Erboristi sostituiti con gli agricoltori (per Decreto Legislativo di Governo!): ecco cosa si nasconde dietro l’abrogazione dell’esperto di piante officinali (medicinali)

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di Maurizio Martucci

Medicine complementari e terapie non convenzionali? Escluse! Omeopatia? Colpita! Erborista? Affondato! Sembra la trama di una partita di Risko, ma non è un gioco. Perché quando liberalizzazione si traduce con vulnus, il vuoto (professionale) causato dalla norma che sopprime gli erboristi più che una riforma liberale in stile deregolation (contro i rimedi di cura non di sintesi? e a favore di chi? di quale lobby?) sa di beffa. Questo il rischio che incombe su una figura storica, dalla drogheria antesignana del farmacista, di quando le cure nascevano dal dono della natura e non c’erano rimedi allopatici: sostituendolo con l’imprenditore agricolo (gulp!), l’uscente Governo Gentiloni, su proposta del Ministro delle Politiche agricole, alimentari e forestali Maurizio Martina, con un tratto di penna starebbe per abrogare la legge (d’Era Fascista) del 1931 che istituisce la figura dell’erborista. Tradotto? Cancellata di fatto (e di diritto) una professione declinata su 5.000 erboristerie in Italia, minato il futuro di migliaia di studenti iscritti ai corsi di Laurea in Scienze e Tecniche Erboristiche presso le facoltà di Farmacia in concorso con Medicina ed agraria, colpito al cuore un settore con più di 1.000 aziende impegnate nella trasformazione e commercializzazione delle arboree officinalis. “Le associazioni di categoria unite faranno il possibile per bloccare questa vergogna!”, tuona Angelo Di Muzio, Presidente della Federazione Erboristi Italiani che su Firmiamo.it ha lanciato una petizione, già superata quota 8.000 firme (e 10.000 like su Facebook, creato pure l’hashtag #salvalerborista). “Eliminando l’Erborista – continua Di Muzio – la strada sarà quella della totale despecializzazione del settore erboristico anche a livello delle attività commerciali di erboristeria, provocando l’ingresso di soggetti assolutamente non qualificati con gravi ripercussioni commerciali e soprattutto per la sicurezza dei consumatori”.

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E ancora: “Un altro colpo di grazia ad un patrimonio culturale e scientifico italiano. L’omologazione della coltivazione delle piante officinali a una qualsiasi pratica agricola distrugge la qualità e mina la sicurezza delle materie prime e dei loro derivati. Gli erboristi non possono permetterlo”.

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Protesta anche Unerbe di Confesercenti per voce del Presidente Maurizio Devasini: “Faremo di tutto per non farci cancellare. Un pasticcio legislativo gravissimo, che cancella improvvisamente, dopo 90 anni di storia, la figura di erborista. Non solo mettendo a rischio un settore che conta circa 6mila imprese, ma rendendo di fatto carta straccia la Laurea in Erboristeria, attualmente frequentata da migliaia di studenti in tutta Italia che potrebbero essere messi ‘fuori corso’ per Legge”.

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La querelle non è nuova. L’iter governativo subì una frenata nell’Ottobre dello scorso anno, quando in un’audizione alla Camera dei Deputati di FerderErboristi (area Confcommercio) sostenuta da Unerbe Confesercenti e Federimpresa Erbe CNA – Confartigianato, riuscì “a disinnescare la proposta di legge di pari titolo n. 3864 portando motivate ed analitiche osservazioni”. Ma ora, nell’apparente calma della pausa natalizia, con la trasmissione alla Presidenza del Consiglio del 28 dicembre 2017 e l’approvazione in esame preliminare dell’ATTO DEL GOVERNO SOTTOPOSTO A PARERE PARLAMENTARE N° 490, l’incubo mannaia (l’abrogazione degli erboristi è nell’articolo 8) lo spauracchio torna prepotentemente d’attualità. “Ai fini del presente decreto – si legge nel testo che istituisce un ‘Piano di settore della filiera delle piante officinali’, un ‘Tavolo tecnico del settore delle piante officinali’, offrendo alle Regioni la possibilità di istituire marchi di qualità secondo le linee guida del ‘Good Agricultural and Collection Practice’ dell’Unione Europea – per piante officinali si intendono le piante cosiddette medicinali, aromatiche e da profumo, nonché le alghe, i funghi macroscopici e i licheni destinati ai medesimi usi (….)Il risultato dell’attività di coltivazione delle singole specie di piante officinali può essere impiegato direttamente, oppure essere sottoposto a operazioni di prima trasformazione, consistenti prevalentemente nelle attività di lavaggio, defoliazione, cernita, essiccazione, taglio e estrazione di olii essenziali da piante fresche direttamente in azienda agricola, nel caso in cui quest’ultima attività necessiti di essere effettuata con piante e parti di piante fresche appena raccolte”.

 

Infine il Movimento Ricerca Scientifica Italiana annuncia di voler programmare a  breve una manifestazione a Roma per protestare contro l’abrogazione caldeggiata dal Governo. Dichiara Paolo Pelini (presidente MRSI): “Non possiamo e non dobbiamo come politici lasciare da soli la categoria degli erboristi contro un governo che è disposto a svendere la salute pubblica pur di prendere qualche voto dalle lobby. Noi siamo con gli erboristi e contro ogni genere di lobby.

Riproduzione consentita, previa citazione fonte e autore

LEGGE N° 99 DEL 6 GENNAIO 1931

ERBORISTI D’ITALIA:

ECCO COSA POTREBBE ESSERE ABROGATO

“il diploma di erborista viene rilasciato dalle scuole di erboristeria presso le scuole di farmacia universitarie (…)  il diploma di erborista conferisce l’autorizzazione a coltivare e raccogliere piante officinali indigene ed esotiche, nonché alla preparazione industriale di esse. tale autorizzazione non comprende la facoltà di vendere al minuto, che spetta, peraltro, ai farmacisti.”

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