzione a promuovere un’adeguata campagna informativaavente ad oggetto l’individuazione delle corrette modalità d’uso degli apparecchi di telefonia mobile”, mentre una serie di sentenze emesse nell’ultimo decennio dalla magistratura internazionale e italiana (l’ultima dal Tribunale di Monza nel Marzo 2019) attestano il danno da elettrosmog, l’elettrosensibilità e il nesso telefonino=cancro oltre ogni ragionevole dubbio (Cassazione 2012), tanto che note compagnie internazionali di assicurazione come Swiss Re e Llyoid’s non ne coprono più il danno e l’Alleanza Contro il Cancro (fondata dal Ministero della Salute, ne fa parte pure l’Istituto Superiore di Sanità) sta studiando le cause di un tumore maligno al cervello (glioblastoma) puntando sull’invisibile inquinamento dei cellulari.

Proprio per questo oltre 300 Sindaci americani promettono strascichi in tribunale mentre il 5G è stato bloccato a Bruxelles e in tre cantoni svizzeri, così come Olanda e Germania pretendono test che possano scongiurare un’overdose da elettrosmog e il Comune di Ravensburg progetta zone Free (cioè senza irradiazioni del 5G) per proteggere malati e categoria più a rischio, motivo per cui Portogallo e Malta non hanno ancora messo all’asta le nuove bande, al contrario del nostro Paese che s’è spinto molto più in là.

Infatti in Italia, bandita nel 2018 l’asta da 6,5 miliardi di euro per l’aggiudicazione dei lotti di tre nuove bande di radiofrequenze, è stata avviata la fase di sperimentazione del 5G nelle città di Prato, L’Aquila, Matera, Bari, Milano, a cui si sono aggiunte Roma, Torino, Genova e Cagliari, mentre con Delibera n° 231/18/CONS l’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni ha poi individuato un’ulteriore lista di 120 piccoli comuni d’Italia in cui, nei prossimi mesi, è prevista l’adozione del 5G.

Eppure, a vario titolo istituzionale, tra Regioni, Province e Comuni si contano circa 70 amministrazioni tra Regioni, Province e Comuni in cui – all’indomani della Risoluzione di Vicovaro approvata nei lavori del 1° meeting nazionale promosso dall’Alleanza Italiana Stop 5G – ci si sta in questi giorni interrogando sui lati oscuri dell’Internet delle cose, mentre sono state approvate 22 tra mozioni o delibere per la moratoria sul 5G (tra questi Comuni, in 4 sono già state emanate ordinanze urgenti e contingibili del Sindaco per fermare il 5G), mentre ben dieci interrogazioni sono state presentate alla Camera dei Deputati e in Senato da parlamentari appartenenti a diversi schieramenti politici, così come una recente mozione presentata a Montecitorio da cinque deputati ha impegnato il Governo in una moratoria nazionale sul 5G. Infine numerose sono state anche le diffide all’adozione del 5G sottoscritte da cittadini, comitati e associazioni rivolte ai membri del Governo e/o ai Sindaci in qualità di massima autorità sanitaria sul territorio, senza contare i 110 esposti per la prevenzione di eventuali danni alla salute già prodotti presso alcune Procure della Repubblica.

Ciò in quanto il quadro, per come ora delineato, del 5G infrange, violandoli, diversi principi normativi nazionali, fra cui segnaliamo la L. 36/01 finalizzata, come dal nome stesso della norma, alla “protezione dalle esposizioni a campi elettrici, magnetici ed elettromagnetici”, e comunitari, a partire dal principio di precauzione sancito dall’articolo 191 del Trattato sull’Unione Europea (già art. 174 del TCE), di diretta applicazione e frequentemente richiamato nel diritto nazionale.

