Elettrosmog killer, la legge non ci tutela! Dall’Istituto Ramazzini ricerca shock: “tumori al cervello e al cuore. E’ un problema di salute pubblica!” Che farà il prossimo Governo col 5G?

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di Maurizio Martucci

 

Elettrosmog killer, causa di tumori al cervello e al cuore, certamente su cavie: e adesso chi glielo dice? Chi glielo dice ai negazionisti degli effetti biologici? E alla lobby delle telecomunicazioni che, sotto traccia, spinge per innalzare legalmente i livelli di irradiazione pubblica? (assalto appena respinto in Svizzera, grazie anche alle denunce di cittadini elettrosensibili!)

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E ai vertici del dicastero della Salute, che finora hanno ignorato l’appello di una task force di medici-scienziati che richiede una moratoria sull’imminente installazione di migliaia di nuove micro-antenne per il 5G. Chi glielo dice? E allo IARC-OMS? Che, a differenza della profusione incontrastata di tecnologie wireless, da 7 anni sono al palo, fermi su posizioni vecchie e retrograde nel valutare ‘termicamente’ il pericolo cancerogeno da onde non-ionizzanti, nonostante il proliferare di studi dagli inequivocabili esiti precauzionisti? Chi glielo dice?

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Gli lo ha detto stamattina in video-conferenza su Facebook Fiorella Belpoggi, Direttrice dell’Area Ricerca dell’Istituto Ramazzini e leader della ricerca ‘Resoconto dei risultati finali riguardanti i tumori del cervello e del cuore in ratti Sprague-Dawley esposti dalla vita prenatale alla morte spontanea a campi elettromagnetici a radiofrequenza, equivalenti alle emissioni ambientali di un ripetitore da 1.8 GHz’. Testuali parole, ha detto: “Sulla base dei risultati, riteniamo che l’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro debba rivedere la classificazione delle radiofrequenze, finora ritenute possibili cancerogeni, per definirle probabili cancerogeni.” E ancora: “La salute pubblica necessita di un’azione tempestiva per ridurre l’esposizione, le compagnie devono concepire tecnologie migliori, investire in formazione e ricerca, puntare su un approccio di sicurezza piuttosto che di potenza, qualità ed efficienza del segnale radio. Siamo responsabili verso le nuove generazioni e dobbiamo fare in modo che i telefoni cellulari e la tecnologia wireless non diventino il prossimo tabacco o il prossimo amianto, cioè rischi conosciuti e ignorati per decenni”.

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La ricerca del prestigioso Istituto Ramazzini ha detto questo: per valutare l’impatto dell’esposizione umana all’elettrosmog, mimando su cavie animali l’irradiazione full-body (cioè su tutto il corpo) emessa dalle antenne di telefonia mobile (potenza del campo elettrico da 5, 25 a 50 V/m, cioè mille volte inferiori a quelle utilizzate nello studio sui telefoni cellulari dell’americano National Toxicologic Program) sono stati analizzate migliaia di topi, sottoposti a costante irradiazione elettromagnetica. Risultato? Aumenti statisticamente significativi nell’incidenza di tumori maligni al cervello, tumori rari delle cellule nervose del cuore!L’intensità delle emissioni utilizzate per lo studio è dell’ordine di grandezza di quella delle esposizioni ambientali più comuni in Italia”, ha proseguito la ricercatrice Belpoggi, snocciolando dati sui 2.448 ratti Sprague-Dawley esposti a radiazioni GSM da 1.8 GHz (quelle delle antenne della telefonia mobile) per 19 ore al giorno, ovvero dalla vita prenatale (cioè durante la gravidanza delle loro madri) fino alla morte spontanea.

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In altre parole” – ha poi precisato una nota del centro bolognese – “se un ripetitore emette questa quantità di radiazioni, è considerato conforme rispetto a tutti i regolamenti e alla legislazione”. Se ne deduce, quindi, che la legge non tutela la salute della popolazione, esposta capillarmente ad un’irradiazione elettromagnetica, a questo punto, incontrollata! Cosa farà il prossimo Governo, atteso dopo le ultime elezioni?Sebbene l’evidenza sia quella di un agente cancerogeno di bassa potenza – ha proseguito Belpoggi – il numero di esposti è di miliardi di persone, e quindi si tratta di un enorme problema di salute pubblica, dato che molte migliaia potrebbero essere le persone suscettibili a danni biologici da radiofrequenze. I nostri dati rafforzano la richiesta di adottare precauzioni di base a livello globale”.

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L’Istituto Ramazzini, cooperativa fondata dal luminare oncologo Cesare Maltoni, è impegnata dal 1987 in ricerca e prevenzione del cancro. All’istituto fa capo il Centro di Ricerca sul Cancro ‘Cesare Maltoni’, organo attraverso il quale è stata condotta la ricerca sul pericolo elettrosmog: qui vengono analizzati i rischi cancerogeni e la tossicità di numerose sostanze, fornendo le basi scientifiche per la normativa nazionale e internazionale. La ricerca sui tumori al cervello e del cuore in ratti esposti a campi elettromagnetici è stata finanziata dall’Istituto Ramazzini, da Arpa, Regione Emilia-Romagna, Fondazione Carisbo, Inail, Protezione Elaborazioni Industriali (P.E.I.), Fondazione del Monte di Bologna e Ravenna, Children With Cancer (UK), Environmental Health Trust (USA) ed è ora disponibile sulla rivista internazionale peer-reviewed Environmental Research (editore Elsevier).

 

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