Tale principio generale è fatto proprio nella giurisprudenza della Corte di Giustizia Europea secondo cui “la protezione della salute ha la precedenza sulle considerazioni economiche” ed in diverse occasioni anche il governo dell’Unione Europea ha affermato che, quando una attività o una tecnologia susciti il forte dubbio di essere dannosa per la salute e per l’ambiente, occorre prendere le necessarie misure precauzionali anche in assenza di una chiara relazione causa-effetto dimostrata su base scientifica fra quell’attività e il danno che potrebbe derivare” [cfr. fra le altre la Comunicazione della Commissione Europea sul ricorso al principio di precauzione (COM(2000) 1 final. del 2 febbraio 2000)].

Si ricorda inoltre che qualsiasi sperimentazione sull’Uomo senza consenso rappresenta una violazione del Codice di Norimberga, e a questa associazione risulta che siano già stati depositati esposti basati su tale ultima considerazione presso le competenti autorità sovranazionali proprio in ambito di inquinamento da standard 5G.

Il pericolo sanitario del 5G, infine, è stato poi debitamente documentato dalla trasmissione televisiva d’inchiesta Report, andata in onda su Rai Tre la sera del 26/11/18, così come un appello con una richiesta di moratoria per il 5G è stato pubblicato sull’edizione nazionale del giornale Il Fatto Quotidiano del 27/11/18 ed ampia documentazione medico scientifica sull’imminente pericolo è nel libro d’inchiesta del giornalista Maurizio Martucci ‘Manuale di autodifesa per elettrosensibili. Come sopravvivere all’elettrosmog di Smartphone, Wi-Fi e antenne di telefonia mobile, mentre arrivano il 5G e il Wi-Fi dallo spazio’ (Terra Nuova Edizioni) e attualmente oltre 30.000 cittadini hanno già firmato una petizione in cui chiedono al Governo italiano di fermare la pericolosa avanzata del 5G.

Per quanto sopra evidenziato, in assenza di soluzioni tese all’applicazione del principio di precauzione, il sottoscritto XXXXXXXXXXXXXXXXXXX

SIGNIFICA

ad ogni futuro effetto, al Sindaco, la responsabilità penale, civile, amministrativa, da accertarsi nelle competenti sedi, per le conseguenze di ordine sanitario, che dovessero manifestarsi a breve, medio e lungo termine nella popolazione residente nel territorio comunale e specificatamente nell’area caratterizzata dalle criticità ambientali sopra indicate sulla base del Suo prudente apprezzamento, sia attraverso ordinanze previste dal T.U.E.L. (artt. 50 e 54), sia attraverso il regolamento per localizzazione di antenne, ovvero:

  1. per quanto riguarda le prime, risulterà imprescindibile dimostrare le basi scientifiche e giuridiche che sorreggono il provvedimento. Ed infatti la casistica giurisprudenziale amministrativa dimostra che i TAR hanno chiaramente preteso la prova della motivazione riguardo alla sussistenza dei presupposti: ovvero di quali fossero gli effettivi pericoli per la salute pubblica attualmente e direttamente derivanti dalla presenza delle cose o oggetti regolate con il provvedimento ex T.U.E.L., così come dell’obbligatoria esplicitazione delle ragioni per le quali a tali pericoli non si potesse fare fronte mediante ricorso agli ordinari strumenti previsti dalla vigente normativa statale e cioè dell’inesistenza di rimedi ordinari alternativi per l’esercizio di tale potere atipico.
  • per quanto concerne invece il regolamento, visto tutto quanto sopra, il Nostro Comune, sempre a fronte delle medesime motivazioni, ovvero preponderanza dell’evidenza sui rischi di danni irreversibili alla salute, ed in assenza di interventi di altre amministrazioni, statali ovvero regionali, può introdurre nel redigente regolamento comunale sulla localizzazione delle antenne, ai sensi dell’articolo 8, comma 6, della l. 36/2001, un divieto di installazione o di gestione di impianti ed antenne (valevole nel caso anche per le esistenti SRB che potessero essere fisicamente convertite ad una nuova frequenza, così peraltro bypassando il divieto di retroattività del regolamento) generanti campi elettromagnetici riconducibili allo standard ed alle frequenze 5G.

di intervenire a tutela della Salute pubblica e di sospendere immediatamente la sperimentazione 5G nell’ambito di tutto il territorio comunale fino a quando non siano sufficientemente chiari tutti i rischi ad esso connessi e fino a che non verranno prodotti da Centri di Ricerca indipendenti che ne attestino la non nocività e l’innocuità per umanità ed ecosistema;

promuovere, soprattutto in scuole, ospedali e zone residenziali, l’utilizzo delle reti cablate per la connessione ad internet e campagne di informazione sui rischi sociosanitari delle connessioni wireless e dei cellulari, così come previsto da una sentenza del TAR del Lazio nel gennaio 2019, e promuovere anche la sperimentazione del li-fi, una nuova tecnologia, probabilmente più sicura, che utilizza la luce per la trasmissione dei dati.

di tenere conto del diritto alla salute delle persone colpite dalla Sindrome dell’Elettrosensibilità (EHS), Sensibilità Chimica Multipla (MCS, sensibilità che può diventare malattia immuno-neuro-tossica e che può diventare altamente invalidante, ma anche di donne incinte, malati, neonati, bambini, anziani, portatori di protesi e pacemaker, la cui salute sarebbe in grave pericolo a causa della massiccia irradiazione ubiquitaria, permanente di inesplorate (nel caso del 5G) radiofrequenze;

di sospendere ogni potenziamento delle infrastrutture e ogni nuova installazione 3G/4G;

di ridurre i limiti di esposizione alla radiofrequenza per i cittadini ben al di sotto dei limiti cautelativi previsti dalla legge, ricordando che non esistono solo i possibili effetti più drammatici come il cancro conseguenti all’irradiamento massiccio, ma tutta una serie di malattie intermedie non mortali (già rese note dagli studi sopra riportati e a livelli di esposizione molto inferiore) e malesseri di vario genere che possono rendere la vita impossibile, come già accade agli elettrosensibili;

di prevedere aree senza elettrosmog ed incentivare la scelta del cavo (fibra ottica) per le connessioni casalinghe.

Nel contempo

DIFFIDA

il Sindaco, nella Sua veste di autorità sanitaria locale, in ossequio all’art. 32 della Costituzione ed al principio di precauzione sancito dal diritto comunitario e dall’art. 3‐ter del D. L.vo n. 152/2006, al fine di fronteggiare la minaccia di danni gravi ed irreversibile per i cittadini, ad imporre a tutte le attività da cui possano originare emissioni inquinanti l’adozione delle migliori tecnologie disponibili, nonché ad assumere ogni misura e cautela volte a ridurre significativamente e, ove possibile, eliminare l’inquinamento elettromagnetico e le emissioni prodotte ed i rischi per la salute della popolazione;

NONCHÉ

ad astenersi per il futuro dall’autorizzare, asseverare e dare esecuzione a progetti relativi a nuove attività che possano condurre ad un aggravamento delle lamentate condizioni di insalubrità ambientale;

ad impegnarsi in tal senso individuando, tra gli esperti di chiara fama in ambito nazionale e internazionale nel settore, un referente scientifico indipendente dalle industrie di telecomunicazioni che fornisca il necessario supporto per la definizione di quanto sopra riportato. Gli stessi Sindaco ed Amministratori, inoltre, attesa l’importanza ed indefettibilità della citata dotazione regolamentare, nelle more della sua redazione e approvazione, sono caldamente invitati a sospendere il rilascio di qualsiasi tipo di autorizzazione all’installazione di nuovi impianti per radio telecomunicazioni.

Nel caso in cui non dovessero ravvedersi i motivi d’urgenza di cui all’art. 328, 1° c., c.p., la presente valga quale diffida ex art. 328, 2° c., c.p.

Con richiesta di esame e riscontro urgente.

Data Firma (con una raccolta di più firme autenticate, questo schema di diffida può essere sottoscritto anche da più cittadini in forma di petizione popolare)

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